NARDO' - Tutto da leggere. E' il lessico della campagna elettorale. E, intanto, per alcuni candidati è già scattato l'allarme.
Un’espressione irresistibile in dialetto neritino che coglie il momento della campagna elettorale. Per i pochi lettori che hanno poca dimestichezza col dialetto di Nardò, l’espressione intende segnalare il fatto che un candidato (in questo caso si parla del candidato-sindaco, non dico quale), letteralmente “… non si trova nelle case”. Frase un po’ oscura, ascoltata nelle ultime settimane, ma che, coniugata con la competizione, vuol dire semplicemente che “quel” candidato non registra accettazione o favore nella propaganda porta a porta. Insomma, non si riesce a trovarlo.
Non nel senso che è nascosto da qualche parte, ma che non sarà votato. Meglio, non abbastanza da essere eletto sindaco. Forse un’indagine un po’ casereccia, ma che resta sempre efficace. Per la storia (contemporanea), la scoperta di un presunto scarso gradimento di “un” candidato-sindaco, a suo tempo fece prendere a un “pezzodanovanta” (*)la decisione di accasarsi altrove, presso un altro candidato-sindaco. Non dico chi, ma voi lo sapete. Ormai è certo, i cinque candidati sindaci si spartiranno la torta dei voti in prima battuta, ma se c’è una ragione per vivere ( e forse sopravvivere), è quella di poter assistere al ballottaggio e a quello che di (in)decente potrebbe succedere. E a quanti tra i lettori hanno l’abitudine di far caso a ogni loro dichiarazione, a quanto vanno dicendo in giro (a dire il vero, non si dannano l’anima; agiscono lentamente, credo anzi che pensino soltanto a contare i voti), i candidati sindaci, si consiglia di armarsi di penna e taccuino per poter poi verificare se hanno agito con coerenza. Se hanno spergiurato, se hanno sommamente peccato.
Da cronista, poi, vorrei dare un consiglio. A tutti. Di dire quello che vogliono (però, con qualche idea in testa), basta che non sia smaccato e strumentale il collegamento con la prossima competizione. Poi, di usare la stampa con parsimonia. Sempre per lo stesso motivo. Perché, poi, si corre il rischio del ridicolo. Come per la vicenda del cavalcaferrovia e dei vari interessamenti perché si realizzi. A mia memoria (avendo scritto negli ultimi tempi almeno una decina di articoli sull’argomento), sono trent’anni di promesse per liberare Nardò dall’accerchiamento (parliamo dei due passaggi a livello). Dire, pertanto (non vi dico da parte di chi), che ci si sta interessando …con tutte le proprie forze e che i lavori sulla Nardò-Galatone sono imminenti (anzi, dovevano già partire agli inizi di marzo; non si è però detto l’anno), suscita soltanto perplessità e distacco. Che poi il cavalcaferrovia si realizzi è nell’ordine delle cose. Chi vivrà vedrà. Il taglio del nastro. Poi è scoppiato il caso-piscina. Nel senso che si vorrebbe costruirla. Vero, non vero. Privata, semipubblica? Ma quando? C’è chi ha visto in questa iniziativa (Mellone) la solita iniziativa promozionale e di protagonismo da campagna elettorale (Risi). Ancora, secondo un consigliere regionale il grande ospedale (frutto della riforma) dovrebbe essere costruito proprio a Nardò. Che coincidenza! Come si vede, tutto …succede in campagna elettorale.
Lasciando da parte il sindaco uscente Risi (contro cui concorrono gli altri quattro), da parte degli sfidanti non si vedono molte frecce al loro arco. Nel senso di argomenti che possano colpire nel segno. Almeno sino ad ora. Credo che le maggiori difficoltà le abbiano due candidati sindaco (faccio i nomi): Vaglio e Maglio per ragioni evidenti. Che non è quella dell’assonanza. Il primo, per essere tornato in gara (ed era difficile davvero pensarlo) dopo ben tre mandati e dopo una “pausa di riflessione” che è sembrata più volte vicina al ritiro (i maligni dicono però di un accordo a doppia mandata con Risi al tempo del ballottaggio); il secondo per essere stato un importante assessore dell’amministrazione uscente ma che non riesce a marcare la differenza e il momento di rottura con Risi.
Insomma, gioca di rimessa, dando l’impressione di aspettare tempi migliori. Non si tratta qui di essere i guru della situazione, ma non è neanche normale che si ignorino regole fondamentali se bisogna ingraziarsi il possibile successo. Gli altri due candidati (Mellone e De Marco), dalla loro hanno una sorta di “verginità politica” che li porta ad andare avanti con buona disinvoltura. Come si dice, si tratta di politici che non debbono voltarsi all’indietro prima di intraprendere il loro cammino. E ho sentito anche questa curiosa frase necrofila: “non hanno scheletri nell’armadio”.
Ma che la politica a Nardò offra uno scenario di discreta confusione, lo vediamo anche dalla paradossale situazione in cui si è venuto a trovare il Partito Democratico sul referendum sulle trivelle del prossimo 17 aprile. A Nardò il PD appoggia il referendum (e, pertanto, la posizione di Emiliano), mentre Renzi spara ad alzo zero contro l’iniziativa, persino quando si trova all’estero. L’esito è tragicomico. Per il PD.
Per una volta lasciamo da parte le appartenenze e il 17 aprile andiamo a votare. Un semplice e convinto gesto volto a salvare il nostro mare.
(*) A suo tempo, sul giornale, venne riportato testualmente “pezzodanovanta”. Termine che evoca appartenenze e ambienti non proprio cristallini (ovviamente, restiamo nel campo della letteratura).
Dopo la virgola, veniva aggiunto: “con una dotazione di almeno Xcento voti”. La domanda: perbacco, da dove questo personaggio li prende?
LUIGI NANNI















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