NARDO' - Gli idrovolanti fantasma riappaiono a Nardò. Come in un film dell'orrore, la storia degli idrovolanti che collegheranno l'Italia al resto del mondo emerso riappare a Nardò. A Santa Maria al Bagno verrà profanato il “Giardino della Memoria”, un luogo di memoria che meriterebbe il massimo rispetto e attenzione. Ecco la nota dell'associazione Nardò Bene Comune, da anni in trincea sui problemi più importanti della città.
Gli effetti di questa scelta scellerata produrranno un divieto di balneazione su quasi tutto il lungomare (sino e oltre le Quattro Colonne) e altri disagi come il rumore e la puzza dei gas di scarico. La qualità della vita e il valore degli immobili ne risentiranno? Noi temiamo di sì.
Sarebbe bastato fare una ricerca su Google per trovare altri progetti simili del tutto fallimentari. Il sindaco Pippi Mellone, insieme ai suoi fedelissimi compagni di sventura, si è lanciato in improbabili slogan del tipo “allacciate le cinture!” oppure “Nardò prende il volo!” e altri ridicoli annunci. Le carte, e soprattutto le storie dei soggetti coinvolti nel progetto, dicono tutt’altro.
Iniziamo partendo dal cuore dell'iniziativa: il progetto SWAN riguarda esclusivamente “la creazione di una rete di idroscali sostenibili”. Chi parla di voli per la Grecia dice il falso. Se la ciurma di Mellone continua a far volare menzogne, i documenti che lo stesso Comune di Nardò ha firmato e inviato alle autorità coinvolte offrono una realtà dei fatti diversa. Una realtà dei fatti che Pippi Mellone si guarda bene dal rendere nota.
In una nota ufficiale, indirizzata alla Capitaneria di Porto di Gallipoli, il Comune di Nardò chiarisce che non esiste alcun gestore delle fantasiose tratte per la Grecia: “prevedendo, una volta terminata la realizzazione dell’infrastruttura ed individuato il futuro gestore, l'eventuale richiesta di certificazione ad ENAC da parte del Gestore individuato”.
Il danno e la beffa. Il sospetto che i soldi utilizzati vengano spesi per strutture che non serviranno a nulla è molto forte. Un danno da 3 milioni di euro. Soldi che si potevano spendere (meglio) in maniera diversa. Perché proprio sul “Giardino della Memoria” è un altro aspetto oscuro della vicenda. Non vorremmo pensare male e avvicinare le radici di estrema destra del sindaco Mellone e di alcuni suoi sostenitori a un luogo sacro per migliaia di profughi ebrei liberati dai campi di concentramento nazisti e arrivati proprio lì, dove oggi si vuole smantellare tutto per metterci un mini terminal. La coincidenza appare quantomeno sospetta.
Il nostro augurio, per il bene di tutti e per amore della verità, è che questo scempio venga fermato in tempo.
















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