NARDO' - Sono trascorsi più di dieci giorni dal giorno in cui è stata effettuata la demolizione della ex falegnameria sita in contrada Arene – Serrazze, da anni centro di aggregazione dei lavoratori stagionali stranieri accorsi per la raccolta di angurie e pomodori.
In questi giorni abbiamo assistito da un lato alla totale assenza, indifferenza e incapacità di intraprendere azioni reali, utili ad alleviare lo stato di estremo disagio di questi lavoratori da parte dell’amministrazione comunale e di tutta la sfera istituzionale. Dall‘altro, la forza della dignità e della sopravvivenza messa in atto da questi “invisibili” che con grande spirito, rimboccandosi le maniche, hanno senza sosta provato a costruirsi un piccolo rifugio dove poter riparare. Il maltempo di questi ultimi giorni, poi, ha aggravato notevolmente le loro condizioni di vita già precarie e frustrate. Le garanzie che ci erano state fornite di una rapida apertura di un centro d’accoglienza in quella zona dal Comandante della polizia municipale e dal Primo Cittadino sono state puntualmente disattese.
Ci chiediamo se sia ammissibile sopportare ancora questa grave situazione dal punto di vista igienico, sanitario e umano. Basta pensare che queste persone non godono di nessun servizio e sono prive di luce, gas, acqua e bagni. Da settimane non possono farsi una doccia. Sollecitiamo con urgenza le istituzioni tutte a far presto perché il contesto che abbiamo di fronte è di una gravità sconcertante. Richiamiamo le istituzioni ai propri doveri, in primis quello di mettere attorno ad un tavolo le aziende che hanno grandissima responsabilità in questo quadro.
Gran parte dei soggiornanti di questo ghetto, quasi la totalità, viene infatti assorbita come manodopera con lavori sfiancanti per conto di aziende locali. In questo periodo Il lavoro si divide in piantumazione del pomodoro, fatto fare per lo più a lavoratori provenienti dalla fascia subsahariana e la rimozione delle plastiche utilizzate per la coltivazione delle angurie, compiuto, di notte, da lavoratori maghrebini. Siamo consapevoli che nonostante i nostri sforzi, il volontariato, la nostra militanza non può e non deve sostituirsi a quelli che sono i doveri delle istituzioni e dei “padroni”. Spetta alle istituzioni espletare i loro doveri, tra questi l’onere di richiamare le aziende alle proprie responsabilità nei confronti dei lavoratori.
Ci chiediamo, inoltre, se esista un danno economico alla comunità nel settore delle attività produttive derivante da una concentrazione di posizioni dominanti, di un monopolio di fatto, a detrimento di piccole e medie imprese che volessero investire in agricoltura in una cornice di piena legalità. Pertanto, invitiamo la cittadinanza a prendere consapevolezza di questo volto della città, ad aumentare sempre più il grado di sensibilità utile a sovvertire e cambiare radicalmente lo stato di cose.
Assieme alla Caritas ci stiamo adoperando nel reperimento e nella distribuzione di capi d’abbigliamento, di tute da lavoro, di scarpe e materassi, di tutto quello che può essere utile a lenire le difficoltà dei lavoratori. Confidiamo che la città saprà rispondere con solidarietà alla donazione di indumenti e quant’altro presso il centro di prossimità della Caritas in via Sambiasi 2.
Diritti a Sud Nardò
















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