NARDO' - Caspita, avremmo potuto intervistarli (!). A parte gli scherzi c'è una proposta per una interrogazione parlamentare che è davvero interessante. Scoprite con noi di che cosa si tratta.
Si è tenuto domenica 12 maggio un creativo incontro fra i parlamentari Salentini del Movimento 5 Stelle e gli attivisti della provincia, forse nella storia della Repubblica italiana a Nardò non si è mai vista una partecipazione così ampia delle istituzioni.
Tre senatori: Barbara Lezzi, Daniela Donno, Maurizio Buccarella e un deputato Diego De Lorenzis, hanno presentato prima il loro lavoro e le loro mansioni nelle commissioni parlamentari e poi hanno ascoltato i partecipanti dando loro delle risposte.
L’incontro organizzato dal MoVimento 5 Stelle di Nardò presso la sala espositiva della Schola Sarmenti è stato impostato sul dialogo e sull’ascolto al fine di costruire insieme, parlamentari e attivisti, un consenso più solido basato sul lavoro sul territorio dopo la clamorosa affermazione col 25% delle preferenze alle ultime politiche.
Si sono affrontati vari temi sia di natura provinciale che nazionale con l’obiettivo di fare delle interrogazioni parlamentari o di fare delle proposte di legge.
Il gruppo neretino ha fornito ai parlamentari un elenco di proposte di legge su cui lavorare.
In particolare si è affidato nelle mani dei parlamentari 5 Stelle una documentazione in quattro punti: Riordino sanitario; Tutela della salute nel Salento; Sviluppo ed incentivazione di tematiche agricole ed imprenditoriali; Rimodulazione di temi di giustizia sociale e fiscale.
Gli attivisti locali hanno accolto e fatto da megafono alla esplicita richiesta del concittadino Ing. Francesco Antico di tenere accesi i riflettori sull’ospedale di Nardò e di spingere il lavoro di costruttiva protesta fatta fino ad oggi dal Comitato cittadino a qui quest’ultimo appartiene. In merito, il gruppo penta stellato ha dichiarato: "ci siamo battuti, in modo operoso ma discreto, contro un gigante nei modi democratici che il M5S persegue, cercando di realizzare un referendum abrogativo contro parte di questo sciagurato piano di riordino sanitario, che appoggiato da tutte le forze politiche, ha provocato la chiusura del nostro ospedale. Sapevamo, che fosse una battaglia difficile ma valeva la pena tentare: l’avvocatura dello stato dati i termini legislativi non ha dato il consenso al proseguo dell’iter, ma da questa sconfitta, ci siamo rialzati per continuare a tutelare un nostro diritto alla salute e pertanto continuiamo la nostra battaglia cercando giustizia nella massima sede istituzionale, il parlamento; richiederemo, mediante i nostri eletti, un’interrogazione parlamentare per un’ispezione ministeriale per far luce sull’iniquo trattamento riservato al nostro ospedale, a danno di tutti i cittadini di quest’enorme area, a favore di altri nosocomi oggettivamente non a norma".
Cristian Casili, agronomo paesaggista, è intervenuto sulla centrale biogas di Galatone-Nardò che sebbene sia oramai ultimata ed in funzione, occorrerà continuare a mettere in atto tutti gli interventi possibili per bloccarla e salvare il nostro territorio.
L’agronomo è intervenuto anche con una proposta di legge per creare lavoro affidando le terre incolte di proprietà dei comuni a cooperative di giovani. Nella proposta vi è l’indicazione di avvicinarsi alla terra senza burocrazia sviluppando un "modello produttivo meno dipendente dalle multinazionali delle sementi e dei prodotti chimici incentivando tutte quelle forme di agricoltura volte alla biodiversità, alla riscoperta di ecotipi locali, varietà tipiche e germoplasma locale".
Durante il suo intervento ha chiesto che i parlamentari si preoccupassero altresì nella loro proposta di legge di agevolazioni fiscali per aiutare i giovani ed ha citato Vandana Shiva che dice: "Penso che in questo momento di crisi economica, la terra è l’unico luogo in cui possiamo ritornare per costruire una nuova economia. Ogni governo alle generazioni future dovrebbe dire: non abbiamo molto altro da darvi abbiamo perso la capacità di darvi lavoro, sicurezza sociale e garantirvi un decente tenore di vita. Ma la terra ha ancora questa capacità, noi consegniamo le terre pubbliche agli agricoltori del futuro: provvedete a voi stessi".
