LECCE - "Non eravamo pronti ad affrontare la riforma": è arrabbiato il responsabile territoriale dell’Oua, il neritino Giuseppe Bonsegna.
A poche ore dall’entrata in vigore del Decreto Ministeriale che ridisegna la geografia giudiziaria, tra i corridoi del Palazzo di viale De Pietro è caos.
Ci sono centinaia di fascicoli da sistemare ed una sessantina di dipendenti delle sedi di Galatina e Campi Salentina da assegnare a cancellerie e servizi leccesi, tra il settore penale e quello civile.
Certo, l’astensione indetta dalla Camera Penale (che andrà avanti fino al 20 settembre prossimo), con il rinvio della stragrande maggioranza delle udienze, ha permesso di contenere la situazione. Ma dalla settimana prossima le udienze riprenderanno regolarmente e i problemi, senza dubbio, si moltiplicheranno. Ne sono convinti tutti. Dal presidente del Tribunale Mario Benfatto, al presidente dell’Ordine degli avvocati di Lecce Raffaele Fatano.
«I problemi seri sono due - spiega il giudice Roberto Tanisi, della giunta della Anm - e riguardano personale e logistica. Dal punto di vista del personale, logica vorrebbe che venisse qui, a Lecce, il personale che faceva penale nelle sezioni distaccate. D’altronde, se i fascicoli delle sezioni arrivano qui, anche il personale che li trattava dovrebbe farlo. Ma al momento così non è, e questo creerà certamente un disservizio. Poi c'è la logistica. Il sesto piano del palazzo di giustizia è assolutamente insufficiente a contenere tutti: fascicoli e personale. Noi ci stiamo stringendo al massimo. Ci sono uffici in cui sono state ammassate in spazi ridottissimi le scrivanie riservate a due colleghi. Faremo di tutto per far funzionare la sezione. Ma quando tutti i dipendenti e tutte le carte arriveranno a Lecce, potremo avere il polso reale della situazione. Intanto il presidente della Corte d’Appello Mario Buffa ci ha messo a disposizione ulteriori aule per celebrare le udienze. In questa fase è difficile fare previsioni».
«Non eravamo pronti ad affrontare la riforma - tuona il responsabile territoriale dell’Oua, Giuseppe Bonsegna - Non vi sono gli spazi per le udienze, così come si facevano in tutte le sezioni distaccate. Assisteremo a rinvii di un anno, un anno e mezzo, quando invece eravamo abituati a fare le udienze a distanza di 2, 3 mesi l’una dall’altra».
Oltre a pile di fascicoli, finite sulle scrivanie dei giudici, piuttosto che sugli scaffali nei corridoi, o negli uffici che ora sono stati adibiti ad archivi, ieri mattina alle 9, era già lunga la fila dei dipendenti delle sedi soppresse che, al quarto piano del palazzo, attendevano di essere assegnati agli uffici, dal dirigente amministrativo Enrico Piccinno. «Sul piano del personale la situazione è - ha spiegato il dirigente - almeno per il momento, risolta. Con gli ordini di servizio che ho firmato, ho cercato di accontentare le esigenze lavorative, familiari e di salute di tutta la sessantina di dipendenti che si sono riversati a Lecce, anche sulla base di quanto è stato evidenziato nel corso dell’incontro con i sindacati che si è tenuto martedì scorso. Secondo il decreto Severino, le sezioni soppresse ma che rimarranno aperte come sezioni accorpanti sono quelle di Maglie e Nardò. Maglie assorbirà Tricase; Nardò assorbirà Gallipoli e Casarano. Per quest’ultima sezione distaccata la questione è ancora aperta davanti al Tar, che ha concesso la sospensiva.
Le sezioni di Campi e Galatina, invece, saranno chiuse e si riverseranno completamente a Lecce, fascicoli e personale. Questo per quanto riguarda il settore civile e i processi incardinati fino al 13 settembre. Il settore penale di tutta la provincia si riverserà completamente nel capoluogo». Intanto, però, sono in tanti che si preparano a protestare. Il segretario regionale della Confsal- Unsa Giovanni Rizzo fa sapere che le assemblee ed i sit in sono rinviati alla prossima settimana.
L’attuazione della riforma ha creato molto malcontento. Della sua necessità, in ogni caso, ne sono convinti in molti, come il presidente della Camera Penale di Lecce, Francesco Vergine.
E in ogni caso, c'è poco da fare, anche perché «oramai è stato deciso - chiude il decano dell’avvvocatura leccese Pasquale Corleto - non penso proprio che il ministro Anna Maria Cancellieri abbia intenzione di tornare sui suoi passi».
















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