NARDO' - Tutto inizia con la nomina, votata dal Consiglio comunale, di un professionista eletto presidente del Collegio dei revisori dei conti del Comune di Nardò. Si tratta di una persona, però, che era stata candidata alle ultime elezioni neritine in una lista a sostegno di Pippi Mellone sindaco.
Da ciò, trattandosi di un candidato non eletto, scaturisce la denuncia dell'ex sindaco Marcello Risi che ha innescato un procedimento penale per abuso d'ufficio nei confronti di Pippi Mellone e altre 21 persone tra consiglieri comunali, un assessore e un dirigente del Comune.
Il giudice Alcide Maritati ha ordinato l'archiviazione del procedimento.
Questi i punti salienti: Risi, in quanto privato cittadino, non può essere considerato persona offesa dal reato. La parte offesa potrebbe essere solo la pubblica amministrazione. Se anche dovesse esserci un privato a contestare l'eventuale reato non potrebbe essere Risi ma una persona concorrente con il dottor Alessandro Sanasi, vale a dire i candidati in lizza per il medesimo incarico di presidente del Collegio di revisore dei conti.
Finisse qui ci sarebbe da preoccuparsi. Infatti se qualcuno scoprisse un reato come l'abuso d'ufficio, a questo punto, farebbe bene a non denunciarlo perché non sarebbe "titolato" ad avere i diritti processuali per farlo.
Il dispositivo del giudice, ovviamente, continua ed entra nel merito dopo aver disquisito sulla forma (che in questi casi, come abbiamo visto, è anche sostanza).
Nella sostanza il giudice afferma che la notizia di reato è infondata.
La condotta tenuta dal Consiglio comunale pur ponendosi in contrasto con lo Statuto del Comune di Nardò (secondo il quale quell'operazione non si sarebbe potuta fare) è fonte secondaria avente rango inferiore rispetto alla Legge. Dunque se la Legge prevede il reato di abuso d'ufficio contravvenire, anche gravemente, al dettato dello Statuto comunale non prevede che possa essere commesso il reato di abuso d'ufficio.
Anche se, a questo punto, non si comprende perché il Consiglio comunale stesso si sia affrettato, subito dopo la nomina, a correggere a proprio uso e consumo la norma non rispettata dello Statuto e approvarne la modifica così da "sanare" l'errore. Insomma, si può fare e disfare a proprio piacimento, tanto non succede mai nulla.
Del resto anche l'abolizione del reato di abuso d'ufficio, evocata a più risprese a livello nazionale, è inserita in questo solco di "rinnovamento" normativo.
Il giudice conclude che appare del tutto inconsistente l'ipotesi accusatoria perché non emerge in nessun modo la volontà degli indagati di arrecare danno ingiusto alla pubblica amministrazione o di garantire un ingiusto vantaggio patrimoniale a terzi.
Infine, ecco il PDF con cui potete farvi tutti un'idea sulla scorta della "fonte" della notizia:
ORDINANZA_MELLONE__21.pdf865.28 KB
















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