NARDO' - Le decisioni del sindaco Mellone portano, ancora una volta, la città al centro del dibattito. Il municipio diventa palcoscenico per clamorose rappresentazioni, a volte non canoniche o "fuori ordinanza", che danno il metro del sentire, civico e politico, di questa Amministrazione comunale. Pensiamo, ad esempio, alle recentissime decisioni sul fronte della toponomastica, bilanciate tra personaggi "estremi" di destra e sinistra. O alla blanda "non" celebrazione della morte del Presidente Ciampi, che conferì a Nardò una onorificenza assolutamente straordinaria negli anni passati. In questo caso si celebra e si evidenzia - prendendo posizione - la vicenda di Stefano Cucchi, una questione giudiziaria non ancora conclusa e che continua a dividere l'opinione pubblica. Senza scomodare la dicotomia tra le due verità che si affermano, puntualmente, in Italia - quella "storica" e quella "processuale", e che quasi altrettanto puntualmente non coincidono - ci limitiamo a far riflettere i lettori su questa esigenza costante di alimentare la discussione politica, anche "utilizzando" simboli sacri ed intoccabili come le bandiere.

NOTA DEL COMUNE DI NARDO'
“Vogliamo onorarne la memoria, in attesa di verità e giustizia sulla sua morte”
Bandiere a mezz’asta a Palazzo Personè. Il sindaco Pippi Mellone lo ha disposto stamattina per onorare la memoria di Stefano Cucchi, a pochi giorni dal settimo anniversario della sua morte. Il giovane romano, com’è noto, morì il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto, in circostanze ancora al vaglio di un procedimento giudiziario.
“I risultati della perizia - spiega il Sindaco - hanno riportato alla ribalta mediatica il caso di Stefano Cucchi, purtroppo ancora drammaticamente attuale. A pochi giorni dal settimo anniversario della sua morte, noi vogliamo onorarne la memoria con un gesto piccolo, ma significativo. È stato protagonista di una vicenda su cui questo Paese si gioca una importante fetta di credibilità. Come tutti, abbiamo il dovere di non assumere posizioni preconcette e di non schierarci aprioristicamente dalla parte di chi, complici le circostanze poco chiare della morte, invoca l’omicidio di Stato. Ma è chiaro che non possiamo rinunciare a una più che legittima domanda di verità e giustizia. Abbiamo il diritto di sapere come e perché è morto Stefano Cucchi, un fondamentale traguardo di verità che non intacchi minimamente la fiducia che riponiamo nella giustizia e nelle istituzioni italiane. Una battaglia che facciamo e che continueremo a fare anche per il nostro Gregorio Durante, un altro cittadino morto tra le mani dello Stato in circostanze non del tutto note”.
















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