NARDO' - In questa terra del sud, l’incanto naturale abbaglia, distogliendo dalla realtà.

“I Re dell’Africa” Chi è senza peccato?
E’ la domanda che ci si pone leggendo “I Re dell’Africa”. Romanzo dall’ambientazione corale, incrocio di vicende di gente comune che si intersecano con un amorale organigramma di allegri criminali e di spietati affaristi. Storie ascoltate e raccontante dal Vento, testimone e cantore, a volte ironico, altre lirico, di un circolo vizioso che si sviluppa tra commedia sociale e noir. Tanti i protagonisti che si troveranno insolitamente connessi.
Nessuno immacolato e eroicamente buono ma molti “cattivi”, o quanto meno poco innocenti, senza nessuna possibile uscita di sicurezza giustificazionista. Ogni voce di questo coro polifonico rappresenta, a vari livelli, l’imperfezione umana. Anche i meno imperfetti non sono mai completamente limpidi, immacolati. Così perfino i più incalliti affaristi possono risultare simpatici buontemponi. In questa terra del sud, l’incanto naturale abbaglia, distogliendo dalla realtà cogente.
Le meticce stratificazioni di arti e culture antiche ammantano un male sporco e oscuro che scorre torbido su e dentro le belle contrade sempre più abbandonate e martoriate dallo sfruttamento. L’antica cultura contadina della misura e del rispetto ha abdicato a un illimitato cinismo, cancellando ogni residuo valore, riuscendo a far sprofondare tutti in una fatale e colpevole inerzia che impedisce di contrastare con la dovuta decisione il dilagare della corruzione, del malaffare e dell’inquinamento, ambientale e sociale. In questo romanzo, così come poi succede nella vita di ogni giorno, corrotti e corruttori non sembrano essere in grado nemmeno di rendersi conto di quanto siano dannose le conseguenze del loro agire scellerato. Certamente questa indifferenza al male non li rende meno colpevoli.
Piuttosto l’essere privi di senso di colpa si riverbererà soprattutto sui più indifesi. Ma non metterà in salvo nemmeno loro stessi. Due mondi, quello degli ultimi e quello della “classe dirigente”, nonostante all’apparenza distanti, che si intersecano in un groviglio di illegalità diffusa, esibendosi disinvoltamente in un teatrale circolo vizioso che spazia dal sottoproletariato a politica e imprenditoria. Uno contagiato dall’altro nella ricerca di guadagni facili senza scrupoli morali. Chi per bisogno, chi per avidità, chi per incoscienza, chi per rivincita ma tutti senza alcun senso di responsabilità.
La speranza di una inversione di tendenza si intravede unicamente in una residua forza di giovani disincantati, che si ribellano e si oppongono, coadiuvati da una Nemesi che, spietata e assassina, non tarda a manifestarsi, riequilibrando tutto verso un’insperata giustizia, diventando l’unica vera silente protagonista di una farsa che si sviluppa in tragedia.
















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