Nota di Giancarlo Capoccia, coordinatore cittadino di Lecce del Movimento Regione Salento
«L'unico polmone verde del centro cittadino, con i suoi 34mila metri quadri, è la "Villa Comunale", premessa d’obbligo per evidenziare quanto segue.
Il 9 novembre 2020, l’attuale amministrazione, chiese il rilascio dell’immobile in quanto rientra nel patrimonio indisponibile dell’Amministrazione comunale.
Successivamente, il 22 gennaio 2021 pubblica, sull’albo pretorio del Comune di Lecce, l’avviso pubblico per manifestazioni di interesse per la concessione della villa comunale “Giuseppe Garibaldi” finalizzata alla valorizzazione dell’intero complesso storico.
Evidenziamo che all’interno sono presenti cinque fabbricati, tra cui il locale adibito a bar, poi la ludoteca, la casa del custode, il rifugio antiaereo risalente alla Seconda Guerra Mondiale, e tutti ancora da riattivare e valorizzare.
È sconcertante che esattamente dopo un anno ci ritroviamo al punto di partenza e tutto tace: l’unico punto di ristoro, meta di sportivi amanti del jogging, riferimento per molte famiglie che trascorrono lì molte ore della giornata, dei bambini che giocano in tutta sicurezza lontani dai pericoli della strada, di pensionati che si ritrovano per socializzare e di turisti in trasferta, sia ancora non fruibile.
Chiediamo allora: che fine ha fatto il bando per la raccolta di manifestazione di interesse?
Facciamo notare l’evidente e grave danno collettivo per il mancato introito nelle casse comunali, poiché, l’aggiudicatario della gestione dovrebbe pagare un canone annuale ma anche impiegare personale per l’apertura e chiusura della villa, per la vigilanza e guardiania, per l’ordinaria manutenzione del parco e del verde, e della pulizia delle aree esterne che spetta, secondo l’avviso per manifestazione di interesse, proprio all’aggiudicatario.
L’Amministrazione Comunale in carica si sta rivelando, sempre di più, un gruppo senza bussola, con una politica delle parole ma non dei fatti, fatta di proclami, esperimenti, “immaginazioni” e ritardi e il risultato è dover vedere Lecce come una città “stagnate”, di contro, proprio quei cittadini che spalancarono “le fenesce”, hanno iniziato già da tempo a richiuderle».

















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