DIAMOCI UNA CALMATA! TROPPI PERICOLI CON QUESTA POLITICA ESAGITATA
Grancassa e clima incandescente letali per la necessità di (ri) costruzione del Paese
Dopo aver fatto un’attenta analisi “costi-benefici”, ho deciso di starmene un po’ tranquillo e non parlarvi dello scontro (ma è un qualcosa di più!) tra il Governatore Emiliano e il rientrante Vendola, con accuse velenose e sconcerto in quel mondo della sinistra che ha altri problemi cui pensare e nemmeno vi parlerò di tutti i riposizionamenti possibili (di nuovo in campo Adriana Poli Bortone!) in vista dell’elezione del sindaco di Lecce, sperando che non si assista a una riedizione dell’”anatra zoppa” che sin dall’inizio ha minato la forza amministrativa e politica di Carlo Salvemini. Non voglio nemmeno interessarmi di questo fantomatico “paniere” dell’Istat che ci avvisa che è stato introdotto lo zenzero (che non mangio) e fatto uscire qualcos’altro.
Abbiamo altro cui pensare. Insistiamo. A chi conviene il linguaggio sguaiato, duro e anche violento da alcuni mesi a questa parte? Crediamo a nessuno. Non certo per dover stipulare una specie di pax armata, quanto per la necessità per un uomo di potere (è chiaro, stiamo parlando di Salvini) di essere credibile e nella condizione (detto a suo vantaggio), di poter durare nel tempo. Subito c’è chi obietta che con questo ragionamento ci si aggrappa sugli specchi, nel momento in cui è l’uomo più popolare d’Italia (detto, però, da chi obietta) e che la sua formazione politica viaggia a cifra doppia rispetto alle elezioni del 4 marzo.
Vero, potendo aggiungere il fatto che il governo, che si avvale del Dio-minore Cinquestelle, tiene botta. Ed è proprio per questo che non c’è alcun bisogno di articolare frasi da bullo, offendere persone e istituzioni, magistratura,scagliarsi contro i migranti in ogni occasione, inventarsi nemici (le Istituzioni europee, ad esempio), arringare le folle indossando felpe dei vari Corpi di Polizia (fuorchè – viene osservato –quella della Guardia di Finanza; chissà perché!) salvo fare una precipitosa marcia indietro, accettando le dure indicazioni della Commissione europea in materia di manovra finanziaria. Il rischiatutto di Salvini (ridicolizzato dal filosofo Bernard Henry Lévy in un’intervista l’altroieri concessa alla Tv italiana) è destinato a infrangersi in vista delle prossime elezioni europee e la sua”lunga marcia” sovranista che ha l’obiettivo di spazzare via tutto, ad interrompersi bruscamente
Cominciamo dai particolari. Faccia anche attenzione, Salvini, a questa faccenda delle felpe e divise che indossa. Non è soltanto un fatto di colore, poiché è già incorso in illeciti con questi continui travestimenti e qualche giudice ci sta anche pensando a richiamarlo. Faccia il ministro e non il travestito e non si copra di ridicolo e, con sè stesso, l’Italia intera. La Legge (ah, la Legge!) vieta che ci si possa travestire, indossare stemmi o divise delle Forze di Polizia, nonostante sia un ministro. Se domattina sul pullover metto la felpa con su scritto “POLIZIA” o “CARABINIERI” (cui si deve sempre tutto il nostro sostegno), verrò fermato appena uscito di casa e convocato in Questura per declinare le mie generalità. Ma che Salvini abbia idee strambe in testa e si debba dare una calmata lo si è visto anche in occasione della raccolta di firme ad Ascoli Piceno contro l’autorizzazione a procedere, con due agenti in divisa scoperti a firmare la petizione.
La Legge non lo consente. E infatti sono stati sottoposti a procedimento disciplinare dalla loro Arma ma – considerate – difesi a spada tratta da Salvini. Questo fa capire che Salvini non conosce, meglio, ignora volutamente la Legge.
La “fortuna” elettorale di Salvini è tutta racchiusa nella “questione migranti” per i quali, non a parole, vaticina con la sua postura autoritaria una definitiva “resa dei conti”. Per il resto, questa politica astiosa è destinata alla sconfitta (oggi o domani fa lo stesso), consegnando il nostro Paese a irrilevanza politica. Guerra alla Francia! Guerra alla Germania! Guerra all’Europa! Resta il perfetto allineamento a quei paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia), membri della UE, ma euroscettici e chiusi agli stranieri che non vogliono un solo migrante. E questo per l’oggi e domani. Per sempre.
Ma viene detto ( accogliendo il rilievo) Salvini sta realizzando tutto quello che ha promesso in campagna elettorale! Vero, ma questo non basta, non è sufficiente ad affossare Trattati internazioni (firmati dall’Italia!) che mettono al centro la dignità e i diritti inalienabili della persona. Salvini si è fatto prendere la mano e la vicenda della nave “Diciotti”, per la quale è sotto accusa, sta a dimostrarlo. Naufraghi salvati da una nave italiana(!) e costretti a restare in mare per giorni, allo scopo di far scattare la sua succosa cedola elettorale.
Il grido iniziale “Processatemi” e quello ancor più ridicolo coro “Processateci tutti noi del Governo!” (intendendo dire che tutto è stato fatto “per gli italiani” e “per la sicurezza dell’Italia”), si è presto “arenato” (termine marinaro che Salvini dovrebbe ben conoscere) ed è successo che il “Nostro” si sia anche un po’ spaventato, abbandonando l’abituale baldanza e ora chieda che non venga data l’autorizzazione a procedere da parte di quei 5Stelle che sempre hanno predicato che “uno vale uno”, nel senso che deputato o senatore o ministro che sia, tutti dovranno essere giudicati, senza l’ombrello dell’immunità.
Vedremo cosa ora s’inventano i Cinquestelle e cosa faranno. E’ questo un punto chiave della loro azione di governo che è punteggiata da arrendevolezze (alla Lega) e indecisioni al loro interno, con divaricazioni di giudizio (vedi posizione di Fico sui migranti e libertà di stampa), destinate a lasciargli un cammino irto di ostacoli.
LUIGI NANNI















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