NARDO' - L'ex sindaco ed onorevole chiede quello che manca: buon senso. E meno propaganda.
PER DISCIPLINARE LA PERMANENZA STAGIONALE SUL NOSTRO TERRITORIO DEI LAVORATORI AGRICOLI IMMIGRATI SERVONO PROVVEDIMENTI DI BUON SENSO
Per salvaguardare la dignità e l’incolumità dei lavoratori stagionali immigrati non basta adottare una norma legislativa rigorosa con il proposito solo di debellare in maniera asettica l’intollerabile ed ingiustificabile fenomeno del caporalato. Il provvedimento che il Parlamento in fretta e furia ha esaminato nei mesi scorsi manca di molti elementi essenziali. Infatti non tiene conto delle tante problematiche sociali che le popolazioni dei territori interessati sono costrette a vivere ed affrontare ogni giorno, non considera le difficoltà e le esigenze economiche degli enti locali interessati, ignora ogni possibile problema di ordine pubblico, trascura ogni problematica sanitaria e non fa riferimento alcuno allo status di quanti giungono sul territorio in cerca di lavoro.
Il fenomeno del reclutamento e dell’avviamento al lavoro degli stagionali immigrati in agricoltura e la tutela della loro dignità durante la permanenza sui territori interessati è un problema che deve investire innanzitutto gli organi dello Stato poi le forze politiche, le parte sociali, le imprese agricole interessate, le associazioni di volontariato e no profit ed infine i cittadini e quanti con significative azioni di solidarietà e sussidiarietà intendono prodigarsi in loro favore.
Le diverse problematiche che ogni anno sono vissute potranno essere in via definitiva risolte solo se le istituzioni pubbliche saranno in grado preventivamente di avviare al lavoro solo gli immigrati che sono:
a) in possesso di un regolare e valido permesso di soggiorno;
b) iscritti agli uffici pubblici per l’avviamento al lavoro o alle agenzie interinali;
c) titolari di contratto di locazione di civile abitazione a tempo determinato oppure in possesso di dichiarazione giurata del datore di lavoro che si fa carico della loro ospitalità, oppure dimostrare di soggiornare presso una regolare struttura ricettiva attraverso idoneo documentazione vidimata dai competenti uffici della Questura interessata;
Le imprese agricole dovrebbero essere obbligate prima di avviare i lavoratori a dotarsi di tale documentazione; conseguentemente gli immigrati non regolari o non in grado di fornire detta documentazione non possono essere impegnati in alcuna attività lavorativa e devono essere allontanati senza esitazione dai competenti organi statali dai luoghi pubblici e privati occupati abusivamente.
In un momento già molto difficile per l'economia della città è insensato che la nostra comunità si faccio carico di ingenti costi per ospitare:
- i lavoratori immigrati regolari che una volta concluso il periodo lavorativo trasmigrano senza aver prodotto alcun servizio alla città e senza contribuire in alcuna forma al ristoro per i servizi ricevuti;
- gli immigrati non regolari che ogni anno (sono quasi sempre gli stessi) che con l’obiettivo di trovare lavoro vengono a Nardò per “svernare” sapendo che trovano un habitat a loro favorevole.
L’accoglienza, la solidarietà e la sussidiarietà sono valori che i neritini posseggono nel proprio Dna e di cui sono fieri ma ciò non può confondersi con l’idea che Nardò possa essere “la terra del buon Gesù”. Le attività che le associazioni di volontariato cattoliche e laiche che operano sul territorio e che ogni giorno svolgono con passione ed abnegazioni per i più deboli,per i profughi,per i bambini, per le famiglie in difficoltà sono la prova evidente di quanto Nardò è attento ai bisogni degli ultimi.
Se si vuole essere la terra dove la dignità della vita dell’uomo, la tutela della qualità del lavoro sono valori inderogabili è necessario agire ed assumere provvedimenti risolutivi e di buon senso e non rincorrere iniziative e risultati che rappresentano solo un fuoco di paglia.
















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