A fronte del disastro il cui versa l’Università in Italia, e del risveglio (finalmente) della classe docente con uno sciopero che sta preoccupando la politica molto più di quanto sembri, ho pensato di condividere un mio sogno.
I Also Have a Dream
Giorgio Zavarise
Università del Salento, Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione
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Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la dignità del sistema universitario nella storia del nostro paese. Molti secoli fa, alcuni illuminati scienziati, alla cui ombra ci leviamo oggi, diedero vita ai nostri più antichi Atenei. Questo passo fondamentale divenne nel corso del tempo un grande faro di speranza e di riscatto sociale per milioni di esseri umani. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte dell’oscurantismo di un modo rigidamente diviso, e senza speranza per le classi più povere.
Ma oggi, molti secoli dopo, il nostro sistema universitario non è ancora libero; la vita dei nostri Atenei è ancora, purtroppo, paralizzata dai ceppi di una burocrazia ottusa, pervasiva e acefala, e dalle catene dell’ANVUR e della CRUI. Oggi il nostro sistema universitario ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; langue ancora ai margini della società italiana, e si trova esiliato nella sua stessa terra.
Per questo abbiamo trovato la forza di scioperare, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. E pensare che quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione, collocarono la conoscenza, e l’Università che ne è il custode, in un posto speciale, perché diventasse il perno attorno al quale costruire la cultura e la prosperità della nazione, della quale ogni italiano sarebbe diventato erede.
E’ ovvio, oggi, che l’Italia è venuta meno a tutto questo. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’Italia ha consegnato ai suoi cittadini assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, il giusto finanziamento per un sistema universitario che sia in grado di costruire il futuro dei nostri figli.
Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’Italia l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della nostra Costituzione; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della distruzione del nostro sistema universitario; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ignoranza esibita come virtù, alla solida roccia della conoscenza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia di un’istruzione adeguata per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento.
Il nostro sciopero non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che docenti abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo. Non ci sarà in Italia né riposo né tranquillità fino a quando al sistema universitario non saranno concessi i diritti e le risorse che ogni paese civile dedica loro. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.
Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri giovani saranno privati della loro dignità da un sistema politico ottuso, cieco e indegno, che considera l’istruzione di ogni ordine e grado come un costo, anziché un investimento per il futuro di questo paese.
Io ho davanti a me un sogno; il sogno che i nostri figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il modello del cellulare che avranno in tasca, ma per la qualità della loro istruzione.
















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