NARDO' - Due politici di Nardò, Mino Natalizio e Paolo Maccagnano, scrivono all’Agenzia regionale di protezione ambientale per conoscere la qualità delle acque del Canale Asso. E i risultati fanno male: lo stato di salute del torrente - che attraversa mezza provincia e fa confluire nel recapito finale della vora delle Colucce le acque di 18 Comuni – è pessimo.
Nel canale, infatti, non finiscono solo le acque piovane e di raccolta delle città attraversate ma anche i reflui, per così dire depurati, dagli impianti consortili di Maglie, Copertino e di Galatone e Seclì.
La risposta porta la firma del direttore scientifico Massimo Blonda, del dirigente dell’Uoc “Ambienti Naturali” Vito Perrino, del dirigente ambientale Nicola Ungaro e del direttore generale della stessa Arap, il professor Giorgio Assennato: «è stata impietosa – dicono i due - perché, tra l’altro, riporta che nell’ambito del “monitoraggio qualitativo e quantitativo dei corpi idrici superficiali della Regione Puglia” lo stato di qualità del Torrente Asso è risultato “c attivo”, quindi inquinato, per il periodo di riferimento 2010-2011 e che, seppur in via ufficiosa, perché i dati del monitoraggio devono ancora essere validati dalla Regione, la stessa classificazione è stata confermata anche per il periodo di monitoraggio aprile 2012-marzo 2013».
Insomma, questo fiume d’acqua fa male alla falda ma ancor di peggio succederà se l’Asso dovesse incidere sugli effetti dello scarico nel mare di Torre Inserraglio dei reflui di Nardò e Porto Cesareo. Seppure in mancanza della cosiddetta “prova del nove”, infatti, gli esperti della materia, anche in base a studi condotti dal Cnr - Istituto di Ricerca delle Acque, ipotizzano che le acque meteoriche e i reflui fognari “inghiottiti” dalla vora delle Colucce possano sfociare nel tratto di mare tra Portoselvaggio e S. Isidoro interessando quindi anche Torre Inserraglio.
«Tale circostanza – dicono i due - non farebbe che appesantire, attraverso il principio degli “effetti cumulativi”, una pressione antropica, a parer nostro, insostenibile per quel tratto di mare ai limiti dell’Area marina protetta, e non solo. Se si dovesse dar corso al progetto di convogliare nella stessa zona i reflui fognari di Nardò e Porto Cesareo che, nel periodo turistico, sommano presenze superiori alle 400mila persone, si potrebbero concentrare nello stesso posto gli scarichi di gran parte dei depuratori della provincia».
Le speranze? Riposte nella sensibilità dell’assessore regionale Angela Barbanente affinché, in base al “principio di precauzione” che l’Europa impone di seguire in casi come questo, e per le stesse motivazioni che l’hanno portata a varare il Piano paesaggistico regionale, si impegni a rivedere il famigerato progetto di collettamento dei reflui di Porto Cesareo a quelli di Nardò.
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Si trasmette in allegato la lettera (ECCOLA DA SCARICARE) inviata dai sottoscritti al Vicepresidente della Giunta Regionale Prof.ssa Angela Barbanente con cui si chiede un Suo intervento per il superamento delle criticità del Torrente Asso emerse dal monitoraggio dell'ARPA Puglia che, come noto, ha evidenziato il "cattivo" stato di qualità delle acque dell'Asso stesso.
Intanto, allo scopo, l'Assessore Barbanente potrebbe destinare parte delle risorse (117.500 euro) assegnate alla Regione Puglia (Delibera di Giunta Regionale n. 1795 del 01/10/2013 pubblicata sul Boll. Ufficiale della Regione Puglia n. 138 del 23/10/2013) per attività di Monitoraggio ai fini della tutela e del risanamento del suolo e sottosuolo ai fini della tutela delle acque dall'inquinamento di cui all'art. 170 c.9 del D.Lgs. 152/2006.
Questo ai fini di un'accurata indagine della qualità delle acque che dalla Vora delle Colucce (inghiottitoio naturale che funge da recapito finale del Torrente Asso) finiscono nel sottosuolo alimentando la falda e probabilmente le risorgive lungo la costa che va da Portoselvaggio a S. Isidoro.
Noi x Nardò
Mino Natalizio - coordinatore
Paolo Maccagnano - consigliere comunale
















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