La cattedrale qual simbol d'amor
vi dà il benvenuto al mattin
c'è una buona vecchietta
che chiede al tuo cuor
due penny per gli uccellin
Queste creature chi può non amar?
Trepide attendon lassù
i piccoli al nido potranno sfamar
se qualcosa offri anche tu..
solo un po' voglion da noi
date, date, date anche voi
solo un po' basta per lor
bastan due penny dati di cuor
tutto intorno alla chiesa
ascolti le voci
degli angeli che lassù
innalzano un coro e sorridon felici
se dai qualcosa anche tu
la vecchietta è sempre laggiù
dona, dona due penny che tu
va da lei con tanto amor
dona, dona, dona di cuor
Quando guardo il film "Mary Poppins" mi commuovo sempre ascoltando questa canzone, cantata dalla Tata per educare i piccoli fratelli Banks al dono.
Cos'è il dono se non il gesto più alto di apertura all'altro? Donare è l'esercizio pratico della solidarietà perché ci si riconosce capaci di privarsi di qualcosa di importante per renderne partecipe l'altro. Uno dei principi del dono, poi, è la gratuità il non aspettarsi nulla in cambio, cioè.
Esistono vari motivi per cui qualcuno si senta spinto a donare qualcosa a qualcuno: l'amicizia, l'affetto, l'amore per qualcuno sono i motivi che magari ci saltano subito a mente quando pensiamo al dono. Confondendolo con il regalo.
Il dono è molto di più. Il dono attiene sempre al superamento delle nostre cerchie personali. Il donare o il donarsi rompe li steccati delle amicizie e delle parentele e ci proietta sempre oltre noi. Potrei dire che il dono o meglio, il donare, non è tanto un gesto ma un atteggiamento. L'atteggiamento del dono è ciò che sempre, sempre, ci fa guardare oltre la punta del nostro naso facendoci accorgere delle situazioni di fragilità che il tempo presente ci mette davanti. Situazioni di fragilità a volte prossime a noi, altre che ci vengono presentate dai mass media e che ci toccano il cuore. Chi sa donare, sa accorgersi dei bisogni sempre e senza distinzioni. Il dono è un universale di bene perché di per se stesso è volto sempre alla promozione integrale dell'uomo. Cioè, quando ricevo un dono sono felice perché il dono è sempre inatteso e spesso immeritato e chi mi ha fatto quel dono, vedendomi felice lo è a sua volta. E' la felicità lo scopo del dono, aprire cioè uno spiraglio di luce in una giornata altrimenti uggiosa o, più estensivamente, in una vita ferita.
Per noi cristiani, donarsi è uno stile di vita perché solo così possiamo imitare il nostro Salvatore che si è donato a noi gratuitamente, cioè senza che noi ne avessimo merito ossia per non insuperbirci.
Perché questo preambolo?
Perché ritengo che il gesto del Sindaco di Roma, Virginia Raggi, di non donare le monetine gettate dai turisti nella Fontana di Trevi e che fino ad oggi sono state utilizzate dalla Caritas di Roma per i servizi di ascolto, soccorso e assistenza dei tanti poveri dell'Urbe sia altamente diseducativo.
Sia chiaro, l'Amministrazione Comunale di Roma ha tutto il diritto di utilizzare come meglio crede quel denaro. E' della Città. Tuttavia, ritengo, che un Sindaco non possa non tener presente l'alto valore sociale del dono di quel denaro alla Caritas di Roma. Non voglio entrare nel merito dei soldi risparmiati dal nostro Welfare grazie all'opera sussidiaria che le Caritas svolgono sui territori e che solo occhi miopi non riescono a vedere.
Perché è ingiusto privare la Caritas di quel denaro, così utile a sostenere i tanti servizi per i poveri? Perché è un segno di attenzione, di un'intera comunità verso il servizio svolto dalla Caritas, appunto. Ed è un segno che trascende le appartenenze ideologiche o di fede. Il bene fatto dagli operatori della Caritas, un bene che è composto di servizi puntualmente rendicontati al centesimo di euro, è oggettivo e universale: per tutti cioè. Non si può non ammetterlo a m eno che non si abbia il cuore così sclerotizzato da ideologie e appartenenze che pur di colpire questo mostro che per alcuni è la Chiesa Cattolica, non si rinuncia a colpire i poveri.
Il Sindaco Raggi ha affermato che quel milione e mezzo di euro verrà utilizzato per il restauro dei monumenti (Sic!), a Roma...come se la Capitale manchi di contributi per il recupero del patrimonio artistico e proprio quel milione e mezzo di euro è la somma mancante per restituire lustro e pulizia alla nostra amata Capitale.
Mi auguro che i nostri amministratori non prendano esempio dal Sindaco di Roma, così attenta a mantenere uno stile giacobino che porta solo inutili arroccamenti che producono inutili e dannose contrapposizioni. La Chiesa Cattolica Italiana, composta da tutti i credenti è parte integrante del tessuto sociale della nostra Italia. Riconoscere l'opera sociale ed educativa di questa comunità vuol dire aver compreso l'alto valore della sussidiarietà.
La Caritas di Roma chiuderà alcuni servizi? Io credo di no. Ci saranno certamente dei disagi ma noi, che crediamo nella Provvidenza di cui spesso osserviamo li effetti, sappiamo che la Caritas di Roma saprà far fronte alle difficoltà che sorgeranno e la prossima volta che andremo a Roma, vedremo tutti i monumenti restaurati, i musei attivi, le strade pulite, i trasporti puntuali e tanti altri servizi attivati grazie alle monetine di Fontana di Trevi.
Don Giuseppe Venneri
Direttore Caritas Diocesana Nardò-Gallipoli
















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