RIDATECI IL PASSAGGIO A LIVELLO PER GALATONE!
Paradossale situazione di disagio. Ritardo nei lavori ingiustificato
Comodi sul divano e seguite questa storia. Sdraiati, eviterete di arrabbiarvi e fare danni.
Per decenni, galatonesi e neritini non sono stati invogliati a frequentarsi a causa del passaggio a livello posto a metà delle due città. Un’iradiddio, con quelle sbarre che venivano abbassate per decine di volte al giorno (il record: ben 40, per treni ordinari, straordinari, merci, motocarrelli, manutenzione).
Non c’è bisogno che vi lasci immaginare, poiché sono certo che in quella disgrazia sia incappato ciascun lettore, e non certo per una sola volta. Succedeva che un appuntamento a Galatone o, alternativamente, a Nardò dipendeva da quel passaggio a livello.
Si arrivava anche a telefonarsi. “Senti – sarò in orario all’incontro, ma tutto dipende dal passaggio a livello”. Se poi doveva transitare un’ambulanza da Galatone (caso frequente per l’esistenza, oggi non più, dell’ospedale San Giuseppe-Sambiasi di Nardò), scoppiava il finimondo, ma l’addetto della stazione non si perdeva d’animo. Un’occhiata alle sbarre che venivano alzate, un’altra al treno che sopraggiungeva e l’ambulanza si infilava in quello spicchio temporale che poteva salvare la vita del malato che veniva trasportato. Storia… patria.
Questo disagio ha portato i cittadini allo sfinimento, nel generale disinteresse dell’amministrazione ferroviaria e, aggiungo, nella sottovalutazione del problema e dei disagi arrecati anche da parte delle varie amministrazioni che si sono succedute. Tenendo comunque conto che alcuni centri leccesi come Maglie e Matino, da tempo e per loro conto, si erano adoperati per risolvere questo genere di problema. Volendo richiamare la politica, si ricorda la stupefacente dichiarazione dell’allora Ministro dei Trasporti, il socialista Claudio Signorile che, a proposito del grave problema dei passaggi a livello del leccese, disse che questi avrebbero avuto “i giorni contati”. Nero su bianco e roba di almeno trent’anni fa.
Finalmente è poi giunto il momento delle decisioni “irrevocabili” o del cavalcavia o ponte da fare, tra Galatone e Nardò, con lavori sembrati inizialmente promettenti in quanto a rapidità. Illusione ottica se negli scorsi mesi sono apparsi articoli di giornale che invece ne lamentavano la lentezza. Il pericolo è reale. Bisognerebbe intendersi: non ci stanno regalando il cavalcavia! Opera che Nardò chiede da mezzo secolo e mai presa in considerazione.
Non vogliamo essere polemici a tutti i costi, ma nessuno ci dice quando il cavalcavia sarà ultimato. Di qui la necessità di sorvegliare e far rispettare i tempi dell’opera.
Intanto ci sono disagi a catena nel collegamento tra Galatone e Nardò. Una trascuratezza degli organi preposti che lascia sbalorditi. Mancanza di segnaletica adeguata e dove pure è stata piazzata non è sufficientemente chiara e “assistita”. E’ il caso della deviazione che conduce alla zona industriale, strada obbligata per raggiungere Nardò da Galatone. Operazione che si può fare soltanto di giorno, ma di notte, anche per la scarsa illuminazione, si rischia di non trovare più la via di casa.
Se poi vi avventurate alla volta di Porto Cesareo è ancora peggio: interruzione sulla litoranea per lavori e segnaletica che semplicemente non c’è (a un certo punto si intuisce che devi battere una strada sterrata) e interruzione sulla strada tarantina, stavolta nemmeno annunciata se non quando vedi dinanzi a te la strada sbarrata. E non sapere a chi chiedere informazioni. A chi interessano i tanti disagi di cittadini e anche turisti? A chi compete la responsabilità persino di avvisare? A nessuno! E con l’estate alle porte la situazione si aggraverà ancor più.
Situazioni che ci fanno richiamare (ricordate?) quanto successe alcuni decenni fa a Nardò per il cedimento di via Duomo. Oltre undici anni di chiusura, che stravolsero la vita della città. Si disse allora che la causa poteva essere data da lavori mal fatti da parte di Enel o Aqp, cosa che in seguito venne pure accertato. Ma dopo ben undici anni! Si è venuto poi a sapere che non c’era alcuna necessità di attendere l’esito del contenzioso. Quella via doveva essere subito riparata senza aspettare alcunché. E bastava applicare norme in materia. Una sorta di anticipo di spesa “istituzionale”. Responsabilità e danni da pagare, tutto a tempo debito.
LUIGI NANNI















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