NARDO' - Gentile Direttore, interessante quanto difficile il dibattito acceso sul vostro portale a proposito dell'omicidio della compianta concittadina Renata Fonte.
Il prof. Mennonna da raffinato umanista qual e', in modo elegante respinge la divina pedata sollecitata da Don Ciotti ritenendola ingiusta ed immeritata dalla nostra citta'.
Con altrettanto garbo respinge la retorica ambientalista che da molti interpreti viene ascritta quale causa principale dell'omicidio Fonte.
Concordo nel ritenere ingeneroso e riduttivo ricondurre alla tutela di Portoselvaggio l'impegno politico e civile della nostra Renata, non era solo questo, ma di certo anche questo.
Dobbiamo intenderci sul significato della parola "Portoselvaggio", che e' carica di valore simbolico e certamente non include esclusivamente l'area cosi denominata, ma si estende semanticamente assorbendo l'habitat naturalistico e costiero dell'intero territorio neretino.
Allora, al di la' della verita' processuale sin qui emersa e che individua, fino a prova contraria, in modo certo mandanti e killers, sarebbe interessante condurre un indagine socio-economica-politica di quei tempi.
Allora scopriremmo che Renata era una donna scomoda a molti, perche' all'interno del suo partito bloccava le ambizioni di ignoranti caporali del consenso ed all'esterno rendeva difficile la realpolitik democristianosocialisteggiante, all'epoca (e non solo) imperante nella nostra citta'.
Quanto ai cd "professionisti di Renata" trovo anche io che la nostra concittadina tanto "scomoda" da viva possa essere tornata "comoda" da morta a qualcuno... O a molti! Di certo non a quelle figlie che si sono viste sottrarre il presidio principale della vita umana, l'amore di una mamma!
Ma la cosa che trovo storicamente ingiusta perche' contraria alla verita' storica sociologica e giudiziaria, e' questa diffusa tendenza di espungere quell'omicidio da una genesi riferibile ad un contesto mafioso, e di piu' di espungere la citta' dalla possibilita' di essere interessata a fenomeni di criminalita' organizzata, ieri come oggi, non concedendo neanche il beneficio del dubbio.
Niente di piu' falso, vero e' che la citta', si proprio la nostra, ha dato i Natali a molti degli esponenti di spicco della criminalita' organizzata pugliese, per esempio.
Il primo atto giudiziario in provincia di Lecce a riportare tra le righe il famigerato "art. 416 bis c.p.
Associazione a delinquere di stampo mafioso" in provincia di Lecce venne emanato a seguito di un duplice omicidio consumatosi a S. Caterina sul finire degli anni ottanta.
Sul finire degli anni ottanta e i primi anni novanta la citta' ha convissuto col terrore: omicidi, lupare bianche, gambizzazioni, lo stridore delle bombe, che facevano saltare con una sequenza temporale, quasi perfetta, il primo ed il terzo lunedi del mese gli esercizi commerciali, ci parlano di una comunita' , la nostra, non immune dal virus dell'illegalita' mafiosa.
La cultura del "minimalismo retorico" del "cosi fan tutti" del siamo un "paese tranquillo" costituisce l'humus in cui si insinua il malaffare e la criminalita' organizzata.
Purtroppo, qualche mese fa nella stessa aula consiliare, che anche io vorrei riportasse per sempre il nome di Renata, ho sentito ragionamenti ed elucubrazioni da molti (non tutti per fortuna) rappresentanti delle istituzioni a tutela della reputazione cittadina contro "i vili attacchi" di un altro che come don Ciotti, dalle colonne dell'espresso e dalla trasmissione televisiva "Che Tempo che fa" non fece mancare "una pedata" alla citta' di Nardo', questo qualcuno si chiama Roberto Saviano.
Tranquilli non si tratta di Di, ma certo che di mafia Roberto, come del resto Don Luigi, se ne intende e quella pedata, intanto la sua, fa ancora male!
Vincenzo Renna
















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