NARDO' - Non è una boutade ma lo scenario possibile: questa estate il distanziamento-fisico imporrà la limitazione del flusso. Chi controllerà? La necessità di un regolamento, come previsto in tante altre realtà. Non c’è altro da fare se si vorrà conservare la stessa spiaggia, lo stesso mare.
Dai, finiamola con questa cosa ridicola di voler fissare il distanziamento dove non occorre e non è davvero necessario (grave quanto accaduto al cimitero di Lecce)! Dai, facciamo le cose perbene, la cosa-giusta, e non arriviamo allo sfinimento, sindacando ogni volta sui comportamenti da tenere! Per non correre il rischio che la famosa Autorità decida di rinchiuderci dentro le quattro mura (la giornata allegra di domenica a Santa Maria al Bagno, farebbe per un momento temerlo). Perché, poi, siamo soltanto agli inizi per non capire che tutti i santi giorni si dovrà sempre parlare di distanziamento fisico, parola-significato apparentemente innocuo, ma anche parola-mannaia, parola-destino.
Da brivido, non sapere sino a quando dovremo contemplarla.
Con la stagione estiva alle porte e a partire dai prossimi giorni si combatterà davvero per ogni occasione in cui il distanziamento si imporrà. Più che in passato, superata la lunga quarantena dello stare in casa e la necessità imperiosa di vivere l’esterno, sin qui concesso a contagocce. Tutto ciò per significare che se distanziamento dovrà essere, distanziamento sia, favorito e accettato in tutte le sue articolazioni, da considerarsi pane quotidiano di una nuova dimensione, di un esterno irriconoscibile. Purtroppo è così e le implicazioni si manifesteranno ad ampio spettro. Ebbene, per l’episodio succitato di Santa Maria al Bagno (e di altre località di vacanza) con la gente riversatasi in massa a godersi un po’ di sole e tanti giovani e meno giovani finalmente incontratisi, cosa si può fare? Praticamente poco o niente. Hanno “occupato” il loro spazio vitale per la prima passeggiata domenicale, l’hanno fatto poichè consentiti. In qualche caso, più vicini del fatidico metro, con la mascherina d’ordinanza. Che fatica, però, se ogni volta l’agente di turno deve intrufolarsi in questo contesto a richiamare qua e là (e qualche volta anche multare) quanti non si attengono alle disposizioni.
Invece, l’episodio di Lecce, rimanda a quello che si riteneva non più superabile in quanto ad abiezione (mi riferisco all’episodio di qualche settimana fa col prete che celebra la messa con cinque fedeli e viene ripetutamente interrotto dall’agente-uomo con carta e penna a volergli affibbiare una multa, che gli vuol passare il sindaco al telefono (andate su youtube, fatene una copia, prima che venga cancellato). Anche qui un capolavoro di grettezza, stavolta agente-donna (come si vede, grettezza e brutalità hanno parità di genere) che interrompe la cerimonia funebre di Silvia, una ragazza morta dopo lunghe sofferenze per una malattia rara. Cerimonia persino concordata con le Autorità, nel piazzale esterno della Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo (all’interno del cimitero) e con le quindici persone previste dall’ordinanza. A volerle dare l’estremo saluto, forse soltanto qualcuno di più, ma a distanza ultrasicura. Lo si vede dalle foto. Cosa ha fatto la solerte vigilessa? Che Dio la benedica! Ha interrotto il sacerdote, pretendendo di ottenere le generalità dei presenti. Vigilessa che chiede alla madre affranta della ragazza morta se quelle persone erano state invitate(sic) da lei! In missione, manco si trattasse dei 400 mafiosi rilasciati liberi in questi giorni e dovesse portare l’elenco all’ignaro Bonafede! Doveva essere davvero scatenata, questa vigilessa (l’hanno raccontato), se nemmeno l’intervento di alcuni colleghi, che avevano capito la delicatezza del momento, è riuscito a fermarla.
Ovviamente, a scanso di errate interpretazioni, dobbiamo attenerci a quanto ci viene detto (ma, per l’appunto, sino a quando?).
Ma di episodi simili se ne conteranno a catena. E se non vorremo ogni volta tornare anche noiosamente sull’argomento. Dobbiamo però essere convinti che il distanziamento fa già parte della nostra vita. Il fatto stesso che si ha ancora paura di ricevere un estraneo in casa o fare visita all’amico/a con cui si sono condivisi interi periodi, fa capire che siamo lontani dall’essercene liberati (intendo, il distanziamento). Si tratta, dunque, di organizzarsi per tutte le attività possibili, per non farsi cogliere impreparati.
Facciamo l’esempio del bagno in mare (progetto pronto nella zona di Bari), il più gettonato insieme a quello dei ristoranti (avete notato, tanti argomentazioni scivolano sempre sull’andare a mangiare e doversi stendere sulla sabbia, ultimamente al taglio dei capelli!!).
Se le cose non cambieranno di colpo, bisognerà porsi il problema dell’accesso al mare, soprattutto (ma non solo) nelle spiagge libere. Un esempio di prossimità ci viene dato proprio dalle nostre marine Santa Maria al Bagno e Santa Caterina. Ebbene, come andrà quest’estate? E’ inimmaginabile pensare al flusso libero, in virtù del necessario distanziamento. Quante persone potranno accedervi, dovendolo rispettare? Non certo diverse centinaia, come in passato. Chi regolerà il flusso? Scartiamo il fatto dell’autodisciplina, non per sfiducia verso noi stessi, ma perché a quel punto col sole a picco e mare da gran voglia sarà difficile tenerci a freno. Non vorremmo che si scateni qualche litigio. Non basta. Ci saranno turni? Possibile, per dare a tutti un po’ di refrigerio. Tante famiglie con bambini non vorrebbero rinunciare alla loro spiaggia. Questo, in un periodo eccezionale.
Non si tratta di problema di poco conto. Anche in questo caso (sempre che nel frattempo, come ci si augura, la situazione non migliori di colpo), ci vorrà una sorta di regolamento per il distanziamento-standard, investendo anche in risorse umane per farlo rispettare. Non c’è altro da fare. Alla fine, una situazione non certo inventata. Che richiede pazienza e rispetto per le decisioni prese. E bisogna far presto, se si vuole la stessa spiaggia, lo stesso mare.
LUIGI NANNI















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