NARDO' - Caro direttore, quanto conta l’immagine che i politici offrono sui social?
Pochi mesi fa incontrai un simpatico signore, di ritorno da una città tedesca, dalla pronuncia ostica. Aveva trascorso lì 40anni per lavoro, e mi disse: “sono ritornato nel nostro paese solo perché ho un pezzo di terra, e poi qui sono sepolti i miei genitori. Ma di questa Italia non “digerisco” chi ci governa. Del sud poi non ti dico, non m’ha mai dato lavoro e ancora oggi, all’età di 75 anni, provo profondo disgusto verso tutti i politici di questo paese”. Apprezzai la critica, anche se agra e fragile.
Qualche giorno addietro l’ho rincontrato, e non posso dire che di lui ho avuto la stessa considerazione. Mi dice:
“ ...abbiamo un sindaco tuttofare, monta sulle ruspe e demolisce vecchi relitti che stavano in piedi da troppi anni…”; “… che bello quel toro con gli attributi,…ho votato la destra,…”; “… la trasmissione dell’altra sera su Rete4 ha demolito quei quattro fannulloni che prendono il reddito di cittadinanza…”.
Domanda: che cosa è accaduto nella mente, caduca, di quest’uomo, dopo neanche un anno, per subire una tale metamorfosi antropologica?
La risposta è presto data. Quest’idea, illusoria, è il prodotto dell’immagine che la politica “somministra” di sé, che si riflette in modo negativo sulla gente.
Prendiamo ad esempio la scritta che è campeggiata in questi giorni per la demolizione del Gerontocomio. Un motto di Filippo Tommaso Marinetti “impugnate i picconi, le scuri, i martelli…”. Accostata a quell’infausto evento, esibisce l’immagine (solo una foto) di “purificazione” dalla vecchia politica. E fa presa sugli elettori.
In pochi conoscono – ecco il punto dolente, male del nostro secolo - che Marinetti, l’artefice della corrente futurista, agli inizi del ‘900, diceva anche, “occorre chiudere i ponti con il passato, distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie e cantare le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa, glorificare la guerra — sola igiene del mondo —, il militarismo, il patriottismo, … le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”.
Con buona pace per chi oggi lo adula, Marinetti per dire certe cose o aveva perso il contatto con la realtà o aveva battuto la testa? Di sicuro sappiamo che era amante della velocità, e nel 1908 venne ripescato in un fossato, fuori Milano, in seguito a un banale incidente. Era uscito di strada con la sua Isotta Fraschini.
Adesso quest’uomo del ‘900 è “usato” per giustificare(?)la devastazione di un pezzo architettonico, (purtroppo non terminato) progettato dall’architetto Raffaele Panella. Un insigne professore con una limpidezza intellettuale fuori dall’ordinario. “…la città è al centro degli interessi di Panella. La città come urbs e la città come civitas, la città dell’architettura ma anche, prima ancora, la città dei cittadini, della comunità insediata”.
Come si può notare qui non si parla di devastazioni o di guerre che purificano, ma di edificare le città per i cittadini e per la comunità.
Ma questo non conta agli occhi dei più. A chi ha fatto ritorno al paesello, e guarda solo le immagini, senza sapere. Guarda lo scorrere di scatti, come può essere il mega manifesto elettoraleo la foto sui social, di un’autorità in sella su una ruspa, e mette tanti “mi piace” o commenta con dei cuoricini. Ormai il consenso, iniquo termometro del corpo elettorale, si misura solo con i like.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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