Sempre sul tema del lavoro sono intervenuti con una proposta Gianni Casaluce e Massimo Vaglio per sviluppare una vera "filiera del Made in Italy", capace di stimolare la produzione di prodotti italiani. Inoltre, hanno esposto l’idea che prevede la costituzione di società in forme semplici con solo 1 euro, non soltanto a chi ha meno di 35 anni ma tutti coloro i quali sono senza lavoro e che con competenza "si rimettono in gioco".
Altro argomento, di rilievo interesse, è stata la proposta di Roberto Presta sulla società Equitalia; oltre 6.000.000, questo è il numero delle misure cautelari fra ipoteche, pignoramenti, fermi amministrativi, pignoramenti presso terzi, tassi d’interesse altissimi, messe in atto in tutta Italia dall’Ente di riscossione detenuto dallo Stato (Ministero del Tesoro e Inps). Ai parlamentari è stato chiesto di valutare l’eliminazione di Equitalia e il ritorno alla riscossione diretta, gestita dagli Enti impositori. Di promuovere oppure una riforma radicale che imponga l’Ente di riscossione a ridurre gli utili alla sola copertura dei costi di gestione, con procedimenti di recupero crediti meno tassativi e deflattivi nei confronti dei debitori.
Si è parlato anche di ristrutturazione della scuola e del mondo del lavoro, dell’ampio tema sulla sperimentazione delle staminali che può essere vista come una speranza per tutte quelle persone o famiglie toccate dal problema delle malattie neurovegetative.
Numerosi gli attivisti intervenuti da tutta la provincia di Lecce e anche di Brindisi e Taranto.
L’incontro tra cittadini attivisti e cittadini parlamentari è stato un’espressione di democrazia molto costruttiva.
I senatori hanno accettato e ribadito il loro impegno a lavorare in futuro, gomito a gomito, con gli attivisti di tutto il territorio e di continuare ad essere i loro portavoce.

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La Giunta regionale ha depotenziato e quasi annullato l’Ospedale "S. Giuseppe – Sambiasi" di Nardò in conseguenza del Piano di Riordino sanitario 2010-2012 ed in particolare in conseguenza di:
- Deliberazione della Giunta della Reg. Puglia n.2791 del 15.12.2010, contenente il "
Piano di rientro e di riqualificazione del Sistema Sanitario regionale 2010-2012 – Regolamento di riordino della rete ospedaliera della Regione Puglia per l’anno 2010. Adozione con procedura d’urgenza." n.18 del 16.12.2010, pubblicato sul B.U.R. n.188 del 17.12.2010,
- Deliberazione della Giunta della Reg. Puglia n.2624 del 30.11.2010, pubblicata sul B.U.R. n.182 del 06.12.2010, contenente "
Accordo tra il Ministero della Salute, il ministero dell’Economia e delle Finanze e la Regione Puglia per l’approvazione del Piano di rientro di riqualificazione e riorganizzazione e di individuazione degli interventi per il perseguimento dell’equilibrio economico ai sensi dell’articolo 1, comma 180 della legge 30.12.2004 n.311 – Approvazione",
- ogni altro atto presupposto connesso e/o consequenziale.
E’ una decisione ingiusta per i seguenti motivi:
1) La popolazione residente, attualmente attestata su circa 32.000 abitanti, con un’estensione di territorio di circa 200 Kmq ed una densità abitativa di circa 160 ab/Kmq, porta Nardò ad essere il secondo centro della provincia, dopo Lecce.
2) La popolazione del bacino di utenza dell’Ospedale, nel periodo estivo, raddoppia facilmente ed a volte triplica per il grande afflusso di turisti nelle marine.
3) La densità abitativa nel territorio comporta, per Nardò e Galatone (distanti fra loro solo 4 Km), una presenza complessiva di circa 50.000 abitanti residenti e circa 200 ab/Kmq.
4) Il Comune di Nardò ha un vastissimo bacino di utenza, essendo riferimento di numerosi Comuni di importanza minore ed estendendosi fino al confine con le province di Taranto e Brindisi.
