NARDO' - "Non accade di frequente che si usino toni pacati e ragionevoli per rispondere a dichiarazioni apparse sulla stampa. Ciò è accaduto qualche giorno fa da parte di consiglieri e assessori di centro-sinistra, firmatari della nota del 22 gennaio scorso e va registrato positivamente".
Sarebbe però necessario, ai fini della auspicata “ ricostruzione della coalizione,” che gli errori commessi, da qualunque parte, uscissero dalla designazione generica e venissero individuati con il loro nome, in un costruttivo confronto, franco e a tutto campo, come condizione per superarli e quindi emendarsene.
Tuttavia, a proposito di “due piedi in una scarpa,” c’è un nodo politico dirimente che va sciolto. L’ex direttivo del P.D. alcuni mesi fa, a ridosso del congresso cittadino, pose l’accento su questo nodo che io stessa poi riproposi pubblicamente durante il congresso, quale luogo idoneo per avere risposte in merito che non sono mai venute.
Il problema è questo: è politicamente ed eticamente accettabile che si prenda la tessera del P.D., ma si continui a far parte delle civiche da cui si proviene senza aderire, come sarebbe ovvio, al gruppo consiliare di questo partito? Si tratta di una ambiguità su cui da subito si doveva fare chiarezza. Ne va della credibilità, dell’immagine e della serietà del partito stesso.
Mi stupisce che a tre mesi dal congresso, né il segretario provinciale, che pure conosce la situazione, abbia mosso un dito, né i tre consiglieri comunali del P.D. abbiano sentito il bisogno di porre questo problema, che è di sostanza e non di forma, chiedendone la soluzione.
Non lo dico polemicamente, ma come semplice constatazione dei fatti e con forte rammarico per un partito che, dalle nostre parti, è ancora in cerca d’autore. Con la sua sede puntualmente chiusa dopo il congresso, secondo un copione già visto, e la solita diatriba sui nomi. Non è cambiato nulla.
Onestamente io, in un partito così, non ci credo più.
Rina Calignano
















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