GALLIPOLI - Un innovativo "Trauma center" arriva nella struttura diretta da un neritino, il direttore sanitario Bruno Falzea. Così l'ospedale gallipolino sale ancora di livello e qualità ed i suoi servizi dovrebbero integrarsi con quelli dell'ex nosocomio di Nardò. Ma succederà davvero? Ecco, intanto, il virgolettato del presidente Nichi.
“Sappiamo quanto sia importante far crescere in Puglia la cultura traumatologica e quanto sia necessario far nascere dei centri di riferimento regionali e l’attivazione di un Trauma center potrebbe essere una delle prossime realtà di riferimento del territorio pugliese. E lo dico perché non si tratta di fare "più uno" per ragioni campanilistiche. Noi parliamo spesso con l’assessore Gentile della realtà ospedaliera di Gallipoli, come di quella di Nardò, o di Lecce, Lucera o Altamura. Ma il discorso generale non è di come riempire un contenitore vuoto ma di come sia possibile arricchire il sistema sanitario pugliese articolando le sue specializzazioni in diversi territori, perché un ospedale di Gallipoli o di Altamura può essere realmente un presidio per l’intera Puglia se non per l’intero Mezzogiorno, solo se si esce dalla concezione campanilistica, localistica e malata, che non ci porterà mai da nessuna parte. Ma io non posso giocare con i repart, perché un reparto si smonta in un secondo, ma ci vogliono anni e anni per riattivarlo o rimontarlo. Bisogna avere il profilo della pianificazione regionale perché nella Puglia si possano vedere collocati, nei luoghi strategici, le offerte di salute migliore”.
“Noi abbiamo finito la traversata nel deserto e il peggio ormai è alle nostre spalle. E il peggio significa vivere e fare i conti con il razionamento delle risorse, essere obbligati in un anno a fare ciò che grandi regioni del Nord hanno fatto in dieci anni. Noi abbiamo fatto, a livello sanitario, in un anno quello che la regione Toscana ha fatto in un decennio, cioè chiudere 22 ospedali e tagliare 2mila 400 posti letto senza avere nel contempo le risorse per far partire subito l’alternativa e i servizi territoriali, quelli che potrebbero far capire da subito alle comunità colpite dai tagli dolorosi, che a volte, piuttosto di un piccolo e vecchio ospedale malandato che rischia di pregiudicare la riposta di salute, è molto meglio usufruire dell’efficienza immediata di un servizio territoriale serio o un piccolo poliambulatorio di terzo livello, o un’assistenza domiciliare ben organizzata".

















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Gent.mo direttore, le allego un bell'articolo del Corriere della Sera.
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