5) L’Ospedale di Nardò non può essere considerato interamente pubblico, per il lascito di un ingente patrimonio immobiliare a suo favore, in perpetuo, da parte della nobile famiglia Sambiasi. Se l’Ospedale di Nardò si regge su un ingente lascito, approvato con Regio Decreto del 15/5/1885, non può oggi essere soppresso o stravolto nella sua organizzazione, in contrasto con quanto stabilito dal Governo e dagli atti di allora.
6) L’Ospedale di Nardò può essere adeguato ed ampliato facilmente, fino a circa 465 posti letto, utilizzando la struttura ed il terreno circostante di proprietà della Pubblica Amministrazione. Di contro, tutti gli ospedali vicini risultano in strutture fatiscenti, ad alto rischio per l’incolumità delle persone e la sicurezza antincendio, difficilmente adeguabili ed ampliabili.
7) La posizione dell’Ospedale di Nardò è strategica sotto l’aspetto viario, essendo posizionato nella immediata periferia della città, all’incrocio fra la strada statale 174 (ionico-tarantina) e la strada statale 101 (Lecce-Gallipoli). La previsione della nuova circonvallazione di Nardò, già in cantiere, che collega le due statali ed il potenziamento della statale ionica, favorisce notevolmente la struttura ospedaliera di Nardò a scapito di tutte le altre.
8) L’Ospedale di Nardò vanta antiche origini. La prima attestazione dell’esistenza dell’ospedale risale al 1343, detto "della Misericordia", dedicato a Sant’Antonio ed affidato alle monache di S. Chiara, ma quasi contemporaneamente (1383), fu eretto un secondo ospedale cittadino dal nobile Granafei, titolato "San Salvatore" ed affidato al vescovo.
Pertanto si chiede:
A) Come è possibile redigere un Piano di Riordino ospedaliero regionale, che ha come primo obiettivo l'ottimizzazione del servizio sanitario, unitamente al risparmio sulla spesa, senza avere prodotto preliminarmente uno studio geografico, demografico e viario che tenga soprattutto conto della concentrazione della popolazione residente e la facilità nei collegamenti? E' possibile non considerare che il secondo centro, più popoloso della provincia di Lecce, è Nardò con 32.000 abitanti residenti e 200 Kmq di territorio e che con Galatone (distante 4 Km) raggiunge circa 50.000 abitanti residenti? E' stato considerato che Nardò ha una costa lunga circa 25 Km e durante l'estate, con l'afflusso turistico, triplica la propria popolazione?
Come è possibile redigere un Piano di Riordino ospedaliero regionale, che ha come primo obiettivo l'ottimizzazione del servizio sanitario, unitamente al risparmio sulla spesa, senza avere prodotto preliminarmente la Valutazione dei Rischi sulle Strutture ospedaliere esistenti? E' possibile sottovalutare il fatto che gli ospedali esistenti sono quasi tutti privi del Certificato di Prevenzione Incendi e del Certificato di Agibilità e che è importante valutare il livello di rischio in ogni nosocomio per stabilire, in anticipo, quale struttura è molto difficilmente ristrutturabile ed adeguabile alle norme vigenti sulla sicurezza e quale invece si presta facilmente a tali interventi, magari con una spesa molto bassa? E' vero che l'ex ospedale di Nardò è quasi a norma e non richiede particolari interventi per ottenere il Certificato di Agibilità, se non in tempi brevi e con una spesa molto ridotta?
E' vero che, prima di procedere alla definizione ed alla progettazione di una nuova struttura ospedaliera che costerebbe alla collettività non meno di 200-250 milioni di euro per realizzare un ospedale territoriale di circa 400-450 posti letto, occorre accertarsi che la struttura ospedaliera esistente è facilmente ristrutturabile ed ampliabile, essendo anche possibile spendere molto di meno ottenendo gli stessi risultati di un "nuovo ospedale"? E' vero che, in riferimento all'ospedale di Nardò, è stato presentato uno Studio di Fattibilità per l'ampliamento dell'esistente ospedale, redatto da un pool di professionisti di chiara e duratura esperienza nel settore, che porterebbe ad avere 465 posti letto con tutti i servizi occorrenti al territorio, tutti i Nulla Osta, il Certificato di Agibilità ed una spesa complessiva di 50 milioni di euro (circa ¼ di un "nuovo ospedale)?

















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