CON QUELLA BOCCA (non possono dire ciò che vogliono!)
M5S-Lega/ Gravi dichiarazioni in un paese narcotizzato. E senza pagare pegno
La tecnica resta sempre la stessa: battere il ferro finchè è caldo. Una campagna elettorale senza fine, a tamburo battente, anche dopo aver saputo della vittoria alle elezioni. E tutto ciò vale per le ultime stravaganti ma anche pericolose esternazioni del duo Di Maio-Salvini. Una tira l’altra, certi di fare centro e di avere il favore degli “italiani”. Nell’insieme, temi tremebondi che fanno del nostro Paese un’anomalia nel panorama europeo. Dichiarazioni e proclami in libertà che oscillano tra l’insensatezza (Grillo che non crede ci sia la xilella che ha martoriato gli ulivi del Salento) e l’irragionevolezza (superstizione e magia sulla vicenda dei vaccini), tra ferocia (non credono ai bambini morti nel naufragio, “loro” hanno scoperto che si tratta di bambolotti di pezza) e macchietta (Di Maio, con la sua famosa mezz’ora di internet gratis).
Nessuno de due (Di Maio-Salvini) ha mai voluto fare il secondo. Si cominciò con quell’orrida idea (Di Maio) di chiedere l’impeachment del Presidente della Repubblica Mattarella per poi, a governo fatto, Salvini scatenare il putiferio sulla vicenda dei migranti e della volontà di chiudere i porti. E’ bastata, però, una ragionevole dichiarazione di Mattarella sull’Europa (“cancellare Schengen sarebbe poco responsabile”), per far dire al guerresco Salvini che il Presidente “vive sulla Luna”. Irrispettoso e miserrimo. Come anche lo stesso Salvini (s’è saputo: quando il leghista sparla, Di Maio ha la cera agli orecchi), offendere il presidente dell’Inps Tito Boeri che esprimeva la necessità di un tot di lavoratori stranieri per la sostenibilità economica, a cominciare dalle pensioni. Per un mero fatto di calcoli che Boeri ha prodotto, invitando a leggerli.
E parlando sempre di conti è bene che le Lega metta mano al suo portafogli e non gridare al complotto. Dopo anni di indagini e processi, c’è la sentenza della Corte di Cassazione che impone ai magistrati genovesi di cercare i 49 milioni di euro frutto della maxi truffa ai danni dello Stato. Si vedrà. Intanto Salvini attacca la Cassazione, mentre Di Maio, asetticamente, parla di una cosa che riguarda Bossi tra il 2008 e2010, al tempo quando Bossi era segretario della Lega Nord. Stavolta, rispettoso. Di Salvini.
Insomma, qui sta il vero naufragio di una proposta di governo avventurosa, segnata da tappe propagandistiche forzate nelle quali più a suo agio si trova proprio Di Maio, Ministro del Lavoro, in perenne affanno nell’accorciare su Salvini al comando. Temi che escono dal cilindro del prestigiatore (internet, per l’appunto; è trascorso soltanto qualche giorno e nessuno ha fatto più rimbalzare il tema), a giorni alterni, per non dare nell’occhio, oppure, come ha giurato, per la cacciata dei raccomandati dalla Rai. Facendo un rapido calcolo, non si salverebbe quasi nessuno. Parole in libertà per tenere sempre desto il proprio elettorato. Ma su questo bisogna rassicurare Di Maio e anche Salvini. “Gli italiani” sono ancora ubriachi di tanta novità e di tanto cambiamento e non c’è da preoccuparsi in quanto a consenso. Forse ragioneranno a mente fredda. A estate finita. Proprio così, una volta finita la sbornia.
Dunque, una novità al giorno. Oggi è la volta del divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo che nelle intenzioni di Di Maio servirà a combattere la ludopatìa che riguarda giovani e non solo. C’è un salvataggio, però, ed è quello della Lotteria Italia (i biglietti di Capodanno), quell’ammennicolo utile a distrarre gli italiani; una sorta di droga leggera, sufficiente a ottundere, sparsa a piene mani in ogni trasmissione Tv con lo Stato che ti dice giornalmente (giorno e notte) come si fa a diventare milionari. Sinceramente, una cosa ridicola.
Fatte salve le buone intenzioni, si tratta di un provvedimento destinato all’inefficacia ( se si considera il grado di pervasività che riguarda i centri scommesse, peraltro con contratti in essere) tenendo anche conto di una serie di disposizioni già contemplate (tutela dei minori, fasce orarie di pubblicità). Si tratta pertanto di non cedere a esiti oscurantistici (chiusure e regolamenti-capestro) che affibbieremo all’Italia un’altra singolare anomalia. Non sarà la mancanza di spot o qualche spot in meno a scoraggiare il gioco compulsivo. Stesso discorso che vale per tante altre dipendenze, alcol, e tabacco su tutto. Si rischia di ottenere l’effetto contrario, il tutto legato a un proibizionismo casereccio. Per estensione, con altre proibizioni in arrivo come nell’Iran o nell’Arabia Saudita di ieri e di oggi, da infliggere ai sudditi: bere, suonare, ballare, vedere films, guidare, radunarsi.
Insomma, una vita grama, da gambero. Un passo avanti e due indietro. E la cosa è destinata a durare. Quello che è certo e sta sotto i nostri occhi è la rappresentazione di un Paese in bilico, ansiogeno e in perenne pressione, dove (ovviamente non solo per la responsabilità di questo governo), nel tempo tanti problemi non sono stati mai risolti. Lavoro, giustizia su tutto. Ma non è certo con una canea giornaliera che i problemi saranno meglio affrontati. A furia di gridare “al lupo”, “al lupo!” finisce che nessuno ci creda più. E si disamori.
LUIGI NANNI















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