A CHI SPETTA SALVARE IL TURISMO DI CASA NOSTRA?
Paradossale la situazione di Lecce. Baciata dalla fortuna ma in ritardo ad accogliere i suoi ospiti.
E noi (a Nardò) cerchiamo di fare bene la nostra parte!
Per mera curiosità, si vorrebbe sapere da chi è “governato” il turismo della città di Lecce. Che da tempo registra sempre un passo avanti e due indietro in quanto a servizi alla persona (trattasi di turisti), lasciando perplessi le migliaia di visitatori che per fortuna affollano la città e il suo territorio. Eppoi, quello pugliese. Con uno spot pubblicitario commissionato fuori tempo massimo dalla Regione ma che è semplicemente scomparso dalle emittenti televisive. Per giunta, criticato e ritenuto troppo costoso. Argomento comunque vecchiotto. Per il resto è bastata l’osservazione di queste due ultime settimane di maggio per vedere in che condizione viene accolto il turismo organizzato a Lecce. Forti e inascoltate le critiche di tanti tour operator, delle centinaia di guide turistiche, sia per viaggi di adulti italiani e stranieri, sia che si riferiscano al turismo scolastico visita alla città. Si puo’ dire, un gran bendidio, non soltanto in termini economici, che ogni città accoglierebbe a braccia aperte e che invece Lecce ospita a fatica.
Paradossalmente, visitare Lecce è diventato faticoso e difficile. A cominciare dal check-point, perennemente intasato da bus (non soltanto quelli della giornata, ma anche da mezzi che lo usano abitualmente per parcheggio). Un luogo già poco sicuro e colpisce il fatto che in una struttura simile non venga prevista una figura che regoli il traffico interno. Esempi analoghi non mancano. Siamo all’inizio di quella che può definirsi l’avventura dei tanti turisti che hanno scelto la nostra città. Che si avvia a varare la sua Ztl H2) e già apertamente contestata; lo stesso assessorato si è dichiarato disposto a “sedersi al tavolo”). Ma intanto provate a girare in mattinata per via Palmieri o Corso Vittorio Emanuele II: a ogni ora camion, furgoni con inserite le quattro frecce, carretti, rumori, un gran numero di auto che fa pensare ai tanti permessi fasulli d’un tempo. La storia: qualche tempo fa si notò che Corso Vittorio Emanuele II di fatto era diventata un’arteria a “ scorrimento veloce”, per poi scoprire che tantissimi viaggiavano senza “pass” , scaduto da tempo e appartenente a defunti. Non vorremmo che Lecce cumulasse altri tristi record, come per le 100mila (centomila) contravvenzioni fatte in pochi mesi per la deviazione all’altezza dell’ex carcere Bobò (vicino a Porta Rudiae), prima di immettersi su Viale Gallipoli, oggi vietata, ma che esiste da quando esistono le quattro ruote e senza mai aver creato problemi; oggettivamente, per le caratteristiche della veicolazione, il provvedimento risulta anche sbagliato, intasando ancor più il traffico dell’area (oggi l’amministrazione comunale “promette” una rotonda sul luogo, non servirà a niente). O per il pervasivo parcheggio a pagamento (70mila stalli!) che fa di Lecce una delle città italiane che ha ceduto alla “concessionaria” un’area spropositata del suo territorio E anche una delle più multate(Sole 24 Ore). Si vede, c’è più di una cosa che non va. Per giunta, si annunciano aumenti delle tariffe!
Alcuni turisti del gruppo che accompagno mi chiedono del bagno. Sono in imbarazzo e non so rispondere. Non ci sono bagni pubblici a Lecce, una delle capitali del barocco italiano ed europeo! (non chiamateli con quel nome quelli dell’”ipogeo” vicino al Castello!). Corse affannose verso il bar vicino e lontano. Bisogna attendere il turno. Nemmeno uno per i maschi e uno per le femmine. Comunque sempre gentili i titolari di bar o altri esercizi, ma giustamente esasperati. E sempre a chiedersi (fossero soltanto loro!) come mai un’amministrazione maltratta in questo modo i suoi turisti. La stessa amministrazione che è “a conoscenza” delle migliaia di visitatori che ogni anno arrivano in città! Che non può trovare la scusa delle risorse che mancano, ove si consideri il bottino milionario della Tasse di Soggiorno e la prevista “destinazione d’uso”. Per poi tristemente rilevare (ma detto in generale), come non si riesca a rimettere la copia della statua di S.Oronzo sulla colonna romana, perché manca ancora la miseria di 20mila euro sui 200mila previsti).
Ma torniamo ai bagni pubblici che non ci sono. Una cosa incomprensibile. Chi ci deve pensare? Il sindaco? L’assessore “al ramo”? Bisogna scomodare il Prefetto? Siamo di fronte a vera sciatteria dalla quale non riusciamo a sfuggire. Caro assessore, come mai non si approntano aree con bagni chimici, come per le grandi manifestazioni? Migliaia di turisti ogni giorno sono una “grandiosa manifestazione” che onorano la città. Le stesse migliaia lasciate però allo sbando e sperando nella benevolenza altrui. Per questo, potrebbe provvedere anche domani (…per chi legge) e utilmente rimediare.
No, così non va! L’arretramento è su tutta la linea, nonostante le tante battaglie ingaggiate da associazioni di categoria, di sprone alle istituzioni tutte, per preparare la stagione turistica. E’ il caso del parcheggio nell’atrio di Palazzo dei Celestini, sempre invaso da decine di auto, nonostante le promesse di marinaio per liberarlo. Anni addietro su un giornale locale venne presentato una sorta di countdown senza avere le risposte necessarie. Le promesse furono infine fatte. Da chi, non vogliamo approfondire. Si fa in tempo a rispettarle.
Non tutti i turisti sono danarosi e possono permettersi di visitare le chiese messe a pagamento dalla Curia Vescovile (operazione in solitaria, senza alcun coordinamento, nel panorama turistico pugliese). E così sia! Ma almeno che se ne possa visitare qualcuna e trovarla aperta! Difficile oltre ogni dire. S.Irene non si sa mai quando apre, la Chiesa del Gesù idem, tutto è lasciato alla disponibilità di qualche anima buona (sagrestano o addetto). Un giorno sì e due no. A chi spetta occuparsi di questo? Poi si viene a sapere che “non si è fatto in tempo” ad aprire monumenti e siti per i quali i turisti si muovono.
Esempi a bizzeffe: quasi impossibile visitare SS.Nicolò e Cataldo, l’Anfiteatro romano assume le sembianze di un rudere ed è già un fatto che si cominci a tenerlo pulito; ma non si riesce a garantirne le visite, la stessa cosa per il Teatro Romano e le mura urbiche restaurate; stanno sempre lì a guardarci perplesse per tanta neghittosità. Infine, pressoché assente l’arredo urbano. Spariti i totem, le cartine orientative, l’informazione in genere. Non tutto è internet. Forse si provvederà. Per il momento accontentiamoci di guardare tutto dall’alto. Inaugurato l’ascensore che porta in cima (a pagamento) al Campanile del Duomo (ci ha pensato Artwork che gestisce le chiese a pagamento). Iniziativa giustamente da valorizzare ma che, volendo sempre parlare di turismo, non può certo nascondere il passo lento di tanti altri progetti, persino di ordinaria amministrazione, lasciati nel cassetto.
LUIGI NANNI
















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