OPERAZIONE “SABR” - NARDO’, DIETRO LA LAVAGNA!
La Cassazione ribalta la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Lecce che aveva prosciolto datori di lavoro e “caporali”, mandandoli assolti “perché il fatto non sussiste”
Insomma, punto e daccapo
Ma date un’occhiata anche all’ “Antoniano” e al sempiterno “Gerontocomio”
Troppo frastuono e spaesamento intorno a noi per poi pretendere di mantenere i nervi saldi. Anche perché, nel volgere di poche settimane siamo passati da un’emergenza all’altra. Il Covid in testa, poi velocemente degradato (ma, almeno in Puglia, l’occupazione dei posti letto ha raggiunto il 90% e si scopre che la provincia di Lecce è in cima ai contagi nella rilevazione nazionale) per lasciare posto alla guerra di Putin che oltre a morte e dolore all’Ucraina, rischia di travolgere mezzo se non il mondo intero. Per scendere, poi, alle nostre latitudini, e vedere tutte le difficoltà. Che non veniamo nemmeno aiutati a capire. Se Macron dice ai suoi che bisogna prepararsi a un’” economia di guerra” e Draghi, invece nega tutto e ci tranquillizza col suo sorriso, crediamo che uno dei due non miri giusto. Ovviamente, lode a chi ha indovinato, e detto la verità.
Però, ma come parlano i nostri ministri? Lasciamo stare Di Maio che, sempre impettito, vuole spezzare le reni alla Russia e, invece, Roberto Cingolani, ministro della “transizione ecologica”? A proposito della nostra autosufficienza energetica, ha parlato per l’Italia della necessità di dover aspettare almeno 65 mesi! Roba da far sorridere, se non fosse tutto tremendamente serio. Si sarà trattato del “linguaggio del pudore”. Dobbiamo noi fare un rapido calcolo per sapere che si tratta di 5 anni e mezzo!
Poco è mancato (sua trascuratezza) che Cingolani, sempre a proposito di questa nostra carenza di energia, ci dichiarasse il ritardo in giorni: 1950 (65x30), tenendo comunque conto che gennaio, marzo, maggio, luglio, agosto, ottobre e dicembre hanno 31 giorni e, pertanto, bisognerebbe aggiungerne altri 7. Come vedete, è meglio prenderla alla leggera, ma pare che i drammi si avvicinino, con un carovita che sta colpendo forti fasce della popolazione. Non solo energia, ma anche beni di prima necessità che o costano troppo o che si rischia di non trovarli nello scaffale. Insomma, la nostra vita con meste discussioni e messa a repentaglio tra pompe di benzina e supermercati.
Cose, comunque, a noi tutti ben note per passare ad altro. Ecco perché merita tutta l’attenzione quanto è successo con il recente pronunciamento della Cassazione che ha ribaltato la sentenza della Corte d’Appello di Lecce che aveva mandato assolti datori di lavoro e “caporali”, stabilendo che “il fatto non sussiste”. Vicenda sin troppo nota per Nardò per essere dettagliatamente riproposta e balzata al disonore della cronaca nazionale del tempo. Nardò su tutti i giornali e anche in Tv e non certo per qualcosa di cui andare fieri.
Si trattò dell’operazione “Sabr” che, nella prima fase dibattimentale e conseguente processo (anni 2008-2011), comminò 121 anni di reclusione a 13 imputati. Il ricorso alla Corte d’Appello, come si diceva, aveva mandato tutti assolti. Si disse allora da parte degli avvocati difensori che per la condanna non potevano essere applicate norme assenti al momento dei fatti e quindi non fosse possibile retrodatarle. Chiaro l’esempio dell’introduzione della legge sul “caporalato” n.199 del 29 Ottobre 2016 in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura. Oggi la Cassazione ci dice che tutto deve essere azzerato e ricominciare tutto daccapo, annullando la sentenza di assoluzione. E, dunque, Nardò torna dietro la lavagna, con comportamenti quantomeno sbrigativi che avrebbero riguardato datori di lavoro e loro sodali, i cosiddetti “caporali”.
Impianto accusatorio che a suo tempo portò alla costituzione di parte civile della Cgil e Flai-Cgil.
Ed ecco che Nardò è “obbligata” a interrogarsi, capire e far capire cosa non è andato, verificare se ci sono state mancanze, colpevoli omissioni. E, si può dire, la prova del nove, o verifica come vogliamo chiamarla, la vedremo con l’inizio della prossima stagione della raccolta di angurie e pomodori che, per dirla con la contabilità del ministro Cingolani, sarà tra circa 85 giorni (esattamente il 15 giugno ndr). Argomento pesante, come si vede, ma senza tralasciare “qualcos’altro” che pure succede nel nostro recinto cittadino.
E che nessuno mostra capacità di rappresentare. Bisogna andare a pescare in una puntuale “fonte” neritina per spiegare quello che succede (succederà) dopo la demolizione dell’ex Antoniano. Ben 2.569 mq finalizzati ad una Rsa da 18 posti. Intervento da oltre tre milioni e mezzo di euro, totalmente finanziati dalla Regione Puglia. Ma anche intervento definito dalla fonte “il graziosissimo regalo al Vescovado, ricostruendo un moderno edificio e dotandolo di tutte le più avanzate tecnologie, per poi cederlo gratis et amore dei”.
Vale a dire che la Curia Vescovile di Nardò rimane proprietaria dell’area e ne rientrerà in possesso allo scadere dei 25 anni previsti. Avete compreso? Tutto quello che verrà edificato e attrezzato tornerà nel pieno possesso della struttura religiosa e il Municipio di Nardò, se vorrà continuare a erogare i servizi proposti, si dovrà cercare altri immobili. Non pare questa una sottigliezza, anzi è tema vero. Purtroppo, al momento o non si sa oppure non si vuol dire.
Sarebbe anche il caso del gerontocomio, sapere che fine abbia fatto. Se venduto o meno, quanto si è ricavato e se la RSA non poteva starci lì. Struttura sempre pensata al servizio di anziani e disabili. Progettata per un’utenza di 70 persone e che avrebbe necessitato, a pieno regime, di 120 operatori. Però, sempre lasciata al degrado più assoluto. Mistero.
Nessun mistero, invece, quando ci si vuole complicare la propria vita (e il proprio lavoro).
I fatti: in questi giorni è stato posto sotto sequestro il lido Pai Beach di Santa Maria al Bagno (in mezzo, tra la Reggia e le Quattro Colonne), per il mancato smontaggio alla scadenza della concessione demaniale. E va bene, si potrebbe dire! Anche a Otranto fecero la stessa cosa e dopo una lunga querelle (ricorsi, agganci politici alla luce del sole, “neutralizzazione” della Soprintendenza), riuscirono a farla franca e non smontare i pontili per i natanti. Ma qui si è andati ben oltre. L’inchiesta è stata avviata dal Pubblico Ministero della Procura di Lecce, dopo il sopralluogo effettuato dalla Guardia Costiera della Capitaneria di Porto di Gallipoli che ha scoperto l’impiego di materiale non autorizzato; in particolari una serie di tiranti metallici conficcati nella scogliera per ancorare la pedana. Insomma, una fortificazione e chissà cosa avranno pensato i pesci di quello specchio d’acqua! E’ mai possibile? Comunque, niente paura. Si farà il ricorso annunciato ed è possibile che, come nel caso di Otranto, si riesca ad averla vinta.
Luigi Nanni
















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