NARDO' - Prepariamoci a vivere la Santa Pasqua con Sant’Isidoro, Mirando Madrid, tanti aneddoti e curiosità di una vita straordinaria. Un esempio per molti.
Una media giornaliera di 25-30 km, a piedi, lungo sentieri già battuti oppure tutti da scoprire, ancora da tracciare. Trenta, quaranta giorni o più di marcia continua, per raggiungere i luoghi della santità: Roma, città eterna e poi lungo la via santuari, chiese, monasteri, cappelle conservate integre o semi diroccate, luoghi di culto. Un cammino fatto anche di fermate, bivacchi improvvisati e giacigli di fortuna.
Il protagonista di questa storia non passa inosservato al primo sguardo e siamo certi che, anche se non lo conoscete personalmente, il suo viso ampio e colorito di un bel rosso acceso, contornato da uno splendido paio di baffi bianchi, curati con piglio quasi maniacale, non vi sarà rimasto indifferente se l’avete incrociato magari tra le vie della nostra città. Noi lo abbiamo conosciuto prima nell’ottobre 2011 nell’ambito dell’Apuliae Sacra Peregrinatio, della quale parleremo in seguito, e poi nel 2014, dopo avergli chiesto una collaborazione esterna nell’ambito della manifestazione podistica Portoselvaggio Half Marathon, col compito di accompagnare i familiari dei podisti in attesa dei loro campioni all’arrivo in una escursione guidata attraverso la macchia mediterranea tra Torre Inserraglio, Cafari e Portoselvaggio.
Fernando Alemanno, classe 1958, è infatti ormai un “camminatore”, un “pellegrino/viandante” a tempo pieno, come lui stesso ama definirsi.
La sua è una vita davvero straordinaria. Si arruola nel 1976 nell’Aeronautica Militare e poco dà inizio ad un’ instancabile opera di ricerca bibliografica e di promozione della storia del peregrinare, con particolare attenzione dedicata alla scoperta delle antiche vie che portavano i pellegrini e i viandanti sulle strade del mondo alla ricerca dei luoghi più importanti e significativi del pellegrinaggio, in particolar mondo cristiano.
Fernando ci accoglie in compagnia di sua moglie, la signora Quintina, nella sua dimora antica nel centro storico di Nardò ed è un fiume in piena: la sua casa, ricca di storia, accoglie a sua volta le tante storie che questo neretino innamorato della vita e dei suoi cammini di fede ci racconta.
Quando nasce questo tuo desiderio di metterti in cammino?
Il mio “cammino”, nel senso più ampio del termine, muove i primi passi dal podismo vicentino: è durante i primi anni di servizio per l’Aeronautica, a Vicenza, che mi avvicino alla corsa, con piglio organizzativo. In quegli anni collaboro con la Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera) e con la Fiasp (Federazione italiana amatori sport popolari) della provincia di Vicenza e in questo ambito seguo l’attività di tre gruppi: uno non competitivo, nel quale di fatto son tutti “camminatori”; uno sempre di non competitivi, che però corrono; l’ultimo infine di atleti competitivi a livello amatoriale. Sono gli anni in cui partecipo alla Maratona di Lugano o alla Maratona Alpina nelle Dolomiti venete, organizzata dal Club Alpino Italiano. Sono uno dei primi collaboratori del mitico Movimento Podistico Vicentino e del Triveneto, nonché fondatore del Gruppo Podistico Azzurro dell’Aeronautica, in seno al quale ho fatto nascere manifestazioni podistiche epiche come la “Marcia Azzurra”.
Una esperienza che, già dai primi passi, lascia intravedere il germe di questa passione per la strada e le sue sfaccettature.
“Il cammino nel senso letterale del termine – prosegue Fernando- nasce invece nel 1978 davanti all’eremo di San Colombano, nel comune di Trambileno, vicino a Rovereto (TN). Un giorno passo da quelle parti con la mia auto e intravedo su un costone roccioso un edificio straordinario che attrae la mia attenzione. Scendo dall’auto e, come rapito da una forza misteriosa, comincio l’impervia scalata del sentiero roccioso che, dopo non poche fatiche, mi porta quasi sulla sua sommità. Lì, in uno scenario di grande suggestione, mi ritrovo davanti ad una stanzetta all’epoca quasi diroccata ed abbandonata. Sento una voce farsi strada dentro di me, che mi dice: “vai in giro per il mondo portando dentro di te e diffondendo lo spirito della Pace e della Fratellanza”.
