NARDO' - Presentato alla Città il 30 gennaio 2013 lo stato dell’arte sul piano comunale delle coste che il Comune di Nardò dovrà adottare ai sensi della L.R. n. 17 “Disciplina della tutela e dell’uso della costa”
Primo step per il Piano comunale delle coste. Si intravedono le linee guida del futuro assetto del litorale all’insegna della sostenibilità.
Presentato alla Città il 30 gennaio 2013, presso il Chiostro dei Carmelitani, lo stato dell’arte sul piano comunale delle coste che il Comune di Nardò dovrà adottare ai sensi della L.R. n. 17 "Disciplina della tutela e dell’uso della costa".
Il Piano Comunale delle Coste (PCC) è il documento di pianificazione che individua le modalità di utilizzo del litorale marino e ne disciplina gli usi sia per finalità pubbliche sia per iniziative connesse ad attività di tipo privatistico, regolamentate mediante rilascio di concessioni demaniali marittime in conformità alle vigenti disposizioni in materia di pubblico demanio marittimo.
Alla presenza degli assessori all’Ambiente Flavio Maglio e all’Urbanistica Maurizio Leuzzi è stato così presentato il lavoro compiuto dall’Ufficio Urbanistica del Comune con la collaborazione dei consulenti esterni Antonio Vaglio, Andrea Vitale e Sergio Fai. Per il team dell’ufficio comunale erano presenti il responsabile del procedimento, ing. Nicola D’Alessandro, il dirigente dell’Urbanistica, ing. Piero Formoso e il caposervizio Area funzionale, ing. Antonella Fiorentino.
Era il 28 marzo 2012 quando la Giunta comunale affidò la redazione del Piano Comunale delle Coste all’Ufficio Urbanistica e Ambiente del Comune affiancando a quest’ultimo anche tre professionisti: l’ing. Antonio Vaglio, esperto urbanista, il dott. Andrea Vitale, esperto geologo, e il dott. Sergio Fai, esperto in materia di scienze e tecnologie per l'ambiente.
Il Piano comunale delle coste - che è lo strumento di assetto, gestione, controllo e monitoraggio del territorio costiero comunale in termini di tutela del paesaggio, di salvaguardia dell’ambiente, di garanzia del diritto dei cittadini all’accesso e alla libera fruizione del patrimonio naturale pubblico, nonché di disciplina per il suo utilizzo ecocompatibile- segna uno dei passaggi più importanti di questo scorcio di consiliatura. Dettando finalmente regole certe, prescrizioni e la perimetrazione delle aree concedibili ad uso turistico.
Come si sa, la regione aveva approvato il 13 ottobre 2011 il Piano Regionale delle Coste così come previsto dalla legge n.17 del 2006 che disciplina la tutela e l’uso della costa.
Ed è proprio dalla legislazione regionale - una legge che i tecnici comunali e i professionisti incaricati non esitano a definire molto strutturata e ben concepita - che nasce l’impianto e il “ perimetro” del piano delle coste di Nardò. Un piano che si conferma molto vincolato per le specifiche caratteristiche del territorio di Nardò che, pur vantando quasi trenta chilometri di costa, ne lascia “liberi” poco più della metà, data la presenza sul litorale del Parco di Porto Selvaggio–Palude del Capitano, dei Siti di Interesse Archeologici nonché di alcune concessioni demaniali di tipo agricolo per la coltivazione.
Nessuna estrosa creatività viene concessa, dunque, alla pur importante autodeterminazione comunale. Del resto la legge regionale - spiegano i redattori del piano - ha trovato fondamento in un studio molto approfondito effettuato dalla regione che ha preso in considerazione tutti i fattori, nessuno escluso: emergenze ambientali, studio meteomarino, studio dei venti, analisi dei tipi dei fondali.
La legge, insomma, molto strutturata e fondata su uno studio strategico del territorio vincola parecchio la tutela e l’utilizzo delle coste. E lascia così intravedere un piano comunale che dalla sostenibilità non può prescindere.
Non solo. Il legislatore regionale costringe i redattori del piano a considerare anche tutte quelle che vengono definite emergenze ambientali: dagli insediamenti preesistenti di tipo abusivo alle concessioni concesse prima che entrasse in vigore la legge e lo fa stabilendone l’armonizzazione con il nuovo contesto che si va a disegnare all’insegna della sostenibilità.
Da considerare, anche le criticità dovute al fenomeno dell’erosione sino alla sensibilità ambientale. Indicatori di cui i redattori non possono non tenere conto in materia di previsione di concedibilità di aree.
La legge e il Piano regionale delle coste stabiliscono, poi, le quote di concedibilità ai privati delle aree demaniali: solo il quaranta per cento. Il sessanta per cento della costa, al netto dei vincoli imprescindibili, deve rimanere libero e disponibile a tutti.
Il punto di partenza per la redazione del piano comunale delle coste di Nardò è stato per i tecnici quello della ricognizione fisica e giuridica del territorio. Un lavoro lungo e minuzioso durato quasi otto mesi e che il 30 gennaio è stato presentato alla città ottenendo un buon indice di ascolto e di apprezzamento.
L’obiettivo della pubblica presentazione è stato quello di rendere più ampia e partecipata la conoscenza del lungo lavoro compiuto, al fine di acquisire anche i necessari bisogni e proposte della comunità.
"Ad oggi - spiegano gli autori del documento - abbiamo previsto solo una zonizzazione. Il passaggio successivo è quello che darà il via alla divisione in lotti. Allo stato attuale non siamo in grado di disegnare la mappa delle future concessioni, di quantificare il numero di stabilimenti balneari che si possono autorizzare. Abbiamo solo individuato le zone dove sono possibili insediamenti di questo tipo. E così pure per un approdo turistico".
Le aree idonee ad essere concesse sarebbero per lo più quello che da Sant’Isidoro si aprono verso Torre Squillace. Pure un porto potrebbe trovare ubicazione qui, dopo la spiaggia.
Altre arre idonee si trovano tra Santa Caterina e Santa Maria enei tratti tra le Quattro Colonne e località “La Reggia”. Concedibili tenendo, in ogni caso, presente sempre il rapporto di 60 pubblico e quaranta al privato.
















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