NARDO' - "Il sole picchiava su Nardò, erano le ore 11 del mattino, si boccheggiava, la location non era uno dei lidi della riviera salentina ma la masseria Boncuri, il luogo simbolo della migrazione neretina". La visita del ministro Cecile Kyenge secondo Giordano Greco.
Sotto l'attenta ed egregia regia della CGIL, c'era una folla gremita di giornalisti nazionali e locali , le autorità, il sindaco Marcello risi, il vice sindaco Carlo Falangone, il dimissionario-sfiduciato Vincenzo renna, l'assessore regionale alla sanità Elena gentile, l'onorevole Teresa Bellanova, i volontari che hanno operato sul territorio, i curiosi, gli scettici, tutti aspettavano l'arrivo del ministro Cécile Kyenge.
Puntuale come un orologio svizzero, senza troppa scorta, poco propensa al protocollo ufficiale e con l'aria di una che non è lì per incontrare le autorità, né per mettere il cappello su di un caso ben confezionato ad arte poche ore prima con lo sgombero dell'ex falegnameria, ordinato dal sindaco. Cécile Kyenge, aveva l'aria di una che sapeva cosa avrebbe trovato e forse non avrebbe voluto vedere.
La prima tappa si svolge tutta alla masseria Boncuri dove la ministra viene messa al corrente della situazione dei migranti neretini grazie ad un dossier preparato con cura nei minimi dettagli dai rappresentanti della CGIL. Segue la visita guidata alla masseria , ormai abbandonata, l'erbaccia non lascia il dubbio che quel posto , negli anni fulcro della lotta al caporalato ,sia diventato solo un vecchio pezzo da museo, troppo costoso ma in disuso.
C'era solo una piccola delegazione di migranti ad incontrare Cécile, una di loro, dicevano i ragazzi , finalmente era arrivato a Nardò chi avrebbe dato loro voce e speranza.
C'è tensione nell'aria. Dopo i rituali saluti del sindaco Risi, troppo preso dal protocollo ufficiale, seguono alcuni interventi della CGIL, sicuramente più interessanti e incisivi, frutto di chi su quei campi ha costruito una battaglia.
Cécile ancora tace, ha ansia di vedere, di sapere , di andare a fondo. Lo stesso sindaco che poche ore prima , nella nottata, aveva autorizzato lo sgombero della ex falegnameria occupata dai migranti con ordine di spostamento a scianne, nonostante la bella accoglienza riservata non convinceva nessuno e non convinceva la ministra.
Da più parti tra i presenti si chiede di portare il ministro tra i campi a toccare con mano la nuda realtà. La Kyenge non si fa pregare, sale in macchina e si dirige verso i campi degli invisibili a pochi metri dalla masseria ,scortata da tutta la carovana istituzionale e dai curiosi che erano a boncuri.
Tra i campi di fronte alla masseria boncuri, poco dopo una distesa di pannelli fotovoltaici ecco apparire i volti degli ultimi, Cécile è in mezzo a loro. L'odore è nauseabondo, le condizioni igieniche sono ai limiti del possibile, ci sono giacigli di cartoni , materassi sparsi per terra, fuochi accessi per preparare il pranzo ed una capretta legata con una corda sottile ad un albero. Dura il tempo di pochi minuti e poi per futili motivi di sicurezza la ministra viene rimessa in auto per poi giungere al chiostro dei carmelitani dove la CGIL aveva organizzato l'incontro pubblico.
La sala al chiostro dei carmelitani era piena di gente accorsa a sentire finalmente parlare il tanto atteso ministro che nelle ore precedenti aveva fatto passare la notte in bianco a qualcuno.
Al tavolo della conferenze c'erano la ministra Kyenge, alla sua destra il sindaco Risi, troppo abbottonato, c'era la parlamentare PD Teresa Bellanova e l'assessore regionale Elena gentile.
Si ripete il copione proposto poche ore prima sempre dallo stesso sindaco, il quale vantava di essere il primo cittadino di un paese dedito all'accoglienza, un città, Nardò, a suo dire, schierata dalla parte dei braccianti stranieri. Risi ha specificato nel suo noioso e quanto inutile "secondo " intervento che a Nardò gli stranieri vivono ben integrati, che hanno una casa in affitto e che sempre secondo le sue personali esperienze gli stranieri a Nardò si sentano neretini. Probabilmente il sindaco risi alludeva a qualche sua immagine ludica da bambino quando credeva che con un cartone ci si poteva costruire una casa.
È Elena gentile che riscalda gli animi della platea, contestata perché erroneamente cita l'ospedale di Nardò e il governatore Vendola e a qualcuno tra il pubblico l'idea non va a genio. Dice cose giuste Gentile, ringrazia i " compagni" della CGIL, chiede al sindaco dove siano i progetti per l'integrazione , si rende disponibile a rivedere la posizione della regione in merito alla questione migrazione-integrazione ma chiede al prosopopeico Risi i fatti .
L'onorevole Bellanova (PD) che ha seguito la vicenda migranti e ne è stata portavoce in parlamento non ha nessuna intenzione di rendere la conference solo una bella vetrina, stuzzica il sindaco sull'esigenza di portare al tavolo delle trattative future progetti per tutti e non solo per molti, non arretra di un centimetro nello sbottonare la vicenda migranti come una vicenda criminosa che ha visto il tintinnio delle manette con l'operazione Sabr. La Bellanova ha un'idea chiara: riaprire boncuri, perché è stata un'esperienza lodevole, si commuove la Bellanova , tipico atteggiamento di chi crede in quello che dice.
La Kyenge finalmente prende la parola , è lucida, pacata, composta. Ringrazia per l'accoglienza riservata a lei , sottolinea con un fare tipico di chi ti aspetta al varco, che a lei sono bastati quei pochi minuti al campo migranti per capire che accoglienza non è la stessa cosa di integrazione e che la stessa integrazione passa attraverso le mani laboriose di tutti, italiani e stranieri.
È umile Cécile Kyenge quando ammette di essere da sola ma che come lei tutti noi abbiamo un dovere che è quello di portare sulla buona strada la missione affidatale .
Solo attraverso lo scambio reciproco si potrà vedere la luce del sole in fondo al tunnel della vergogna. Si lega al dito la promessa di ritornare a Nardò per verificare la situazione dei migranti e lo fa con il tono di chi non deve far sconti a nessuno.
Ora i migranti, gli invisibili di Nardò sono un caso nazionale, le luci non si spegneranno e la solidarietà di alcuni deve diventare il dovere di tutti. Dopo anni di dure battaglie ancora molto c'è da fare, serve un progetto definitivo che nella prossima estate dovrà essere messo in pratica. Il buon modello della masseria boncuri deve diventare una realtà definitiva. Non dovremo più sentire parlare di emergenza ma di soluzione definitiva ad una ferita che pesa sulle coscienze di molti.
Giordano Greco
















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