Da quella sorta di rito di iniziazione passano diversi anni e le vicende della vita riportano Fernando Alemanno al punto di partenza, nel suo Salento, nella sua città natale, Nardò.
“Tornato qui, dopo anni di podismo e una vita votata al fervido attivismo, mi scontrai con una realtà molto dura e difficile da accettare: il movimento podistico era all’anno zero, si organizzavano solo sporadici eventi e la Fidal in provincia di Lecce di fatto non esisteva come organizzazione. Trascorse così qualche anno in una sorta di limbo, di smarrimento. Il vero e proprio pellegrinaggio comincia nel 2008 in seguito alle mie prime ricerche storiche alla riscoperta degli antichi sentieri percorsi dai pellegrini nel corso dei secoli passati. L’evento scatenante è l’incontro con l’Associazione Speleo Trekking Salento, guidata dal mio amico Riccardo Rella. Leggo su una locandina di questa “giornata pugliese dell’escursionismo”, organizzata a Santa Maria di Leuca, alla quale decido di partecipare spinto come sempre dal mio incessante e disinteressato desiderio di scoperta. E’ amore a prima vista: sono tre giorni di condivisione del cammino che lasciano nella mia anima un solco profondo. Nel 2009 parto per il mio primo “Cammino Leucadense”, lungo un itinerario che per quattro giorni mi porta assieme a tanti altri pellegrini da Lecce a Santa Maria di Leuca, presso il Santuario di Santa Maria “De Finibus Terrae”. Nel 2009 partecipo all’ultima maratona podistica corsa nella mia vita, la New York City Marathon, che percorro per intero (42 km, n.d.r.) con addosso la maglietta ed il cappellino del pellegrinaggio svoltosi dell’anno precedente a Leuca. E’ la fine di una storia, quella podistica, e l’inizio di una nuova i cammino che continua fino ai nostri giorni”.
Hai percorso ad oggi migliaia di chilometri di corsa ed altrettanti da camminatore. Che differenza di approccio, soprattutto mentale, c’è tra le due attività?
Sono due cose diverse, ma per certi aspetti lo spirito che le ha animate non è poi così distante. La corsa rappresenta una parte importante della mia vita. Ricordo che quando ero in servizio riuscivo a coinvolgere tutti i mie colleghi al punto tale che i miei superiori, anche quelli più reticenti e riottosi al movimento, finivano col correre dopo pochi giorni dall’avermi conosciuto. Sapevo come fare a pizzicare le corde giuste del loro orgoglio e poco dopo anche loro erano lì a correre con noi del gruppo sportivo. Lo stesso spirito di coinvolgimento l’ho trasferito nei pellegrinaggi: tra i partecipanti c’era gente mossa solo da pura curiosità fine a se stesa, che non sapeva recitare neppure un rosario oppure c’era chi era ignaro della nostra meta finale, del significato del cammino stesso o del termine “De Finibus terrae”, ad esempio, che fa da corollario al nome di Santa Maria nell’omonima Basilica di Leuca. Grazie agli approfondimenti ed agli studi storici che hanno sempre accompagnato le mie esperienze, anche in questo caso e pur non essendo io una “guida” nel senso tecnico del termine, ho sempre cercato di guidare i miei gruppi, con grande umiltà e spirito di sacrificio, senza mai aspettarmi nulla in cambio. Il motto che mi accompagna lungo i miei cammini è mutuato infatti dal Capitolo X del Vangelo dell’Apostolo Matteo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Abbiamo capito che sei un uomo di grande personalità, un trascinatore. Esiste anche un aspetto della tua spiritualità e della tua fede che spicca e che il proprio cammino aiuta a far emergere?
