NARDO' - La manifestazione di protesta dei neretini “Nardò si veste di nero”, che si sta svolgendo in queste ore, ha riscosso un enorme successo, sicuramente unico nel suo genere per la Città di Nardò.
A fronte di rari ed isolati commenti negativi, abbiamo registrato, per la prima volta, che una categoria fin'ora sfilacciata ed isolata, come quella dei commercianti e degli artigiani di Nardò, ha amplificato,compatta più che mai, la voce della città, svelando la forza comunicativa delle proprie vetrine.
Certo tutti, a partire da noi - che di questa protesta spontanea siamo stati
umili promotori - sapevamo fin da principio che non può bastare, né servire, a
risolvere i problemi dei cittadini di Nardò e della categoria, che sono
complessi, articolati e troppo spesso sconosciuti alle istituzioni.
Nessuno ha mai pensato che bastasse oscurare le vetrine dei negozi per
cancellare, in tre giorni, come con un colpo di spugna, tasse e problemi
economici.
No, questo non basta. Ma è un inizio. Un segnale forte, il primo.
Adesso sta a tutti noi capire che unirsi è una necessità e trarre insegnamento
da questa manifestazione pacifica, civile, slegata da ogni iniziativa di
movimenti o partiti, educata e condivisa da tutti. Capire che quando siamo
compatti, possiamo far rumore, farci sentire, e dimostrare ai nostri
amministratori, neretini, leccesi,baresi, romani ed europei, che non possono,
né devono, trattare i cittadini come mucche da mungere a loro piacere.
Siamo lavoratori in una Repubblica fondata sul lavoro e per questo vogliamo
rispetto; vogliamo che siano rispettati i nostri sacrifici, i nostri
investimenti, il nostro esser parte del tessuto sociale e le nostre legittime
istanze; vogliamo rispetto per il nostro lavoro, che è a servizio di tutti,
così come noi rispettiamo la comunità e le istituzioni. Noi facciamo parte
della città. Le nostre vetrine sono anche il volto, la voce, della città.
Diciamo basta a tasse ingiuste ed insostenibili. Vogliamo continuare ad
illuminare la città con il nostro lavoro e pagare le tasse dovute, come abbiamo
sempre fatto, ma chiediamo che queste siano più eque e giuste e chiare!
Chiediamo che sia posta fine a questa pratica, ormai consolidata, delle
cartelle pazze, che ciclicamente riceviamo e che crea uno shock negativo sulla
cittadinanza.
Diciamo basta agli sprechi, che non possiamo più sopportare. Chiediamo una
austerity per le istituzioni, con la pubblicazione di tutte le spese, per
capire come vengono spesi i soldi dei cittadini.
Chiediamo un sostegno strategico alla Città, che negli ultimi decenni sembra
non aver tenuto il passo rispetto ad un Salento che pur si sforza, in un'Italia
già sofferente, di progredire.
Partecipiamo col lavoro quotidiano – fuori dalle ideologie, dalle
organizzazioni e dalle strumentalizzazioni – alle proteste nazionali contro il
caro-tasse, contro la stretta del credito, il fenomeno Equitalia ecc.ecc.;
diciamo basta alla scandalosa gestioni dei soldi pubblici,usati per vizi invece
che per servizi, per pensioni d'oro, vitalizi e stipendi d'oro, invece che per
il sostegno a favore del popolo, degli ultimi, dei giovani, delle scuole e
delle imprese. Diciamo basta all'industria dell'evasione, che vede lo Stato
indulgente e complice. Annunciamo che siamo pronti ad inscenare nuove e più
clamorose forme di protesta, per difendere il diritto di lavorare per vivere (e
non vivere per lavorare).
Chi ci amministra deve capire che, soprattutto dopo oggi, siamo un popolo, una
comunità; non siamo più né soli né isolati.
Siamo compatti e vogliamo un cambiamento.
Giuseppe Spenga, Agostino Indennitate e tutti gli operatori ed i cittadini di Nardò che hanno aderito alla protesta.
















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