NARDO' - La discussione si anima. "Caro direttore, invito Luigi Nanni a fermarsi, e rispondermi del perché vuole assumere le difese anche di quei giornali e giornalisti che per due anni hanno attaccato violentemente la Raggi, e oggi sono passati all’assalto della sindaca di Torino".
Il ministro della giustizia, Bonafede ha dichiarato, e sono d’accordo: “Un conto è il giornalismo, raccontare i fatti, esprimere un’opinione, criticare una forza politica, ma altro conto è decidere di attaccare un esponente di una forza politica come avvenuto per due anni con la sindaca Virginia Raggi o una forza politica come avviene per il M5S a prescindere dalla narrazione dei fatti. Se fossi un giornalista – ha aggiunto Bonafede – mi piacerebbe poter prendere le distanze dai giornalisti che inventano un fatto o che si mettono a fare il tiro al bersaglio“.
E adesso stanno passando alla Appendino, sindaco di Torino. Andrea Scanzi, che non è un giornalista allineato a coperto, eppure sostiene: “Quando sento Berlusconi dire che col M5s si rischia di andare verso una dittatura, mi ricordo del suo editto bulgaro, quando fece fuori dalla Rai Biagi, Luttazzi e Santoro. E mi ricordo anche come, all’epoca del centrosinistra e specificatamente di Renzi, magicamente dalla Rai sono scomparsi fior fior di giornalisti, come Giletti, Giannini, Floris, Gabanelli, Mercalli, e potrei andare avanti a lungo. Quindi (centrosinistra e centro destra) loro stiano zitti, noi parlino”.
E poi invito sempre Luigi Nanni, di leggere bene le parole dette da Di Battista che non ha attaccato tutti i giornalisti, perché si è riferito a coloro che hanno attribuito alla sindaca Raggi qualsivoglia forma di flirt, dicendo che era andata a letto con Romeo, con Frongia, con Marra. Sembrava che al Campidoglio chiunque esistesse di sesso maschile fosse andato con la Raggi.
Di Battista ha detto che forse la prostituta non era la Raggi, ma erano coloro che scrivevano queste cose.
La difesa corporativa di questo tipo di giornalismo, con credo che interressi particolarmente neanche a Luigi Nanni.
Scanzi continua, “Io difendo Paolo Borrometi, che rischia la vita tutti i giorni, Marco Lillo, Emiliano Fittipaldi. Non ho nessun interesse a difendere coloro che hanno fatto titoli come “Patata bollente” o “Mutande verdi di Virginia” o “Hanno perso la Virginità””. E poi “Se diciamo che con la Raggi l’informazione si è comportata esattamente nello stesso modo in cui ha trattato analoghi casi giudiziari riguardanti sindaci di centrosinistra e di centrodestra, pecchiamo di una totale disonestà intellettuale.
“Ci sono stati attacchi catafratti nei confronti della Raggi, che è stata massacrata in maniera praticamente permanente e alla quale si dedicavano 12 pagine di giornale, mentre si davano 20 righe al caso Sala o al caso Consip.
Quella dell’informazione” – chiosa Scanzi– “è una categoria nobilissima, ma, se ti comporti così, è chiaro che i lettori non credono più alla nostra onestà intellettuale. E se la nostra categoria è ritenuta svilita e vilipesa, un motivo c’è. E non è colpa del M5s, ma dei tanti colleghi che non hanno la schiena dritta”.
Ho riportato queste parole, Luigi, perché si comprenda che le critiche (legittime) di alcuni esponenti politici della maggioranza sono rivolte verso una stampa di parte, e si percepisca che in alcuni, non tutti, giornalisti il due pesi e due misure non è l’eccezione ma la regola.
Maurizio Maccagnano
sindacalista dissidente
















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