Credo molto nella Provvidenza, e non nel destino. Emblematico è in tal senso il caso di S’Isidoro: una sera nel 2009 mi ritrovo Don Mario (Giannelli, n.d.r.), attuale parroco della Chiesa di Sant’Isidoro che sostituiva Don Tommaso alla Chiesa delle Cenate. Dopo le presentazioni, gli descrivo sommariamente la mia attività. Lo invito a visitare la mia casa ai Masserei e resta impressionato dalla quantità di documenti (che Fernando chiama genericamente“carte”) in mio possesso. Effettivamente sono tanti: documenti, libri, appunti personali, ecc. Così Don Mario mi chiede e posso aiutarlo a ricostruire la storia di Sant’Isidoro, che fino ad allora per molti fedeli ai quali chiedeva informazioni restava “Il santo del Jolly Mare!”. Dovete sapere, ed è qui quella Provvidenza che io identifico chiaramente, che io sono stato tra i pochissimi neretini che hanno celebrato il proprio matrimonio, tanti anni fa ormai, proprio nella Chiesa di Sant’Isidoro! Quindi in un certo senso sono debitore a questo Santo che ha accompagnato per trent’anni la mia vita coniugale, benedicendola.
Comincia così la tua ricerca su Sant’Isidoro, ci racconti cosa hai scoperto su questo Santo che si venera nell’omonima località marina del Comune di Nardò?
Le mie ricerche si sono rivolte dapprima su testi di autori locali, tra i quali “Guida alle marine di Nardò. S. Maria, S. Caterina, S. Isidoro, Portoselvaggio e la natura. Torri, masserie, ville.” del prof. Mario Mennonna; poi con una ricerca sulla Cappella di San Sidero, tra Maglie e Melpignano, un sito archeologico di notevole pregio ed interesse, antico tenimento appartenuto ai Templari; infine, casualmente (riecco la Provvidenza!) mi ritrovai nel corso di una cammino a Santa Maria di Casole con Don Francesco Rizzo, conoscitore della lingua spagnola per aver svolto nella sua vita pastorale per diversi anni il missionario in Messico. Don Francesco accolse il mio invito a tradurre per me il libro “Vita di Sant’Isidoro Agricoltore, Patrono di Madrid” scritto dal R.P.Fr. Nicolas Joseph De La Cruz, dell’Ordine dei Minimi. (VEDI FOTO).
Questa traduzione ha rappresentato la svolta nelle mie ricerche, perché il libro contiene tantissimi particolari inediti (almeno per noi neretini) sulla straordinaria vita di questo Santo del quale, effettivamente, molti miei concittadini conoscono pochissimo.
Ci racconti qualcuno di questi particolari?
Premetto che di questa vita straordinaria raccontiamo diffusamente nel libricino che abbiamo dedicato a Sant’Isidoro, alla Chiesa ed alla Marina neretina che ne portano il nome, curato da me e da Don Mario Giannelli, dal titolo “Famiglia di Isidoro e Maria Toribia- Sposi e Santi coniugi spagnoli”, distribuito gratuitamente. In questo libro, tra tante curiosità e pensieri ed una bella introduzione curata dal Vescovo Fernando Filograna, ripercorriamo la storia, la vita e i luoghi di San Isidro Labrador. Il contesto storico della Spagna tra l’XI ed il XII secolo; la sua nascita datata 4 aprile 1082, a Madrid, da umile e povera famiglia di lavoratori; l’adolescenza e la cristianità di Isidoro, il suo incontro a Torrelaguna, una località vicino a Madrid, con quella che diventerà la sua sposa, la beata Maria Toribia; quindi la nascita del figlio Giovanni, per il quale si ha il primo prodigio: un giorno il figlioletto cadde in un pozzo profondo e San Isidro, richiamato dai campi dove lavorava dalle invocazioni disperate della moglie, si inginocchia davanti al pozzo in preghiera chiedendo al Signore l’intercessione per la sua salvezza. “Il signore Iddio, che scruta gli animi dei suoi figli, osservò le azioni quotidiane di Isidoro e Maria Toribia nella pratica delle loro virtù cristiane e nel servizio dei poveri e fece di essi suoi strumenti di pace e amore”. Le acque del pozzo si innalzarono così fino a restituire il corpo del figlioletto Giovanni ai suoi genitori. In un’altra occasione, Isidoro, trovandosi in un campo arido con il proprio padrone assetato, battendo la terra con la sua vanga fece sgorgare l’acqua. Ancora oggi tale fonte continua a scorrere.
