NARDO' - Gli attori di questa brutta pagina della politica a Nardò devono riflettere e darsi una calmata, tutti. Non stanno dando certamente un buon esempio. Se il populismo sbanca un motivo ci sarà. La Gente è stanca e non si divide più tra destra, sinistra e centro ma tra ragione ponderata e settarismo di convenienza.
Più che richiamarsi, per abitudine auto assolutoria, agli alti ideali che mossero il mondo bisognerebbe contemplare un galateo istituzionale che non può essere ridicolizzato come mero privilegio di casta. Il rispetto dei ruoli derivati dalle urne è sacrosanto, per chi ha avuto il mandato di governare e per chi è stato relegato all'opposizione. Le parole, a volte, pesano più degli atti e stranamente fa più rumore una corbelleria di una delibera. È innegabile che il furore giovanile porti a manie di quasi onnipotenza ma è altrettanto riprovevole ogni tentativo becero di delegittimare chi ha pieno titolo a governare.
I giochi di "sale Gigino e scende Gigetto" sono stati fatti da tutti, nessuno escluso, e da sempre. Si cambiava casacca per barattare un posto di guardia municipale, per un terreno da inserire nel piano regolatore o ancor meno per una licenza commerciale. Si passava da destra a centro o da sinistra a destra ma nessuno offendeva, derideva, linciava. Certo che si biasimava, anche pubblicamente, ma finiva li, le urne poi decidevano.
A Nardò ultimamente stiamo commettendo uno sbaglio: stiamo prima idolatrando il primus inter pares per poi lapidarlo appena ci è data l'occasione. La saggezza antica coniò il sempre valido concetto che " chi di lama ferisce di lama perisce", è la ruota che gira. Su di una cosa però dobbiamo riflettete: non siamo in regime di monarchia ove ai padri subentrano i figli e chi da questa manna è stato unto dovrebbe esimersi dal comminar sentenze, non c'è più il reato di lesa maestà.
A Nardò tutti possono diventare sindaco ed assessore, anche presidente del consiglio se si è capaci di ricoprire il ruolo, senza necessità di cotanta discendenza o blasone politico, basta il consenso elettorale, ma con altrettanta chiarezza bisogna dire che colui che è chiamato a svolgere quelle funzioni lo deve saper fare, con garbo istituzionale e con saggezza, altrimenti fa il gioco dei dotti, medici e sapienti che coincidono spesso con i sobillatori di sempre, quelli che sono pronti ad additare alla folla chi mette in pericolo lo status quo pur di salvare Barabba.
Calma e gesso dunque, che il tempo passa e l'acqua del fiume scorre, l'importante avere una solida riva altrimenti si presta la sponda a manifesti che rimarcano i tanti giri di valzer, di generazioni in generazioni.
Giuseppe Fracella
















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