NARDO' - Quest'anno, con mio personale grande piacere e stupore, Legambiente ha voluto premiare la splendida costa neretina con il prestigioso riconoscimento delle Cinque Vele.
Un riconoscimento importante, forse insperato da molti ambientalisti come me che da due anni a questa parte continuano a lottare contro gli assurdi progetti regionali, le famose condotte sottomarine, che minano alla base la salvaguardia di quell'ecosistema marino e costiero così perfetto eppur così delicato, invidiatoci da tutta Italia. E finalmente premiato.
Tra le motivazioni che hanno portato Legambiente ad assegnare l'ambito riconoscimento vi è anche quella dell'impegno civile senza compromessi delle tante associazioni ambientaliste, dei movimenti e dei centri studi, che hanno lottato duramente contro il progetto della condotta sottomarina. Talvolta dovendo strappare con le unghie e con i denti un minimo di attenzione da parte della cittadinanza, che troppo spesso passiva, sembrava poco interessarsi della sorte del nostro mare. Ebbene quell'indifferenza, a mio parere insita nel genoma del neretino medio, è stata lacerata e strappata proprio dalle nostre unghie e dai nostri denti che lentamente, con pazienza e costanza, hanno scavato nel muro di apatia della gente, facendo breccia nei loro cuori, liberando nuovamente l'impegno civile e l'attenzione all'ambiente che un cittadino degno di Nardò deve necessariamente coltivare.
Tuttavia non bisogna cullarsi sugli allori. E' stata solo vinta una piccola battaglia. E per questa vittoria ci è stata conferita una medaglia, una medaglia che ha una precisa funzione. Non quella di baloccarsi con essa e tornare nell'indifferenza del vivi e lascia vivere. Questa medaglia è uno sprone. Questa medaglia è un monito e un invito a terminare la lotta, a vincere la guerra. E' necessario, ora più che prima, forti di questo nuovo riconoscimento, chiudere finalmente il cerchio.
Memore anche del recente cambio di passo per quanto concerne il progetto della condotta sottomarina di Gallipoli, progetto ormai accantonato e convertito in un eccellente piano di riutilizzo dei reflui depurati in agricoltura, credo che sia arrivato ora il nostro momento, è arrivato il momento che l'amministrazione comunale di Nardò prenda in mano la situazione.
Chiedo quindi al Sig. Sindaco Marcello Risi e all'Assessore all'Ambiente Flavio Maglio una concreta e viva azione nei confronti dell'Acquedotto Pugliese e della Regione Puglia atta a chiudere definitivamente l'infelice capitolo "condotta sottomarina".
Chiedo al Sindaco e al Consorzio Bonifica dell'Arneo di interessarsi finalmente a redigere quel famoso piano di uso irriguo che sarebbe necessario avere già da tanto tempo, al fine di poter indirizzare intelligentemente e praticamente il progetto del riutilizzo dei reflui depurati in agricoltura.
A tal proposito appare necessario altresì abbandonare definitivamente il progetto di depurazione in prima fascia e contemplare invece dei moderni depuratori di quarta fascia, assolutamente indispensabili allo scopo. Ricordo in merito che, nell'assurdo progetto iniziale, la condotta sottomarina avrebbe dovuto scaricare reflui fognari depurati in prima fascia dal depuratore di Porto Cesareo, in piena Area Marina Protetta! Praticamente liquami.
Ebbene credo sia ora di cambiare seriamente passo, dimenticarci di queste scempiaggini e di fare tesoro del messaggio che, a buon rendere, Legambiente ci ha mandato tramite il riconoscimento delle Cinque Vele. Un messaggio che sprona alla tutela del nostro mare, gioiello unico ed inconfondibile. Un messaggio che invita alla valorizzazione dei nostri tratti di costa e a mantenere un impatto antropico massimamente ecosostenibile.
Perché alla nostra terra ed al nostro mare sono legate la nostra storia, la nostra cultura, le nostre tradizioni, le nostre stesse radici d'uomini. Quelle radici che legano indissolubilmente il nostro animo e che costituiscono quel "quid" in più che rende il Salento meta ambita ed amata.
Solo sfruttando le peculiarità della nostra terra sapremo risollevarci dal baratro della crisi. Solo così catalizzeremo quel vero turismo culturale, di alto profilo, che ci porrebbe su di un piedistallo morale rispetto agli altri. Rispetto a chi già da tempo ha rovinato le loro splendide coste vergini, rendendole sfatte e grigie dal cemento, dagli sfregi ambientali e culturali dettati dal capitalismo imperante.
Solo così avremo un futuro.
Solo così saremo degni di essere Salentini.
Matteo Vallone
Dott. in Scienze dei Beni Architettonici, Archeologici e dell'Ambiente
Membro del Comitato NO TUB
















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