NARDO' - Da giorni, non si parla d’altro se non del Piano paesaggistico territoriale varato dalla Regione.
L’attenzione è focalizzata sugli effetti del Piano nei singoli Comuni e sulle iniziative per porre rimedio alle classificazioni delle aree non rispondenti al reale stato dei luoghi ed alle misure di salvaguardia che interessano i nuovi progetti e quelli in corso di istruttoria.
Ora, com’è noto la Regione ha adottato il Piano nel mese di agosto ed ha stabilito che entro e non oltre il 6 novembre gli interessati possono presentare delle osservazioni.
La maggiori preoccupazioni sono derivate dalle misure di salvaguardia. L’art. 105 delle norme tecniche, infatti, vieta da subito ogni intervento in contrasto con le previsioni del Piano. Da questo divieto sono esclusi solo “gli interventi previsti dai Piani urbanistici esecutivi/attuativi e le opere pubbliche che, alla data di adozione del PPTR, abbiano già ottenuto i pareri paesaggistici a norma del PUTT/P e/o che siano stati parzialmente eseguiti”; viceversa, tutti gli altri progetti (nuovi o in corso di istruttoria) e le istanza di rilascio di autorizzazione paesaggistica devono essere sottoposti al vaglio del P.P.T.R..
Diverse le critiche mosse, da più parti, al Piano Regionale.
La prima, è quella per cui il Piano sarebbe stato formato senza un adeguato coinvolgimento degli Enti locali, in contrasto, peraltro, con i principi di pianificazione partecipata dell’art. 2, co. 4, della L.R. n 20/2009, secondo cui la Regione è tenuta ad inviare gli elaborati e le cartografie del Piano adottato a tutti i Comuni interessati.
Il P.P.T.R., inoltre, rimette in discussione le perimetrazioni comunali dei territori costruiti del P.U.T.T., stabilendo che sono fatte salve solo le perimetrazioni che hanno ottenuto l’attestato di coerenza dalla Regione, mentre sono sottoposte al P.P.T.R. quelle già approvate per il decorso del termine assegnato alla Regione per eventuali rilievi. In tal modo, il P.P.T.R. si pone in contrasto con quanto già stabilito dal TAR Lecce (sentenza 1558/2012), che ha evidenziato la legittimità e validità delle perimetrazioni approvate con quest’ultima modalità.
A ciò si aggiunga che, talvolta, le tavole del P.P.T.R. non corrispondono al reale stato dei luoghi, classificando le zone di espansione come “prati e pascoli naturali”. Quale l’intento? costringere i Comuni ad elaborare i Piani urbanistici generali. Chiaro, infatti, il messaggio della Regione: per ora blocco l’espansione edilizia, classificando l’area come pascolo o prato; ne riparliamo, quando il Comune avrà finalmente deciso di dotarsi di un piano urbanistico generale.
Tuttavia, questo modus operandi appare lesivo dei principi vigenti in materia di pianificazione urbanistica, basati sulla partecipazione non solo dei privati, ma anche delle Amministrazioni, a cui peraltro la stessa Regione, con la L.R. n. 20/2001, ha devoluto il potere di pianificazione urbanistica: infatti, non si può certo paralizzare sine die l’attività edilizia per le inadempienze dei Comuni; forse sarebbe stato più opportuno dotarli delle risorse tecniche e finanziarie necessarie per elaborare i P.U.G., introducendo, altresì, dei meccanismi sanzionatori a carico di quelli che, poi, omettono colpevolmente di dotare il proprio territorio di moderni strumenti di pianificazione.
La circolare pubblicata nei giorni scorsi ha dipanato alcune ombre, stabilendo, ad esempio, delle corsie preferenziali per i Comuni virtuosi, che hanno già adeguato il proprio strumento urbanistico generale al P.U.T.T./P.; tra questi, purtroppo, non rientra il Comune di Nardò, che non solo non ha ancora avviato l’iter per il P.U.G., ma non ha nemmeno adeguato l’attuale P.R.G. alla normativa di tutela paesaggistica del PUTT/P: il territorio di Nardò, pertanto, deve affrontare immediatamente le problematiche connesse al P.P.T.R.
In ogni caso, al di là delle critiche, condivisibili o meno, il P.P.T.R. è stato adottato e pubblicato e, quindi, è inevitabile confrontarsi con questo nuovo strumento di pianificazione.
E dunque, innanzitutto, è opportuno verificare cosa prevede nei territori interessati; nel caso in cui introduce dei vincoli pregiudizievoli o uno stato dei luoghi non rispondente a quello reale, è necessario presentare delle osservazioni (entro il 6 novembre).
E’, altresì, opportuno impugnare la delibera di adozione del Piano innanzi al TAR: difficilmente, infatti, la Regione riuscirà a riscontrare in tempi brevi le molteplici osservazioni che saranno presentate dagli interessati. Fino ad allora, resteranno in vigore la delibera di adozione e, soprattutto, le misure di salvaguardia innanzi riferite. Impugnandole entro i termini di legge, v’è la possibilità di vederle annullare senza attendere il riscontro, da parte della Regione, delle osservazioni.
Certo è che le prospettive per il territorio non appaiono rosee, anche alla luce della deficitaria situazione economica già subita dal nostro Paese.
Avv. Paolo Gaballo
















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