NARDO' - Dopo 22 anni c'è stato il cambio della guardia alla guida del circolo Acli di Wohlen, in Argovia (Svizzera). Giuseppe Però, il nostro concittadino che da anni (da quando appena diciottenne andò via dall'Italia per giocare a calcio a Lucerna) è un personaggio notissimo nel mondo dell'assistenza e dei servizi a favore dei lavoratori italiani all'estero.
Intervista a cura di Ignazio Cacudi
Un neretino doc, Giuseppe Però, emigrato in Svizzera in giovane età, ha conquistato la stima e l’apprezzamento delle Istituzioni e della comunità di Wohlen, con un impegno incessante nelle Acli locali che ha diretto e presieduto per ben 22 anni. Un circolo che non è semplicemente una delle tante strutture di base dell’associazione cristiana dei lavoratori italiani, organizzazione che fin dalla sua nascita ha accompagnato ovunque i nostri emigrati. Infatti, il circolo Acli di Wohlen - oltre ad essere il più grande del Cantone Argovia e il secondo di tutta la Svizzera per numero d’iscritti - è il riferimento culturale e sociale della comunità italiana e anche di altre comunità immigrate, e per tanti anni ha svolto di fatto il ruolo di mediatore culturale tra le istituzioni di Wohlen e la comunità italiana nel lungo e faticoso processo d’integrazione nella società di accoglienza.
Giuseppe Però, dappertutto l’integrazione dei nostri connazionali nelle società d’accoglienza non è stata una passeggiata, come la storia insegna. In Svizzera a che punto è l’integrazione?
L’integrazione è un processo lungo e difficoltoso, sul quale pesano le contraddizioni culturali, l’apprendimento della lingua locale, gli ostacoli di natura politica. Come noto, in Svizzera abbiamo avuto, in particolare negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, molte iniziative referendarie contro gli “stranieri”, con una forte caratterizzazione xenofoba. Iniziative per fortuna rigettate dalla maggioranza degli elettori. La comunità italiana ha superato le tante difficoltà ed ora possiamo dire che il processo d’integrazione sociale e professionale dei nostri connazionali si è compiuto. Le seconde e, soprattutto, le terze generazioni sono parte integrante della società svizzera e hanno conquistato posizioni importanti nelle gerarchie professionali della società svizzera, un po’ meno a livello politico.
In Italia è molto dibattuto il nuovo fenomeno dell’emigrazione giovanile, categorizzata come “fuga di cervelli”, un fenomeno che non risparmia la nostra Regione. Anche in Svizzera arrivano i nostri giovani?
È vero, siamo di fronte ad una consistente ripresa dell’emigrazione italiana verso varie nazioni europee e naturalmente anche qui da noi. Negli ultimi 10-12 anni il flusso migratorio dall’Italia verso la Confederazione è aumentato mediamente di circa 20mila unità all’anno, tanto da riportare la nostra comunità di nuovo al primo posto tra quelle immigrate, posizione ricoperta stabilmente fino a metà degli anni Ottanta. È vero, ci sono tanti giovani tra i “nuovi italiani” giunti in Svizzera, spesso ben qualificati e anche molti laureati.
Anche dalla Puglia?
Si certo, anche dalla nostra Regione. Trovo errato etichettare questi nuovi flussi come “fuga di cervelli” perché siamo di fronte a nuove caratteristiche della mobilità professionale, certamente stimolata dalle precarietà occupazionale che colpisce i giovani. Ma hanno ripreso ad emigrare anche le famiglie al completo, un aspetto che rilancia l’importanza del nostro circolo Acli, luogo di accoglienza, di relazioni umane, di azione sociale e di servizi erogati alla comunità. Le Acli, infatti, offrono innumerevoli servizi attraverso le loro strutture territoriali, il Patronato Acli, l’Enaip, che interagisce con le autorità svizzere preposte per la formazione professionale. Tramite il servizio civile organizzato dalle Acli italiane sono arrivati nella nostra realtà numerosi giovani dalla Puglia, anche da Nardò.
Lei ha presieduto per 22 anni il Circolo Acli di Wohlen, avrà sicuramente tanto da raccontare e ricordare.
Una lunga presidenza davvero, preceduta da quattro anni come membro del Consiglio direttivo del circolo. Ho vissuto tante esperienze emozionanti sotto il profilo umano che hanno cementato la mia appartenenza alle Acli. Per dirigere una struttura come la nostra, che per il volume di attività svolte è una vera e propria “impresa sociale”, si deve poter contare su una squadra consapevole del compito loro affidato dai soci, ma anche delle aspettative delle Istituzioni locali. Di tutti questi anni conserverò con affetto il ricordo del lavoro quasi quotidiano svolto con il gruppo di collaboratori che si sono alternati al mio fianco, della disponibilità di ognuno di loro a dare il meglio, nel volontariato, per il bene comune. Devo anche dire che nei primi anni è stata una sfida non facile, avendo raccolto l’eredità di persone importanti che hanno fondato il circolo e, soprattutto, hanno avuto un ruolo decisivo quando è stata costruita la nostra sede con l’aiuto delle autorità locali. Una sede che ha persino il ricovero antiatomico, cosa che ha fatto sempre sorridere gli ospiti venuti dall’Italia.
A proposito di ospiti dall’Italia, anche Nardò ha avuto un posto nel vostro circolo?
Nardò, la città in cui sono nato e alla quale sono profondamente legato, non poteva mancare nelle attività promosse dal nostro circolo. È stata presente nelle manifestazioni a carattere culinario organizzate da noi per promuovere, a turno, le Regioni italiane. E nel 2006 è stata presente con la delegazione comunale guidata dall’allora sindaco Antonio Vaglio accompagnato da Antonio Cavallo, dall’intera giunta comunale e da te che eri a capo dell’ufficio stampa del Comune. Una visita che toccò aspetti d’interesse reale: la visita a un’impresa leader nella lavorazione delle lamiere con tecnologie allora avanzatissime, la partecipazione all’esposizione agricola di Friburgo, con una parte importantissima dedicata alla produzione vinicola, l’incontro con l’intera giunta comunale di Wohlen e il bell’incontro con la comunità italiana presso il circolo Acli di Wohlen.
Tanto lavoro, indubbiamente, e ora lascia la presidenza in buone mani?
Posso dire di essere stato fortunato anche in questo passaggio. A Wohlen vive da sempre Franco Narducci, un mio amico fraterno per tanti anni ai vertici delle Acli Svizzera (è stato anche presidente nazionale). È un profondo conoscitore dell’emigrazione italiana a livello globale, avendo ricoperto per otto anni il ruolo di Segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE), organismo istituzionale regolato da una legge dello Stato. Ma Franco Narducci è stato anche un parlamentare eletto dai nostri emigrati alla Camera dei deputati durante due legislature (dal 2008 al 2013, vicepresidente della Commissione affari esteri della Camera). E, soprattutto, Franco nutre un grande affetto per la Puglia che ha visitato spesso, anche Nardò, durante il suo incarico parlamentare e ancor prima come Segretario generale del CGIE e nella fase negoziale tra la Svizzera e l’Ue sugli accordi bilaterali e la libera circolazione delle persone. Il Circolo Acli è davvero in buone mani.
















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