NARDO' - Pubblichiamo la lettera che ci ha inviato un caro lettore.
Guardando i social network, ormai diventati le nuove piazze in cui scambiarsi opinioni e aprire dibattiti, emerge la questione della struttura incompiuta di via Incoronata, argomento che improvvisamente ha risvegliato, con il senno del poi, un interesse mai rivelato negli ultimi tre decenni.
Proprio perché, dopo anni di indifferenza e accettazione passiva di tale sperpero, il fatto che, iniziato l’abbattimento di tale “scheletro” che sarà rimpiazzato da un parco pubblico verde, negli ultimi giorni si siamo infervorate polemiche contro tale decisione è molto singolare. Non credo che sia una questione di demolizione o non demolizione, di parco o non parco, ma che ci sia l’ intento da parte di taluni di celare il disastroso crollo del “progetto” a cui tanto hanno contribuito, invadendo la scena con affannosi tentativi di narrazione strumentale.
Con maliarda intelligenza provano ancora a stuccare il ruvido smacco elettorale ergendosi a “castigamatti” e “catoni” del vivere civile, contro un cambiamento che definisce discontinuità con il passato. Un modo nuovo che antepone una visione differente della città, demolendo vecchi “baluardi” di quella che era “la prassi ordinaria” con la lungimiranza di chi non è affetto dalla “sindrome del presente” che costringe a guardare a destra e a manca, seguendo le solite logiche di bottega. Logiche da sempre interessate al mantenimento dello “status quo”, attraverso salotti a numero chiuso rimarcanti opinioni e posizioni consolidate a cui difficilmente seguirà la nascita di nuove idee “universalmente” fruibili, risolvendosi in effimeri “preziosismi snobbisti”.
Logiche piatte, personali, quasi scostanti e indifferenti ai problemi della gente e di un territorio tanto bello quanto sfiorito. Logiche che negli ultimi decenni, tra le tante, hanno prodotto alcune “eccellenze” come: le opere incompiute, la carenza e fatiscenza di infrastrutture sportive e non, la perdita di uffici pubblici, bassi o inesistenti standard urbanistici nelle periferie, la discarica, la chiusura dell’ ospedale.
L’impresa è ardua, certo, e tutto è perfettibile. Si sbaglia? I modi sono un po’ eccessivi? Può darsi, ma proseguire sulla falsa riga del passato non può essere più permesso. Credo che sia importante uscire dalle fazioni e dare una grande prova di maturità e di ritrovata “neretinità” da parte di tutti, auspicando finalmente una politica che salti oltre l’ ostacolo della marginatità di posizione e che lavori all’ unisono per la città, accantonando le rivalse e i dissidi personali. Se tutti, al di là di ogni competizione e schieramento, sentono, come spero, il piacere e la passione di impegnarsi al servizio della pubblica utilità, lo facciano insieme, confrontandosi costruttivamente e concertando il lavoro per il rilancio del nostro territorio.
E’ indispensabile che si guardi sempre al rispetto dell’ interesse generale, tenendo ben presente che il compito della politica è quello di dare risposte, soluzioni e offrire valide alternative ai propri elettori. Questo significa non perdersi dietro inutili litigi o inconcludenti proclami ma gettarsi con sacrificio e onestà intellettuale affinchè si possa creare per il cittadino e quindi per l’intera comunità, un valore aggiunto fruibile.
Gli scontri, del passato, tra guelfi e ghibellini hanno già tolto tanto al nostro territorio e se la cittadinanza ha scelto un gruppo di giovani amministratori anche lasciando da parte il proprio “credo”, lo ha fatto convintamente e con cognizione di causa e se non si capisce questo si rimane ancorati a qualcosa di anacronistico che non è più condiviso. Il tempo darà le sue risposte e la cabina elettorale sarà esecutrice di tale giudizio, perché i social non salveranno il mondo e tantomeno la nostra Nardo’.
Marcello Cazzante
















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