SALENTO “FELIX” MA NON TROPPO
Sull’Ilva siamo allo scontro istituzionale. Emiliano spaccatutto
Qualità della vita in ribasso e vecchie e nuove emergenze ne rallentano lo sviluppo
Alle prese con qualche buon risultato registrato negli ultimi tempi (indubbia la crescita del settore turistico, sia in numeri sia in qualità e qualche timido risveglio nel comparto dell’agro-alimentare), il Salento mostra il fianco ad emergenze che nemmeno pensava lo riguardassero. Oggi, nell’ordine, ILVA,TAP e XILELLA rappresentano le vere “Piaghe d’Egitto” di questa regione. L’essersi fermati “generosamente” a soltanto tre, non fa perdere la speranza.
Ma si tratta di materie che non si riesce ad affrontare, rese così ingarbugliate da non sapere come uscirne. Su una cosa, comunque, si è tutti d’accordo: non sarà facile in tempi brevi trovare soluzioni condivise. Tanto per cominciare, la questione ILVA, il maggiore polo siderurgico d’Europa, in vendita all’indiana Arcelor Mittal, proprio in queste ore registra un vero terremoto. Più della stessa occupazione che riguarda oltre 20mila lavoratori, è il piano ambientale ad aver avvelenato la vertenza. L’ILVA (e in precedenza l’Italisder) ha dato lavoro ai tarantini, nell’ordine di decine di migliaia, ma ora siamo alla vera resa dei conti per quanto riguarda la qualità dell’aria e della vita stessa (in cima il rione Tamburi, ma è chiaro che il problema riguarda tutta la città e non solo). Situazione ormai insostenibile e ha fatto davvero impressione la coincidenza di dover celebrare la giornata dell’ambiente (s’intende, della sua difesa) e poi tenere chiusi in casa i bambini di Taranto e impedirgli di uscire all’aperto a causa delle polveri sottili. E sempre per questa ragione, per alcuni giorni, sono state chiuse le scuole. A Taranto hanno cominciato da tempo a temere il vento, quello che fa alzare le polveri e gli impedisce di vivere. Non è dunque una novità la conferma del peggioramento della qualità della vita dell’intero Salento, come pure è stato di recente accertato (su Sole 24 ORE e Italia Oggi).
Questo, alla fine, una faccenda domestica. Ma ora cosa è successo? Arcelor Mittal, il proprietario in pectore batte le carte e il Governo (per bocca del ministri Calenda e De Vincenti) procede a ridosso. La nuova proprietà si è impegnata (ci mancherebbe altro!) a risanare l’area (a cominciare dalla copertura dei parchi minerari) ma, attenzione, soltanto nel 2022! Come mai, dicono Comune di Taranto e Regione Puglia? Se mancano i soldi potrebbe intervenire la Cassa Depositi e Prestiti, coinvolgendola, e anticipare l’intervento! E a questo punto, con una decisione senza precedenti, peraltro fortemente criticata e sorprendendo un po’ tutti (persino i sindacati schieratisi compatti col Governo), il Governatore pugliese Emiliano ha impugnato dinanzi al Tar di Lecce il decreto del Governo in fatto di risanamento ambientale.
In pratica Emiliano contesta al Governo la proroga a prescrizioni già di fatto scadute. Tutto ciò significa che se il Tar accoglie il ricorso l’ILVA dovrà spegnere i forni con danni incalcolabili per la stessa occupazione e possibile disimpegno di Arcelor-Mittal. E’ inutile aggiungere che gli occhi sono puntati su Lecce. Si tratta certamente della crisi più grave che l’ILVA abbia mai vissuto.
Quello che impressiona di questa vicenda è lo scontro tra istituzioni, i tanti malintesi, le trappole che pure sono state disseminate sul percorso democratico. Un po’ tutto quello che si ravvisa nell’altra vertenza “gemella” del gasdotto TAP (Trans Adriatic Pipeline), altrettanto ingarbugliata e per la quale bisogna subito augurarsi che la situazione non degeneri. Mettiamo in sequenza i termini della questione:
a) il Governo ha ormai deciso di realizzare il gasdotto a San Foca, marina leccese, ritenendola opera strategica e non intendendo spostare il sito come pure richiesto da sindaci, popolazione locale e ambiente scientifico.
b) l’opposizione a questo progetto è netta. Accusano il Governo di aver militarizzato l’area, di usare la forza, e impedito agli stessi proprietari dei poderi di accedervi se non dietro estenuanti controlli. Una conseguenza è stata quella di mettere in atto azioni dimostrative di disturbo nell’area del cantiere, dove sono iniziati i primi lavori con le Forze di Polizia chiamate a scortare lavoratori e mezzi.
c) a riscaldare ulteriormente la cosa, ci ha pensato lo scrittore Erri De Luca, invitando al sabotaggio dell’opera, e c’è anche chi come Ferdinando Boero, docente dell’Università del Salento e consulente di Tap, abbia ricevuto pesanti intimidazioni. Il coinvolgimento dell’Università forse desta le maggiori preoccupazioni. Alla fine, non è esagerato affermare dire che la situazione resti incandescente.
d) sono scesi in campo un buon numero di sindaci dell’area proponendo un “ristoro” alla TAP che pure sarebbe d’accordo. Operazione però non del tutto condivisa anche perché il “ristoro” – subito giudicato un’elemosina “ consisterebbe in qualche decina di milioni. “Non è questo, comunque il nostro obiettivo” – tendono a sottolineare – puntando invece tutto sul piano ambientale.
e) in tutta questa Babele, si viene a sapere che la TAP non ha però ancora ottenuto tutte le concessioni (manca, ad esempio, la VIA della condotta Snam) e potrebbe passare del tempo prima che tutto sia messo nero su bianco. A quel punto si sarà in piena bagarre elettorale. Risultato? A sbrogliare la matassa ci dovrebbe allora pensare il nuovo governo. E’ quello, alla fine, quanto si augurano gli oppositori al progetto.
Una carta da giocare, puntando sul fattore-tempo.
E la XILELLA? Anche qui non si sa con chi prendersela. In realtà lo si sa, eccome! Quantomeno è stato perso tempo prezioso prima di capire (ma s’è capito) che quel batterio non si sconfigge, per usare il linguaggio medico, con cure palliative. S’è parlato, alternativamente, di “buone pratiche”, di “erpicatura”, senza capire in cosa consistessero e col commissario straordinario del tempo, il buon …Silletti che aveva già nel suono onomatopeico la disgrazia che aveva colpito migliaia di agricoltori cui sono stati promessi aiuti per l’eradicazione delle piante essiccate. Ed oggi? Il batterio avanza inesorabilmente e ha travalicato le province di Lecce e Brindisi. C’è però qualche buona novità. Prosegue in ambito scientifico la sperimentazione di cultivar che respingono la xilella (la varietà leccino è una di queste) e la Comunità Europea ha consentito il reimpianto. Ma ci vorrà molto tempo, impegno e una buona dose di fortuna per rimediare al danno subito.
LUIGI NANNI
















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