NARDO' - 15 agosto 2026. Buon Ferragosto Italia.
Settembre 1975. Poco meno di due mesi prima di morire, Pierpaolo Pasolini scrive una Lettera aperta al Presidente della Repubblica (ndr Il Corriere della sera. Informazione, attualità. Giovedì 4 settembre 1975, p. 3).
Si legge nel corsivo:
Signor Presidente, ho letto con molta emozione il resoconto sia pur frammentario e divagante delle sue conversazioni di Ferragosto. Lei vi si esprimeva con l'ansia e il senso d'impotenza di un qualsiasi cittadino italiano, la cui visione delle cose non può essere che parziale. Ciò dava nobiltà "democratica" alle sue parole. La rendeva "uno di noi". Ed è questa la ragione per cui le scrivo questa lettera.
"Non possono esistere paesi di serie A e paesi di serie B", lei dice. È vero, non possono, anzi, non dovrebbero esistere. L'Italia è ben peggio che un paese di serie B. L'espressione calcistica non è che un eufemismo. L'Italia – e non solo l'Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: "contaminazioni" tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno. Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano immagini della frenesia più insolente, ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato de "raptus": era difficile non considerarli spregevoli o comunque consapevolmente incoscienti.
Sono stati ingannati, beffati. Un rovesciamento improvviso e violento (per quanto riguarda l'Italia) del modo di produzione, ha distrutto tutti i loro precedenti lavori "particolari" e "reali", cambiando la loro forma e il loro comportamento: e i nuovi valori, puramente pragmatici, esistenziali, del "benessere" hanno tolto loro ogni dignità. Ma non è bastato: dopo essere stati resi mostruosi (marionette guidate da una mano "nuova", e quindi come impazzite), ecco che il benessere, causa della loro mostruosità, viene meno, mentre il ballo delle marionette continua.
[…]
Signor Presidente, dalle sue conversazioni di Ferragosto, risulta estremamente chiaro che, sul piano dei fatti (e Lei stesso pare di alluderlo) l'Italia del 1975 e molto simile all'Italia del 1945. è distrutta, e quindi va riscostruita. Poiché in politica non ci sono effetti senza cause, i colpevoli di allora sono andati incontro tragicamente alla loro sorte; hanno pagato tragicamente la loro responsabilità. E, come dice Panagulis, commentando il processo di Atene, ciò è accaduto al momento giusto, guai se fosse accaduto più tardi. Ora io non chiedo tragedie, e non mi importano le punizioni. Ma mi sembra che non si possa delineare una coscienza politica dell'immagine del nostro avvenire se non si consolida una coscienza politica, scandalosa e fuori da ogni conformismo, di ciò che è stato il recente passato. È solo attraverso il processo dei responsabili che l'Italia può fare il processo a se stessa, e riconoscersi".
Difficile ma non impossibile decontestualizzare le parole di Pasolini. Non certo per merito di chi scrive. Inossidabile è la penna del Profeta laico, resistente a qualsiasi agente nocivo. Anche frasi isolate, parole e avverbi si reggono da soli senza alcun supporto descrittivo, erudito, culturale. Ma questo è già un troppo scritto.
Pasolini non vede la distanza tra l’Italia del 1945 e quella del 1975. Compone il gioco delle parti tra chi governa e chi è governato e spalma a dosi sapienti le responsabilità di ciascuno. Sono comunque personaggi in movimento sulla scena dell’azione. Oggi lo scenario è addirittura raccapricciante. Si è tutti indistintamente rimasti intrappolati in una rete, come sospesi in una forma di paralisi permanente.
Lo stato di coscienza umana è diventato l’effetto di una realtà virtuale anestetizzante. Incapaci ormai della frenesia più insolente, malati di una nuova pigrizia, sprezzanti alla sola idea di un impegno nel divertirsi a tutti i costi. Mai, neppure a Ferragosto. La rimozione inconsapevole di istinti ed emozioni ha capovolto le percezioni sensoriali. Si parla e si scrive tanto di empatia, condivisione, solidarietà. Appunto si parla e si scrive troppo, e basta.
Ieri, 15 agosto 2026, Ferragosto, nei luoghi della comunicazione più frequentata (social), Pasolini e la sua Lettera aperta al Presidente della Repubblica hanno girato, come si dice in gergo, offrendosi in lettura diurna e notturna.
I social lo hanno borghesizzato, il nome soltanto di Pasolini, non la sua eredità più autentica. Nessun rischio di profanazione. E noi oggi, siamo in grado di vedere la distanza tra l’Italia del 1945, 1975, 2026? Che ci siano o no differenze e distanze non lo sappiamo più, smarriti e confusi in uno spazio-tempo non reale e non irreale, che sarebbe comunque un’alternativa umanamente sostenibile.
Apocalittici e integrati, anzi integrali come i biscottini e gli altri cibi di consumo consigliati per restare in linea, cioè connessi, nella rete.















NARDO' - 15 agosto 2026. Buon Ferragosto Italia.
NARDO' - Si chiamava Ferruccio Guccini e durante la Seconda guerra mondiale, da soldato, fu deportato in un campo di concentramento in Germania. Come mio padre.
NARDO' - Non sono il solo cittadino che subisce durante queste notti afose le intollerabili immissioni acustiche che provengono dalla strada e in particolare dallo sfrecciare a tutto gas di moto e...
NARDO' - Il basket conquista Santa Caterina e lo fa portando in piazza sport, musica, spettacolo e solidarietà.
NARDO' - Gli spadisti Arturo e Pietro Rapanà vestono i colori della nazionale e guardano all'Europa. I gemelli, quest'anno tesserati per la Virtus Scherma Salento di Caprarica di Lecce, sono pronti...