La santità di Isidoro venne acclamata a furor di popolo. La Chiesa cattolica nel 1619, durante il papato di Paolo V sancì l’approvazione del culto; il 12 marzo del 1622 Papa Gregorio XV lo dichiarò Santo. Successivamente, nel 1960, Papa Giovanni XXIII proclamò Sant’Isidoro “celeste patrono degli agricoltori e contadini”. La memoria liturgica di San Isidro Labrador (Sant’Isidoro Agricoltore) ricorre il 15 maggio e viene celebrata a Madrid, città della quale è Santo Patrono.
Hai avuto modo di dedicare a Sant’Isidoro qualche tuo cammino?
Certamente. Nel settembre 2017 ho dato vita al Cammino “Mirando Madrid”, che ho voluto far partire da Alezio, città messapica, col fine di ripercorrere gli antichi luoghi del Regno di Napoli e della dominazione Spagnola, fino a Madrid, per abbracciare San Isidro e sua Moglie la beata Maria Toribia. Attualmente intrattengo una costante corrispondenza epistolare con la Congregacion de San Isidro de Madrid, utilizzando anche la pagina facebook dedicata, che utilizziamo per scambiarci foto, racconti ed esperienze.
Dovete poi sapere che a Madrid Sant’Isidoro ha una Congregazione voluta dai Reali di Spagna il cui presidente è il Re in persona. Vi invito a cercare informazioni su internet a riguardo, sarà molto interessante, all’indirizzo https://congregacionsanisidro.org/ .
Fernando ci racconta nei dettagli e con dovizia di particolari tanti aneddoti legati ai suoi straordinari cammini di fede. Riportarli tutti richiederebbe di dover scrivere un libro intero su di lui, e non è detto che non ci stia pensando, a dire il vero. A riordinare tutte le sue “carte” ne verrebbe fuori un testo davvero molto interessante di vita vissuta, una biografia di un neretino impegnato nel sociale, uomo di grande fede, cultore della famiglia con sua moglie Quintina, seguendo l’esempio di Sant’Isidoro e Maria Toribia.
Ci congediamo con una carrellata cronologica dei “tuoi” cammini. Mi citi brevemente quelli che hanno maggiormente caratterizzato la tua vita?
Ci sono degli episodi indimenticabili, che hanno segnato profondamente la mia esistenza: nel 2010 faccio il mio primo pellegrinaggio da Lecce a Monte Sant’Angelo. Quando sono alle porte di Trani un signore, che in seguito scoprirò essere un famoso artigiano locale, costruttore di un presepe artistico politeistico, ci invita a raggiungerlo nella sua dimora nel centro storico per mostrarci la sua opera. La mattina dopo ci rimettiamo in cammino e appena fuori dal santuario della Madonna dello Sterpeto a Barletta noto un’auto che ci gironzola attorno, riusciamo ad affiancarla ed al volante c’è una donna che chiede informazioni sul nostro itinerario. La informo che siamo diretti a Margherita di Savoia ed all’ingresso della città, dopo ore, mi viene incontro con due borse piene di generi alimentari. Lei resta affascinata dal nostro pellegrinaggio e noi dalla sua storia: è madre di una ragazza quattordicenne scomparsa prematuramente a causa di una malattia. Il suo nome era Noemi e la signora mi consegna una sua foto che vuole viaggi con noi. Da quel giorno nel mio corredo da viaggio c’è sempre quella foto, ed il nome Noemi accompagna anche la mia famiglia, perché casualmente uno dei miei figli ha dato questo nome alla mia nipotina: Noemi, mi piace pensare, rivive in lei!
Nel 2011, abbiamo detto all’inizio del racconto, è giunta a Nardò, presso il Santuario dei SS. Medici Cosma e Damiano, la Apuliae Sacra Peregrinatio, un cammino alla scoperta dei dei luoghi di culto e dei santuari pugliesi, durato 46 giorni per un totale di 1300 km!
