La Pasqua ci chiede la scelta di uscire dalla logica della morte per entrare in quella della vita.
Forse, mai, dalla seconda guerra mondiale ad oggi, il periodo pasquale ha coinciso con uno scenario internazionale segnato in maniera così estesa e pesante da morte e guerra.
"La terza guerra mondiale a pezzetti", come l'ha definita Papa Francesco, ha investito in pieno un mondo che faticosamente stava rialzando la china dopo i due anni di pandemia da coronavirus. A meno di due ore di volo da Roma, la guerra in Ucraina e quelle in Medio-Oriente ci ripropongono quotidianamente immagini di sangue e terrore. Sono le guerre più vicine ma non sono le uniche, tante guerre "dimenticate" continuano a mietere giornalmente morte e distruzione nella cinica indifferenza della comunità internazionale.
La bramosia del potere, le relazioni internazionali dominate dalla forza militare, l’ostentazione degli arsenali bellici sono le motivazioni profonde che stanno dietro alle guerre che ancora oggi insanguinano il pianeta. Scontri che seminano morte, distruzione, rancori, odio e che porteranno nuova morte e nuova distruzione,
Cosa dobbiamo ancora vedere per capire che è giunto il momento di reagire, di dire no alla barbarie, all’intolleranza, all’ipocrisia, al conformismo, all’indifferenza, all’impellente raccomandazione morale di fermarci, riflettere, prendere coscienza, provare vergogna per le nostre “vite normali”.
Immersi ormai da anni nelle guerre, ci stiamo dimenticando dell’ambiente, di un pianeta ormai “oltre il limite” e Il grido della Terra che ormai quotidianamente si manifesta sotto i nostri occhi, tra tante notizie di bombardamenti e distruzioni è diventato ormai un sordo rumore di fondo che non distinguiamo più.
Tutti gli indicatori climatici ormai sono in rosso, bombardamenti e incendi liberano gas serra, la distruzione di città, industrie e ambienti naturali aumentano l’inquinamento, non solo contaminando suolo e acque, ma anche riducendo la capacità della Terra di assorbire CO₂.
Inoltre le guerre frenano la cooperazione internazionale e i diritti imani, già stroncati dall’avvento di Donald Trump al potere e aggravano crisi ambientali e migrazioni di intere popolazioni costrette a lasciare le proprie terre non solo per la violenza, ma anche per le conseguenze ambientali dei conflitti: desertificazione, inquinamento, mancanza di risorse. Si crea così un circolo vizioso: la guerra distrugge l’ambiente, l’ambiente degradato genera nuove tensioni e nuove fughe.
È una spirale diabolica impazzita che rischia di sfuggire a qualsiasi controllo che ha radici profonde nella logica del dominio, nella volontà di potenza, che oggi sempre di più stanno guidando molte scelte politiche ed economiche. L’uomo non si percepisce più come custode del nostro Pianeta, ma come padrone assoluto.
E quando ci si sente padroni, si finisce per sfruttare, consumare, distruggere.
La Pasqua ci richiama a una riflessione e conversione profonda aiutandoci a riscoprire che quanto vive intorno a noi non è una risorsa da sfruttare, ma un dono da custodire, che gli altri non sono concorrenti o nemici, ma fratelli, che la vita non si realizza accumulando potere, ma costruendo una nuova umanità. Un’umanità liberata dalla paura e dall’egoismo, capace di farci riconoscere il limite non come una minaccia, ma come una condizione di verità.
Un’umanità che sceglie la cura invece dello sfruttamento, la pace invece della guerra, la responsabilità invece dell’indifferenza.
Una nuova umanità che cominci da gesti concreti, stili di vita più sobri, attenzione ai consumi, impegno concreto per la pace a partire dai nostri luoghi di vita e di lavoro, a una partecipazione attiva alla vita sociale. Un chiaro incoraggiamento alla voglia di partecipazione ci è stato dato dall’ampia percentuale di votanti al recente referendum.
La Pasqua ci dice che un cambiamento è possibile e che anche dalle situazioni più buie può nascere una vita nuova. La Pasqua ci chiede la scelta di uscire dalla logica della morte, che oggi si manifesta nella guerra, nello sfruttamento, nell’indifferenza, per entrare in quella della vita.
In fondo, la crisi climatica, le guerre, le migrazioni sono segni di un’unica crisi: quella di un’umanità che ha smarrito se stessa. La Pasqua, allora, non è solo una festa religiosa.
Il mio augurio per una Pasqua che ci aiuti a ritrovare l’umano, a ricostruire un rapporto giusto con la Terra e a generare una storia diversa.
Pantaleone Pagliula















La Pasqua ci chiede la scelta di uscire dalla logica della morte per entrare in quella della vita.
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