NARDO' - “Luci e ombre di un’epoca”, un libro sorprendente e utile. Per tutti.
Ha avuto una forte eco il libro di Egidio Presicce “Luci e ombre di un’epoca”, edito da BESA. Grande interesse ma anche sorpresa (certo, non per i suoi familiari e amici più stretti), nello scoprire questa opera letteraria, dal momento che ci si era sempre “soffermati” sulla sua nota attività di pittore e scultore, con opere sparse e presentate un po’ dappertutto.
Per conseguenza, è nata la curiosità di vedere cosa Egidio Presicce avesse scritto nelle duecento pagine di un libro che pare uscito dal nulla, meglio, da un suo personalissimo archivio, tanti sono i riferimenti a personaggi e fatti da pensare che, come fanno anche taluni scrittori, abbia deciso di accorciare i tempi e voluto ingaggiare uno stuolo di collaboratori a dargli una mano, per fornirgli la miriade di informazioni ivi contenute. Ovviamente, non è così. E, questo, considerando che sono tante e tali da sbalordire, frutto evidentemente di un suo bisogno ineludibile, della necessità di dover raccontare e tramandare, anch’egli straordinario protagonista, di questo corposo affresco umano di figure variamente trattate. Se ne deduce che si tratta di un’opera che deve aver impegnato buona parte della sua vita, assumendo l’evidenza di una vera impresa, difficilmente rintracciabile nel panorama di testi di memorie e similari rievocazioni che pure affollano librerie e biblioteche ad opera di scrittori più o meno illustri.
Il libro che si dispiega su trenta capitoli e che per sottotitolo ha Nardò nel primo cinquantennio del Novecento, non gli impedisce, però, di allargare l’orizzonte tematico e tracciare sia pure con rapidi accenni a importanti momenti di storia politica e civile non solo locale (pensiamo ai capitoli “arretratezza del primo novecento” oppure “ i disagi del periodo bellico”), dove non mancano le sue considerazioni, ma sempre fatte con garbo e intese a non far prevalere personali punti di vista.
Ma quello che più colpisce è davvero il gran numero di figure “dipinte” e “scolpite”; a ciascuna si mostra interessato, con una particolare attenzione al “loro stare al mondo”, alla loro rettitudine, covando intimamente l’auspicio che potessero contribuire alla crescita della società tutta. Sotto questo profilo, si scorge in Presicce un fervore civile che impreziosisce le sue pagine.
Resta importante la sana curiosità della sua ricerca: gli interessano i fatti, le situazioni che si sono venute a creare, i personaggi, siano essi protagonisti o comprimari (anzi, più quest’ultimi, cui riversa una naturale simpatia, quasi una predilezione). Si tratta di tensione morale che cerca di dissimulare, ma ugualmente ne risulta pienamente coinvolto. E ciò è tanto più ammirevole se si considera che in questo genere di opere spesso si indulge ad altezzosità e disincanto e persino a marcare la distanza dal lettore che, per fortuna, sempre si accorgerà della mancanza empatica del testo.
Non è certo il caso del libro di Egidio Presicce, il cui impianto e valore potrebbero essere definiti prismatici, in virtù dei tanti temi trattati, delle mille facce considerate, del caleidoscopio su cui ha lungamente lavorato. Pertanto, un libro necessario, un dono fatto alla sua Nardò che tanto amava. Libro per tutti e adattissimo ai ragazzi. Letto, saranno loro stavolta a raccontare le storie. Ai loro genitori, ai loro nonni.
P.S. Come riportato nella pagina interna di copertina, la moglie Antonietta, i figli Paolo e Francesco, con la collaborazione di Salvatore Calabrese hanno voluto ricordarlo pubblicando questo libro al quale teneva.
* Di recente il libro è stato presentato al pubblico nella gremitissima Chiesa dei Paolotti da Elio Marra, Maria Rosaria Manieri, Carlo Longo. Intervento apprezzatissimo di Arturo Presta.















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