NARDO' - E racconta di una tradizione la cui origine si perde nella notte dei tempi.
Ancor vige tradizione
recitar con devozione
nel dì dell’Assunzione,
per gli Orientali “Dormizione”
della Vergine Maria,
la Pura, Santa e Pia,
“Li Centu Cruci”, preghiera
tanto antica quanto vera,
origine e propagazione
dalla bizantina tradizione
Terra d’Otranto, Salento,
attesissima…un appuntamento.
In ore pomeridiane
anziani ed anziane
insieme si ritrovano
ed un Rito rinnovano.
Formula dialettale
in tal prece originale
ripetuta cento volte
con l’Ave Maria
altrettante volte,
il Rosario meditando,
due intere poste
sgranando.
Un segno di croce
ad ogni recitazione
di un tratto nodale
di tal prece originale
è fatto dall’orante;
bel gesto zelante.
Richiama alla mente
l’uso frequente,
tipico orientale,
di segnarsi, è rituale,
nei momenti di orazione
con fede e devozione.
“Pensa anima mia ca ha murire,
la valle di Josafat imu scire truare
e lu nimicu ‘nnanzi ndi ole issire.
Fermu nimicu!
No mi tantare e no mi ffindire
ca centu cruci mi fici ‘n vita mia
lu giurnu ti la Vergine Maria.
Mi li fici e mi li scrissi,
parte ti l’anima mia tu non d’abbisti.”
Forma cantilenar
per meglio assimilare
della preghiera il messaggio
e attuarlo con coraggio
nella vita quotidiana,
dal maligno ben lontana.
Piccole variazioni
nelle diverse espressioni
della formula dialettale
della prece originale,
da un Paese all’altro
son presenti,
ma nel contenuto
non cambiamenti.
“Li Centu Cruci”,
antica preghiera
con fede sincera
recitata e pregata
e al buon Dio affidata,
lo spirito fortifica,
la vita santifica,
pace nell’anima inonda,
nell’intimo è gioia profonda.
Oralmente tramandata,
un tempo raccomandata,
oggi la prece
dai giovani è ignorata,
da molti tralasciata.
L’avvento della modernità
ha trasformato la società,
costumi in evoluzione,
culti nuovi in azione.
Ornella De Benedittis















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