NARDO' - Speriamo solo che non abbiano spianato con mezzi meccanici. Ma il sospetto è che, almeno in parte, l'antichissimo selciato sia stato "scarificato". Cioè sgrattato via. E pensare che centinaia di turisti venivano ogni anni, anche quotidianamente, ad ammirare l'antica via messapica e romana. Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. Ancora una volta.
Tutto perché? Perchè qualcuno si è sognato che deve passare da lì un percorso cicloturistico. Maledette biciclette, che non ci sono e non ci saranno. Maledetti idrovolanti, che non ci sono e non ci saranno. Maledette le cose che si stanno inventando per "mettere comodi" i turisti (che, invece, cercano natura e ambienti selvatici ed incontaminati) e cancellare il prezioso passato.
Tutto succede dietro la chiesa delle Cenate, in via Taverna. La zona si chiama così proprio perché, in un remoto passato, quella era una stazione di posta. I viaggiatori che attraversavano la via Augusta Sallentina, che unisce Taranto ad Otranto, si fermavano per ristorarsi e far riposare i cavalli.
Ciò ha comportato che la strada venisse scavata dalle ruote dei carri lasciando in terra solchi così profondi da diventare caratteristici e una curiosità per migliaia di visitatori che, ogni anno, vengono in zona per visitare le ville eclettiche. Bene, da oggi, potranno ammirare tonnellate di tufina ben distesa e pressata.
Non solo questo. Il sospetto è che anche pesanti mezzi meccanici abbiano "raschiato" o spianato zone sporgenti. Ma questo lo potremmo scoprire solo effettuando qualche saggio lungo le zone incriminate. I "tagli" che si intravedono a bordo strada non lasciano presagire nulla di buono. Pensate che qualche anno fa quel tratto così antico e prezioso venne "risparmiato" dalla metanizzazione, proprio per non rovinare il camminamento.
Intanto ci cittadini ci scrivono: Gentile direttore, con piacere, questa mattina, ho percorso l'ultimo tratto di via Taverna. Che dire? Una splendida sorpresa: non più gli antichi solchi del percorso romano, con le tracce del passaggio dei carri sulle pietre macchiate dal tempo, scomparsi per sempre i vecchissimi tratti irregolari, segnati dagli arbusti delle nostre campagne, i tumi. Che bello! Un plauso a chi ha preso l'iniziativa. E si sa niente della prossima asfaltatura? L'aspetto con ansia. Anzi con tanta emozione che già piango.
Ed ecco un altro cittadino, questa volta un importante esperto della materia archeologica: non bisogna solo fare, ma fare bene, altrimenti è meglio non fare, soprattutto quando in gioco c'è il paesaggio e la nostra identità. In foto, antico tratturo nella località "Cenate vecchie" trasformato in una comune strada rurale per un ipotetico (non esite cartello lavori) percorso cicloturistico.
Che dire? Niente. Non c'è più niente da dire. Bisognerebbe solo agire.


Non abbiamo foto di com'era. Per questo chiediamo conforto ai lettori ed ai turisti che hanno fotografato la zona in passato.
In questo vecchio video, al minuto sette, c'è qualciosa ma è ben poco. Confidiamo nel vostro aiuto: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
















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