Nel 2012 mi chiesero se potessi guidare, in collaborazione con Speleo Trekking Salento, il braccio Sud-Est della Stella d’Italia: 4000 km, 1000 camminatori, 54 giorni di cammino, 21 istituzioni aderenti: migliaia di camminatori hanno attraversato da ogni parte la penisola percorrendo a piedi cinque diversi bracci per raggiungere l’Aquila, cuore terremotato del nostro Paese.
Nel 2015 è la volta del Pilgrims Crossing Borders: fui contattato da un gruppo di Roma per organizzare la tratta Monte Sant’Angelo-Santa Maria di Leuca di uno straordinario viaggio a piedi partito da Trondheim (Norvegia), con arrivo proprio nel nostro Santuario “De Finibus Terrae”. Sempre lo stesso anno, da settembre a novembre, ho partecipato a “Misteri e Fuochi – Pellegrinaggi d’arte sulle Vie Francigene di Puglia”, percorrendo le vie dei pellegrini, le strade dei crociati e le rotte dei mercanti, alla scoperta dei tesori Nascosti della nostra Regione.
Chiudiamo questa lunga carrellata col progetto al quale so che tieni di più…
…Cammino di un Sogno, il sogno della mia vita, che forse, come tanti sogni, forse non si realizzerà mai completamente. E’ un itinerario che descrive un immaginario “8”, simbolo dell’infinito: parte dal Santuario di Santa Maria De Finibus Terrae di Leuca, raggiunge la tomba dei SS. Pietro e Paolo in Roma, da quisi sale a Nord-Ovest verso il Santuario Grotta di Massabielle, nel comune di Lourdes, In Francia; prosegue fino alla tomba dell’Apostolo Giacomo a Santiago de Compostela, ed ancora a Capo Finisterrae in Spagna, Canterbury in Gran Bretagna, per poi ritornare in Italia attraversando Loreto, il Santuario dell’Apparizione dell’Arcangelo Michele a Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia. Si conclude partendo da Leuca per Gerusalemme, in Terra Santa, per completare la parte inferiore di questo immaginario “8”.
Ci fermiamo qui, consapevoli di esserci forse dilungati, ma di aver raccontato davvero per sommi capi una piccola parte degli aneddoti e delle esperienze che hanno caratterizzato finora la vita di quest’uomo e della sua famiglia. Ed è proprio questo il messaggio che vogliamo lasciare al lettore che abbia avuto l’interesse di seguirci fin qui: abbiamo raccontato la storia di un uomo che ha fatto del culto di un Santo votato alla Famiglia come Sant’Isidoro il fulcro dei propri studi; che è felicemente sposato da trentasette anni con una donna meravigliosa che spesso lo accompagna in questa sua passione e percorso di fede; che ha una Famiglia unita e coesa, imperniata nel valore della Fede e della perseveranza nel lavoro e nello studio. In questo momento storico, nel quale spesso l’istituzione familiare è in crisi, crediamo che l’esempio di Fernando possa essere da stimolo soprattutto per i giovani ad intraprendere con fiducia un nuovo “Cammino”.
“Il pellegrinaggio- scrive Giovanni Paolo II in “Incarnationis Mysterium”, la bolla di indizione del Grande Giubileo del 2000)- riporta alla condizione dell’uomo che ama descrivere la propria esistenza come cammino…evoca il cammino personale del credente sulle orme del Creatore: è esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante vigilanza sulla propria fragilità, di preparazione interiore alla riforma del cuore”.
GIUSEPPE SPENGA
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ALLA NEW YORK CITY MARATHON
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APULIA SACRA PEREGRINATIO
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APULIAE SACRA PEREGRINATIO - ARRIVO
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CAMMINO D'UN SOGNO
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FERNANDO ALEMANNO
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FERNANDO ALEMANNO
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IN CAMMINO
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IN CAMMINO
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IN CAMMINO
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LIBRO STELLA D'ITALIA
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RICONOSCIMENTO SINDACO MARCELLO RISI
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