NARDO' - Un ricordo appassionato. L'addio ad un "colosso" della politica, dello sport, nella professione. Rimpianto dalla città e dalla comunità scientifica italiana.
(In questa foto col berretto da Alpino insieme al figlio maggiore, Giovannino)

Non abbiamo condiviso gli anni della giovinezza, che maggiormente si fissa nella memoria per essere ricordata e rimpianta nella dolcezza del sorriso dell’età che fu, per la distanza di età e per i tempi della conoscenza.
Ma ben cinquant’anni son passati da quando io e Totò Muci e, quindi, Chiara e Nina, ci siamo conosciuti, stimati e benvoluti in un’amicizia familiare, scandita da affettuosità, da incontri, da telefonate, da straordinarie ricorrenze, da abbracci e da reciproci esultanti ed esplosivi «Compare mio! Comare mia!».
Sì, Totò e Nina hanno battezzato e cresimato la nostra primogenita Simona.
Io ho conosciuto Totò la prima volta come dentista nello studio in via Lata, che non poche volte riempiva con la sua voce imperiosa e roboante e, data anche la sua mole fisica, alta e robusta, quando giacevi sulla poltrona, ti incuteva timore, che, però, subito, si trasformava in simpatica accettazione.
Forse una sola volta è stato duro con me. Attesi nell’anticamera dello studio insieme allo zio vescovo il suo turno di visita. Appena ci vide, alla presenza degli altri pazienti mi sgridò per non averlo annunziato, nonostante lo zio dicesse che era stato lui a proibirmi di farlo.
Prima ed unica volta, compensata per lunghi decenni da abbracci e affettuosità in ogni luogo, ricambiati da tutti noi anche verso la sempre amabile Nina, donna instancabile e piena di vitalità.
Un’amicizia leale, lunga, incrollabile, i cui legami ci hanno tenuti stretti e hanno rappresentato punti forti di riferimento e di saldezza nella variegate fasi della nostra vita.Io avevo, lì, saldo un amico, un generoso guerriero e nobile cavaliere, sempre alla ricerca di testimoniare senza mezzi termini, nel suo carattere esuberante, la sua presenza, i suoi sentimenti, le sue idee, i suoi progetti.
E lo ha fatto nella sua attività politico-amministrativa di consigliere comunale dal 1960 al 1970; nell’attività di componente del Consiglio di amministrazione della Banca Popolare Neretina; nella sua esperienza di consigliere e vice presidente della società calcistica dal 1958 agli anni d’oro della serie C degli anni 1965-1969; nella sua collaborazione nella fondazione del Lion Club, avvenuta il 1964, e nella sua presidenza del 1970; nella sua gestione di componente del Consiglio d’amministrazione dell’ospedale Sambiasi-San Giuseppe dal 1966 al 1974, quando non rifuggiva dall’affrontare i «compagni» socialisti di vertice nazionale, accompagnato dall’altro «compagno» Luigi Tarricone, per ricavarne finanziamenti e strutture, mentre i democristiani operavano sul loro fronte per gli stessi fini.
Tuttavia ha condotto la sua battaglia più esaltante nel settore professionale, in cui con la sua preparazione e la sua caparbietà ha conseguito tappe rilevanti.
Dopo prime esperienze sia come Ufficiale medico degli Alpini, sia come medico degli atleti militari nelle Olimpiadi invernali del 1956 sia come medico di fabbrica, si era indirizzato verso l’odontoiatria, frequentando l’Istituto stomatologico di Milano. Conseguita la specializzazione nel 1959 presso l’Università degli studi di Pavia, era ritornato a Milano, avviandosi verso una brillante carriera, ma era stato risucchiato da Nardò, dove era tornato ed aveva aperto uno studio dentistico.
Non pago, cominciò a frequentare corsi, privilegiando quelli della nuova branca specialistica, l'ortodonzia, per il cui apprendimento e approfondimento scelse il Centro europeo di ortodonzia di Madrid, all'avanguardia nel settore, dove, ben presto, divenne anche istruttore, mentre iniziava il ruolo di docente collaboratore del prof. Pietro Bracco nei corsi degli anni 1982-1985 presso la Scuola di specializzazione di ortodonzia a Torino.
Anche a livello organizzativo si distinse per iniziative innovative, inventando la celebrazione dei congressi della categoria su navi da crociera.
La sua effervescente attività in campo nazionale ed europeo è stata identica nella sua Nardò.
Infatti a livello professionale ha fondato nel 1978 il Centro di odontostomatologia del Salento, che, oltre alla significativa inaugurazione per la presenza di emeriti professori, di spessore internazionale, provenienti da tutta Italia, dalla Francia e dal Belgio, ha raggiunto livelli di eccellente qualità sul piano sanitario e sul piano organizzativo, attualmente gestito dai figli dentisti Giovannino e Francesco.
Nel frattempo è diventato presidente provinciale e regionale degli odontoiatri, durante i cui mandati ha organizzato le prime «Giornate Odontoiatriche Salentine», ed è stato insignito come Cavaliere della Repubblica Italiana e come Cavaliere di Malta.
Non so cosa tutto ciò può rappresentare per i neritini e cosa può valere per i neritini il ruolo svolto per contribuire a dare dignità e qualità al settore sanitario e odontoiatrico, attraverso il quale riuscire anche a promuovere la città. Non so proprio né ora può interessarmi.
Totò, il mio compare Totò, ha piegato la fronte! La sua mole fisica e morale giace supina in una bara; la sua voce risuona soltanto nella memoria; i suoi abbracci sono rivissuti soltanto nell’intimo del mio cuore; le tante immagini scorrono nella mente bagnate di pianto… e il telefono non risuonerà più dei «Compare Mario!».
Il cavaliere aveva rallentato la corsa da qualche anno e deposto lungo il sentiero corazza e spada, legandosi ancor più alla sua Nina e riscoprendo una fragilità impensabile in quel saldo e decisionista «colosso» che si sentiva di essere e che era stato per tutti.
Lui, che riempiva ogni luogo e ogni tempo con la sua mole, la sua voce, la sua esuberanza, il suo attivismo e la sua generosità!
Non ha voluto credere che potesse essere ancora lui quel prode che travolgeva e che animava.
Anche questo ha contribuito alla resa e, in una sera di ottobre, il 15, dopo 89 anni da quel 1 agosto 1928, Totò Muci, il mio compare Totò, il nostro paterno amico, il nostro punto di forza, ci ha lasciati e ha lasciato la forte e affettuosa Nina, i figlioli Giovannino e Francesco, i nipoti e tutti i familiari e tutti gli amici.
Totò Muci ha fatto svoltare un’altra pagina scritta da quegli uomini che per decenni, a partire dall’immediato dopoguerra, hanno segnato fortemente la storia della nostra Città.
A questi impariamo ad offrire l’onor della memoria.
Mario Mennonna
















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