QUI SI FA IL… TURISMO. O SI MUORE!
Puglia stretta tra criminalità e ambiente a rischio. Vedi alle voci Dda e Xilella
Ci sarà molto da fare. E per certi (molti) versi la situazione è più seria che in passato. Vari indicatori ci dicono che bisogna invertire la rotta di fronte a fenomeni nuovi ma non nuovissimi che rischiano di compromettere una delle attività economiche sulle quali poter contare. E il turismo è certamente una di queste. Attività che è cambiata nel tempo e anche rapidamente. All’incirca, da 30-40 anni a questa parte, quando in precedenza il turismo poteva essere consegnato e associato al “Grand Tour” dell’Illustre Viaggiatore.
Può servire qualche istantanea a farci meglio capire in che direzione stiamo andando. Nel nostro ambito già s’è visto con Gallipoli (ritiro di concessioni demaniali e conseguente chiusura di importanti discoteche e luoghi di divertimento), come il modello-balera sia stato messo duramente in discussione. Qui non si tratta di parteggiare per uno schema o l’altro. Sta di fatto, però, che confusione e mancato rispetto di regole generano soltanto ritardi rispetto alla necessità di dover crescere, e bene. Qui sta il punto della questione.
Tutto ciò, alla fine, attiene strettamente al buon operato, alla lungimiranza di tante amministrazioni che non debbono farsi mettere i piedi sulla testa (eufemismo per dire che non debbono soggiacere a richieste non ammissibili), alla capacità di avviare con operazioni di partenariato importanti operazioni di crescita del settore. E, invece, gli tocca fare i conti con fenomeni pervasivi dove, per ovvie ragioni, le loro armi risultano spuntate. Prendiamo l’allarme, ma direi di più, annualmente lanciato dalla Direzione distrettuale antimafia (l’ultimo è di questi giorni) riguardo alla penetrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche pugliesi,con la “specializzazione” del turismo. Segnatamente nell’area salentina. Allarme non nuovo che dovrebbe farci dedurre che la situazione si è aggravata.
La geografia criminale (fermiamoci per un istante alla sola provincia di Lecce) è ben conosciuta e, comunque, ben contrastata (importante il “colpo” messo a segno dall’azione di contrasto delle Forze dell’Ordine, con il pluriomicida Tommaso Montedoro, uomo di spicco della Scu e capoclan del “distretto” di Casarano, oggi collaboratore di giustizia). E’ evidente, però, che la strada da intraprendere è dura, prima di scalzare la longa manus di gruppi criminali oggi orientata verso le attività turistiche. La scoperta di importanti strutture alberghiere ed extra accaparratesi da questi gruppi fa anche capire il grado di pervasività innestato nell’economia legale, procurando guasti irreversibili.
Come si vede, si è in presenza di difficoltà aggiuntive, dovendo badare alle inesorabili leggi del mercato per poter competere in un settore così complesso com’è il turismo, dove una stagione può essere diversa dall’altra o dipendere da circostanze esogene che possono far saltare il banco e tutto poi dovrà poi essere riconsiderato. Sotto questo punto di vista va considerata decisiva la componente ambientale nella scelta di un territorio rispetto a un altro (non siamo fuori tema, parliamo sempre di turismo). La stessa vicenda-xilella, con la compromissione di buona parte del patrimonio olivicolo, ci pone di fronte a una sfida epocale, messi con urgenza di fronte a quella che è stata chiamata la “Rigenerazione dei paesaggi culturali”.
Ma, è chiaro, di esempi potremmo produrne a bizzeffe. E parlando sempre di turismo e affini, succede anche come tante parole vengano dette in libertà. Come nel caso della tribolata vicenda Ilva. Detto in poche parole, l’accordo “d’acciaio” con Arcelor-Mittal è stato fatto e si sono salvati i diecimila posti di lavoro. L’accordo è stato poi siglato dal referendum tra i lavoratori con una maggioranza schiacciante (superiore al 90%) dove purtroppo si è consumato il dramma di avere sì un lavoro, ma in condizioni ambientali insostenibili. Resta sul campo, comunque, la gran parte della popolazione tarantina che subisce gli effetti nocivi dell’acciaieria e che da anni chiede un intervento radicale sui parchi minerari. Per il momento, però, la partita è chiusa. Era però stata riaperta in campagna elettorale soprattutto da Di Maio che nel suo famoso programma aveva parlato di chiusura dell’Ilva e, parola fatidica, sua “riconversione”. Sappiamo, poi com’è andata. Ma quello che è rimasto scolpito, nella mente e nei cuori, è quanto ha asserito un altro esponente M5S (è bene che non ne ricordi il nome) che, giustificando confusamente l’intera operazione, ha sfidato l’uditorio del momento (giornalisti, associazioni, enti), dicendo che lui le prossime vacanze le avrebbe passate proprio a Taranto. Non posso che convenire. Se accetta il consiglio gli direi di farlo, trascorrendo un bel fine settimana al rione Tamburi.
LUIGI NANNI















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