LA FURBIZIA DI SALVINI, L’ERRORE IMPERDONABILE DI DI MAIO
L’IMPEACHMENT A MATTARELLA? LA DICHIARAZIONE DI UN FALLIMENTO
CHIAMATA ALLE… PIAZZE. E UN’ECO CHE NON SEMBRA POI COSI’ LONTANA
I due partiti vincitori nelle urne del 4 marzo aizzano le folle dopo l’opposizione del Presidente della Repubblica Mattarella all’indicazione a Ministro dell’Economia di Paolo Savona, sino a sventolargli la procedura di impeachment che, detto con parole semplici, si configura nella fattispecie di “intelligenza” col nemico (ma, a me pare, siamo in tempo di pace) oppure che Mattarella sia stato scoperto a cedere segreti di Stato a Agenzie investigative o addirittura a Paesi stranieri. Non mi pare che nemmeno questo sia successo.
E’ davvero incredibile che a Di Maio siano saltati i nervi in così malo modo (in precedenza, ci aveva pensato la truce Meloni!) certamente sfumerà i toni nelle prossime ore quando sarà informato (è evidente che non ne era a conoscenza) che la procedura di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica richiede un iter lungo e laborioso che non gli consentirebbe di tornare in tempi brevi alle urne (ammesso che voglia farlo).
Cosa, invece, che deve aver saputo Salvini se su questo punto si è mostrato insolitamente prudente (ma il suo agire ha tutti i tratti della sobillazione). Pertanto, se M5S e Lega vorranno proseguire nel defatigante accordo di governo futuro, è bene che comunichino meglio tra loro, visto che finora non sono riusciti a farlo. Però, arrivare a un centimetro dal governo e poi non volerlo più fare, buttando tutto all’aria per un’economista ottantunenne, Paolo Savona, brandito come arma letale, deve far aprire gli occhi!
Il violentissimo attacco, poi, a un baluardo della Costituzione Italiana, la figura del Presidente della Repubblica (attenzione, non è mai successo niente di simile in passato!), volerlo spogliare di prerogative che la stessa Costituzione contempla, sta a significare che siamo entrati in una fase nuova, dove forze che pure sono state legittimate dal voto, intendono scardinare l’esistente, considerando il Presidente della Repubblica un mero inciampo. Pertanto, alla luce dei fatti, tutto può succedere, che una Carta Costituzionale possa diventare carta straccia con partiti (ripeto, premiati dal voto) che si appresterebbero a riscrivere la storia politica e sociale. Insomma, una rivoluzione come mai si è vista. Anche con la variante di chiamare “il popolo” “a fare i conti”, sotto il balcone di Mattarella, “augurandogli” (è vero, soltanto sui social, ma anche a questi si deve rispondere!), la stessa fine del fratello ucciso dalla mafia. Vergogna.
L’attacco proditorio a Mattarella da parte di Salvini e Di Maio (persino con post in tempo reale, mentre ancora faceva le sue dichiarazioni), ha avuto il sapore greve dell’eversione, del non voler più riconoscere una funzione. Eppure a Mattarella, dopo i tentativi fatti con i Presidenti delle due Camere, gli era stato imposto un nuovo presidente del Consiglio organico ai M5S, il giurista Conte, (“non votato dal popolo”; così in altri tempi avrebbe detto Di Maio).
Ricevuto l’incarico, questi si è poi recato dal Presidente della Repubblica con la lista dei Ministri. Sull’indicazione a Ministro dell’Economia di Paolo Savona, Mattarella ha esercitato le sue prerogative (era già successo in passato, altro Presidente, con Previti e Gratteri a Ministro della Giustizia).
Domandone finale: perché a governo già pronto, dopo quasi novanta giorni di trattative, ci si è voluti impiccare al nome di Paolo Savona, economista ottantunenne (“non votato dal popolo”), patrocinatore dell’uscita dall’euro? Quando lo stesso Presidente Mattarella aveva proposto la nomina di altro Ministro, Giorgetti, sempre nell’area della maggioranza? Nemmeno questo invito è stato accolto. Qual era, dunque, il motivo?
E’ quello che capisce anche un semplice contabile: di dover fare bene i conti economici, non peggiorarli, in una situazione (quella italiana) pesantissima. Stante l’urgenza, dell’oggi stesso e nemmeno delle settimane future.
E’ inutile girare al largo e non affrontare le cose, anzi si pensa di farlo sempre con rabbia. Si ripete, la situazione economica italiana ha bisogno di controlli accurati, correndo sul filo del declassamento, quando (che mai succeda!) i nostri Titoli di Stato resterebbero invenduti, alla stregua di un prodotto andato a male. Diciamo anche un’altra (amara) verità: si può alzare la voce quanto si vuole, ma i mercati finanziari presto ci zittiscono quando a giorni alterni ci ricordano gli oltre 2.350 (duemilatrecentocinquanta!) miliardi di debito che l’Italia possiede.
Che significa, allora, tutto questo, che siamo condannati in eterno e che niente in futuro si potrà fare? Questo, certamente no. I governi si succederanno e ciascuno farà il meglio in un’ottica democratica. Ma non capire che era necessario rassicurare l’Europa sul fatto che il Ministro dell’Economia non poteva certo essere un “negazionista” della costruzione europea (tanti i giudizi, che però tutti vanno in quella direzione), è stato colto a pretesto e volontà (qui si è imposto Salvini) di non fare più il governo rispetto al quale forse ci si era spinti con troppa disinvoltura (nel senso di provvedimenti di difficile realizzazione, quali flat-tax, e reddito di cittadinanza).
Ovvio, si tratta di un punto di vista. Ce ne saranno altri. Ma c’è un punto fermo che resta invalicabile e, si può dire, stavolta è stato valicato: l’attacco e anche il vilipendio alla Carta Costituzionale. Vedremo presto se il danno potrà essere riparato. Se si chiedesse a Di Maio e Salvini qualcosa su questo, pronti direbbero che per loro non c’è stato niente di tutto questo. Meglio così! Si potrebbe anche argomentare di non essersene resi conto, quando quelle cose dicevano!
LUIGI NANNI















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