NARDO' - L’intreccio di passato e presente nell’identità dell’adottato. Una interessante iniziativa.
Verrà proiettato oggi pomeriggio nelle Officine Cantelmo di Lecce (31 gennaio, alle 15.30) il docufilm “Trame”, un video che raccoglie le voci dei protagonisti e degli operatori dell’adozione internazionale coinvolti nei passaggi cruciali della costruzione identitaria.
Organizza l’associazione Amici di Don Bosco, che ha una sede a Lecce, insieme con Missioni Don Bosco e con il patrocinio della Città di Lecce.
Il programma prevede i saluti del sindaco Carlo Salvemini; di Alberto Zonno Renna, giudice onorario del Tribunale per i minorenni di Lecce; di Roberta Altavilla, presidente dell'Ordine degli Avvocati di Lecce; di Chiara Greco, consigliere dell’Ordine degli Assistenti sociali regione Puglia; di Rita Perchiazzi, presidente Unione nazionale delle Camere minorili; di Grazia Manni, presidente dell’associazione Famiglie adottive e affidatarie di Lecce.
Intervengono l’avvocato Rita Perchiazzi sul tema “Il diritto all’accesso alle proprie origini”, la psicologa psicoterapeuta Paola Vaglio dell’associazione Amici di Don Bosco, su “Radici e ricerca delle origini”, l’antropologa dell’associazione Amici di Don Bosco Elisabetta Gatto su “La genesi e le finalità del progetto Trame”. Dopo la proiezione di “Trame”, Daniela Bertolusso (associazione Amici di Don Bosco sede di Torino) intervista Aroti Bertelli, adottata da adulta, sul tema del “Contributo degli adottati alla cura dell’adozione”.
Modera i lavori Maria Luisa Tacelli, docente di Diritto Canonico presso l’Università del Salento, originaria di Nardò.
Scheda
Passato, presente e futuro. Radici antiche e nuove. Un intreccio “in carne viva”. È quello che accompagna sempre la crescita dei figli adottivi costretti a cambiare il proprio paese. E la loro faticosa ricerca di identità. Ci sono passate anche Choi, Mary, Roopa, Jyothi e Radhika. Ed hanno deciso, su proposta dell’associazione Amici di don Bosco onlus, di raccontare la loro esperienza, ora che sono diventate adulte. Ne è uscito un video intenso, diretto e delicato al tempo stesso, che si intitola “Trame. L’intreccio di passato e presente nell’identità dell’adottato all’estero”. Il filmato sarà presentato a Lecce domani 31 gennaio alle 15.30, nelle Officine Cantelmo, nel corso di un incontro promosso da Amici di Don Bosco e da Missioni Don Bosco, cui sono invitati esperti e professionisti del settore, assistenti sociali, ma soprattutto genitori, giovani adottati, famiglie adottive in attesa, associazioni, aspiranti all’adozione.
Tutti possono partecipare, l’ingresso è libero e l’evento è gratuito. È stato, inoltre, richiesto il riconoscimento dei crediti formativi all’Ordine degli Assistenti sociali della regione Puglia e all’Ordine degli avvocati di Lecce. L’idea di fondo che ha mosso l’associazione – Ente accreditato per l’adozione internazionale in cinque paesi (India, Filippine, Mongolia, Colombia e Benin) – è che “l’identità dei figli adottivi non nati in Italia si fonda sulla possibilità di ricomporre nel tempo i pezzi della propria storia: un processo di ridefinizione lungo e faticoso, che comporta una tensione e un ripetuto passaggio tra diverse appartenenze”. Il video ripercorre questo processo attraverso la voce dei protagonisti e degli operatori dell’adozione internazionale, coinvolti nei passaggi cruciali della costruzione identitaria.
Una costruzione possibile, come dimostrano le testimonianze raccolte. Ormai diventate adulte, le figlie adottive protagoniste del video si sono abituate a sentirsi cittadine italiane, anche se sempre legate, con il pensiero e con il cuore, al proprio paese d’origine. L’identità dei figli adottivi non nati in Italia si fonda sulla possibilità di ricomporre nel tempo i pezzi della propria storia: un processo di ridefinizione lungo e faticoso, che comporta una tensione e un ripetuto passaggio tra diverse appartenenze, attraverso rimozione del passato e ricerca di legami con le proprie origini. Tale processo di ridefinizione identitaria va sostenuto, evitando sia di muoversi in direzione di un’assimilazione che tolga valore alla storia pregressa, sia di rimandare con insistenza a una cultura d’origine che potrebbe generare ‘non appartenenza’.
















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