NARDO' - L'emergenza sanitaria e di degrado umano e sociale che ha motivato lo sgombero della ex falegnameria di contrada Serrazze a Nardò è l'ennesimo segnale dell'incapacità assoluta di gestire una situazione ben nota che si ripete ogni anno e perdura da molto, troppo tempo. Il silenzio della regione Puglia e l'ignoranza del comune di Nardò nel caso dei lavoratori migranti nelle campagne neretine.
Forse l'arrivo del Ministro per l'integrazione Cecile Kyenge a Nardò è stata l'occasione per dare luce a una vicenda fatta di tante ombre ma soprattutto per ribadire l'inefficienza delle amministrazioni locali rispetto alla soluzione del problema.
In primis sono da ricordare le responsabilità della Regione Puglia, che al di là dei proclami sull' integrazione ed accoglienza degli immigrati, non ha mai coordinato e predisposto alcuna attività di accompagnamento della popolazione immigrata residente a Nardò nel periodo della raccolta stagionale di angurie o pomodori, un'attività che sarebbe servita per far emergere dagli abissi dello sfruttamento e del degrado igienico sanitario decine e decine di persone.
Né la negativa ribalta nazionale è riuscita, negli ultimi due anni, a suggerire azioni adeguate alla gravità del caso. Al silenzio della Regione, si aggiungono le iniziative dell'amministrazione comunale, vittima di contraddizioni politiche e segnata da una mancanza di strategia inaccettabile. Amministrazione in balia di se stessa e della sua ignoranza rispetto alle misure di finanziamento europeo mirate all'integrazione.
Quest'anno si è avviato il campo di accoglienza di Scianne; è un tentativo, anche se pare non riuscito, di affrontare il problema, ma se il Sindaco ed i suoi assessori non fossero concentrati su equilibri e giochi di potere e per buona parte del tempo fosse attivo al Comune di Nardò un ufficio Europa, forse avrebbero notizia che esiste un Fondo Europeo per l'Integrazione dei cittadini dei Paesi Terzi ed altri programmi predisposti appositamente per favorire processi di integrazione sociale ai quali l'Europa guarda da tempo e dai quali non può sottrarsi. Si tratta di strumenti finanziari utili a rafforzare i processi occupazionali , a tutelare le condizioni di lavoro e a combattere le discriminazioni. Tutto quello che serve a Nardò e dintorni e naturalmente nessuno ha pensato di richiamare ed attivare.
Forse a Nardò qualcuno dovrebbe prendere coscienza che l'Unione Europea ha gli strumenti per dare un aiuto ma bisogna almeno chiederlo.
















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