NARDO' - Fratelli e sorelle, entrando nel clima della festa, potrebbe esserci d’aiuto compiere un esercizio di creatività e inquadrare le immagini che solitamente accompagnano questi giorni in una cornice più ampia per cogliere il nucleo essenziale del mistero che ci apprestiamo a celebrare.
Nella percezione comune del Natale, siamo debitori al vangelo di Luca: egli narra di una grande luce che compare sulla terra (Lc 2,9), del canto di pace intonato dalla moltitudine dell’esercito celeste (Lc 2, 13-14), del viaggio dei pastori che si muovono per adorare il bambino (Lc 2, 15) e della contemplazione di un neonato da parte di Maria e Giuseppe (Lc 2, 16). Sono racconti che ci consegnano un senso di pace, di serenità e di luce e che, spontaneamente, assegniamo ai giorni natalizi. E realmente tutto ciò fa parte del mistero del Natale. Tuttavia, per una intelligente obbedienza al Vangelo, dovremmo chiederci: è accaduto solo questo? La risposta è, sorprendentemente, negativa: no! Non è accaduto quanto ricordiamo spontaneamente ma c’è dell’altro!
Il Vangelo ci parla anche di un estenuante viaggio da Nazaret a Gerusalemme compiuto da Maria e Giuseppe per placare la superbia di un imperatore; ci testimonia le opposizioni subite da Giuseppe in cerca di un alloggio, la precarietà di una gravidanza e le difficoltà di una giovane coppia; ci fa sperimentare il freddo della notte, del disinteresse e della disattenzione con cui la maggioranza dei popoli ha guardato agli eventi di Betlemme. Il tutto accompagnato da una coltre di violenza e di brutalità presenti nelle ingiustizie del mondo di allora.
Fratelli e sorelle, il primo Natale che, abitualmente associamo ad un clima di serenità e di luce, è avvenuto in un contesto di particolare ostracismo e durezza.
Anche oggi, assistiamo al ripetersi della medesima storia!
Basta pensare alla crisi economica e alle conseguenze subite da numerose famiglie: l’occasione della visita pastorale mi offre, quotidianamente, uno spazio per ascoltare il grido di sofferenza di chi non ce la fa più, delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro territorio. L’ingiustizia globale sembra inscalfibile; i potenti inarrestabili e imbattibili; cresce l’intolleranza verso gli stranieri e i poveri. Dall’interno delle proprie mura domestiche, ciascuno di noi potrebbe aggiungere la personale storia di fatica, quel senso di mancanza di aria quando, a volte, non si sa più in quale direzione andare perché tutte le strade sembrano senza via d’uscita. A tutto questo, si aggiungono le tensioni politico-militari in numerose e spesso dimenticate zone della terra e, come tutti sappiamo, in Europa, nell’Ucraina invasa dalla Russia.
Non possiamo sapere se il nostro presente sia più oscuro e difficile di quello del primo Natale. In realtà, nella storia dell’umanità non c’è mai stato un tempo veramente favorevole all’uomo, alla promozione della sua vita e della sua dignità: c’è un mistero di irredenzione nel mondo, un mistero di iniquità che sembra togliere ragione e diritto di esistenza alla speranza.
Tuttavia, anche oggi, e proprio dentro questa cornice, accade nuovamente il mistero del Natale.
Ma in che modo?
La liturgia della Chiesa, proprio nel giorno di Natale, quasi volendo farci digiunare dalle abituali immagini natalizie, ci fa ascoltare quei versetti che l’evangelista Giovanni pone come overture del suo Vangelo: In principio era il Verbo. E il Verbo era presso Dio. E il Verbo era Dio (Gv 1,1).
Sono parole solenni che evocano un inizio più antico, lontano nel tempo. Sembrano quasi le parole della Genesi: In principio Dio creò il cielo e la terra. (Gen 1,1)
L’accostamento non è, ovviamente, casuale. Con l’incarnazione del Figlio di Dio davvero nasce un altro mondo. È una nuova creazione. Di nuovo tutto ricomincia.
Inizio è la parola del giorno di Natale ma è soprattutto la parola di ogni giorno della nostra vita. Inizio significa che non siamo prigionieri delle trasgressioni e offese, subite e provocate; non siamo schiavi degli errori commessi, nostri e di chi è accanto a noi; non siamo imprigionati nel nostro passato. Inizio significa la possibilità di far rifiorire sempre la bellezza delle origini!
Gli inizi – ogni inizio – non sono eclatanti, né rumorosi né spettacolari: la grandezza di Dio si offre nella piccolezza (papa Francesco, omelia per il Natale 2021), nel nascondimento, nella precarietà, nell’insignificanza.
Ecco l’augurio, la preghiera, la speranza per tutti noi, fratelli e sorelle: che gli imminenti giorni di festa ci aiutino a maturare uno sguardo nuovo, capace di vedere l’invisibile (EG 150) nelle trame fosche del presente, capace di scorgere nelle fitte nebbie dell’oggi la luce, debole e forte insieme, della nascita del Figlio di Dio. Quella nascita che sempre offre la possibilità di una creazione nuova per ciascuno di noi, per la Chiesa e per il mondo intero, anche e soprattutto quando niente ci fa sperare che possa essere così.
Auguri per una speranza tenace ed ostinata! Auguri per ogni nuovo inizio che desiderate nella vostra vita! Nardò, Natale del Signore 2022
+ Fernando FILOGRANA
Vescovo di Nardò-Gallipoli
















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