NARDO' - Ai funerali della «signora della scienza», Rita Levi Montalcini ha partecipato anche il neretino Pierluigi Parisi, provando una «grande commozione». Come racconta il giovane neretino, le ceneri della scienziata non saranno disperse ma saranno poste all’interno di un’urna che verrà interrata affianco alle spoglie della gemella, la pittrice Paola. E al giovane medico neretino sono riaffiorati alla mente i ricordi, ormai indelebili, di quel 19 aprile del 2004, quando la Montalcini gli disse che «sperava fortemente che le future generazioni italiane non si sentissero costrette ad emigrare per poter adempiere nel modo migliore e responsabile il proprio contributo per la ricerca nel campo delle neuroscienze».
Cosa rappresenta per l’Italia Rita Levi-Montalcini?
"Rita Levi-Montalcini è stata una delle massime espressioni della scienza italiana di tutti i tempi. Tuttavia la sua vita scientifica si è svolta oltre i confini del nostro Paese, prevalentemente negli Stati Uniti. Ciò è stato determinato dal fatto che in Italia lo sviluppo della ricerca, soprattutto negli ultimi decenni, non è stato favorito da politiche atte al suo proliferare. Ne parlo perché Rita Levi-Montalcini si è battuta enormemente per far sì che la situazione politica si svegliasse dal torpore attuale facendo in modo che si potesse rendere sempre più competitivo il nostro patrimonio intellettuale nella nostra nazione. Ricordo ancora quel 19 aprile 2004 (foto) quando la Professoressa mi disse che sperava fortemente che le future generazioni italiane non si sentissero costrette ad emigrare per poter adempiere nel modo migliore e responsabile il proprio contributo per la ricerca nel campo delle neuroscienze: fu allora che mi parlò dell’EBRI".
Cos’è l’EBRI e di cosa si occupa?
"L’EBRI è l’acronimo che sta per l’inglese “European Brain Research Institute” (istituto europeo per la ricerca sul cervello). L’EBRI è un istituto di livello europeo e si trova in Italia, a Roma per l’esattezza. È stato costruito con sede nella capitale italiana perché è stato fortemente voluto da Rita Levi-Montalcini. Spesso personalità del mondo intellettuale e scientifico si sono impegnate nella realizzazione dei luoghi di ricerca: si pensi, già a partire dall’età classica, alla fondazione dell’Accademia di Platone o del Liceo di Aristotele. Le finalità dell’EBRI sono votate sia al campo della ricerca di base sia alla spendibilità clinica delle ricerche stesse. Lo studio integrato di scienziati provenienti da diversi ambiti di formazione come la medicina, la fisica, la chimica, le biotecnologie, ecc, permette di formare équipe specializzate nello studio dei meccanismi molecolari e cellulari alla base delle funzioni cerebrali complesse come, ad esempio, l’apprendimento, la memoria, le sensazioni e le emozioni. Le tecniche utilizzate all’EBRI sono di biologia molecolare e cellulare, genetica, biofisica, bioinformatica, gnomica e proteomica, elettrofisiologia, neurofarmacologia e nanotecnologia. Con ciò si cercano di studiare le basi molecolari di malattie come l’Alzheimer e il Parkinson, così come il funzionamento delle reti neurali in condizioni fisiologiche. Centrale è lo studio dell’NGF".
Tempo fa, hai tenuto a Nardò una lezione pubblica sull’NGF, la molecola che è valsa il premio Nobel per la medicina nel 1986. Ce ne puoi parlare?
"Ricordo che quando ero studente di medicina a Roma iniziai a studiare, per l’esame di Fisiologia Umana, il più bel libro mai letto durante quegli anni di studio accademico: Principi di neuroscienze il cui autore principale è Kandel. Proprio lui, già Nobel per la medicina nonché uno dei pontefici massimi delle moderne neuroscienze, parlò dei lavori della Professoressa come “pionieristici” in quanto Rita Levi-Montalcini ha saputo e potuto portare luce su un terreno dove prima di lei regnava il buio. Tutto questo è il significato storico-epocale per le neuroscienze della scoperta dell’NGF. La molecola NGF (Nerve Growth Factor) è un stato il primo fattore neurotrofico scoperto nella storia della scienza, agli inizi degli anni ’50 del secolo scorso. Per far proliferare le cellule occorrono dei fattori di crescita: oggi sembra ovvio e ne conosciamo decine, ognuno specifico per un tipo determinato di cellula. Ma prima della scoperta dell’NGF tutto questo non si sapeva. NGF è la molecola che permette la crescita delle cellule nervose di un certo tipo. Dopo questa scoperta, le altre si sono succedute velocemente e si è davvero aperto un nuovo campo di indagine che fino ad allora praticamente non esisteva".
Rita Levi-Montalcini è stata considerata "una donna per le donne". In che senso?
"Certamente è stata una grande donna, nel senso che si è battuta per la parità tra i sessi e le pari opportunità sociali. Già lei si batté per sé stessa sfidando la famiglia che non le permise, inizialmente, di studiare medicina nell’Università di una Torino ancora molto vittoriana: era questa una facoltà troppo “maschile” che non si addiceva ad una donna proveniente da una famiglia di artisti e intellettuali. Rita Levi-Montalcini ha speso una vita per le donne tanto che nel 1992, insieme alla sorella gemella Paola, pittrice, fondò una Fondazione per lo sviluppo dell’istruzione delle donne dei Paesi in via di sviluppo permettendo ad un numero sempre maggiore di esse di inserirsi nel mondo del lavoro e della vita pubblica".
Chi era per te Rita Levi-Montalcini?
"Quando mi rivolgono questa domanda penso sempre a ciò che dissi in merito alla definizione di “maestro”: chi nell’esempio costituisce la più alta forma di autorevolezza. La professoressa ha dato l’esempio a tanti scienziati, pensatori e uomini di cultura sia per dedizione all’impegno nella ricerca sia per l’onestà intellettuale che l’ha caratterizzata nel corso di vicende spesso anche molto burrascose. Era grande tra i grandi e piccola tra i piccoli, parlava i linguaggi di tutti, dalle aule accademiche fino agli spot pubblicitari. La ricordo come una donna dalla grandissima umiltà, perché in ogni istante della sua vita non si confrontava solo con le miserie umane, ma con gli ideali che erano più nobili e più grandi di lei, e di noi tutti. La vera umiltà nasce dallo stupore e dalla contemplazione delle verità che ci sorpassano. È stata anche una donna per i giovani, ai quali ha saputo infondere sempre rinnovato coraggio nell’affrontare le nuove sfide che il futuro porta con sé. Il suo motto, ripreso da Kant, era “sapĕre aude”, abbi il coraggio di conoscere! Era una donna animata dagli ideali dello sviluppo e del progresso, umano, scientifico, tecnico e sociale. E poi ricordo la sua assoluta gentilezza e tenerezza nei modi e nei gesti d’altri tempi, come gli abiti che indossava, per non parlare inoltre del suo incedere elegantissimo, regale"
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