NARDO' - Caro direttore, quanti santi in paradiso si devono avere, per inserire un familiare presso una delle, poche, Rsa o Rssa della nostra provincia?
E come si può tacere davanti alla mercificazione dei posti-letto nelle Rsa, senza essere redarguiti a rimanere al nostro posto e “fare i figli?”
Vediamo cosa dicono le norme in materia:
“L'accesso nelle Strutture Sociosanitarie residenziali e semiresidenziali, dei pazienti residenti nell’ambito territoriale della ASL, avviene a cura del Distretto Socio Sanitario competente per residenza previa richiesta all'ufficio P.U.A. (Porta Unica d'Accesso) e previa valutazione da parte dell’Unità di Valutazione Multidimensionale (U.V.M.) da cui devono emergere, come fattori determinanti della scelta, il grado di non autosufficienza… “
La Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) per soggetti non autosufficienti (R.R. n. 4/2019) è istituita al fine di semplificare e rendere agevole l’accesso di persone non autosufficienti in strutture residenziali extra-ospedaliere e poter fruire di prestazioni socio-sanitarie, assistenziali, socio-riabilitative e tutelari. La RSA per soggetti non autosufficienti è articolata in:
a) RSA estensiva (anziani e demenze);
b) RSA di mantenimento (anziani e demenze).
Le strutture che prestano un’alta qualità dell’assistenza, in provincia di Lecce, sono pochissime.
Abbiamo 24.119 persone con più di 65 anni, in provincia, e un indice di vecchiaia, solo nel comune di Nardò, del 151,7%, rispetto alla media nazionale che è del 148%. L’incidenza di anziani soli è del 29,3%, sulla media nazionale del 27%.
Un anziano non autosufficiente, che ha necessità di essere collocato in una Rsa, e che risponde a tutti i requisiti per essere ricoverato (adesso gli esperti si riempiono la bocca, amano dire, con il “setting”) in una di queste strutture sanitarie, quanto deve attendere?
Qual’è il ruolo dell’Ufficio Pua e delle direzioni dei distretti socio-sanitari?
E perché la retta mensile che si deve pagare, per far assistere un familiare, è così alta?
E prima ancora, per quale ragione la gestione e il controllo dei posti-letto per accogliere un anziano in Rsa (sia in estensiva che per mantenimento) deve competere, esclusivamente, alle direzioni delle stesse residenze?
Considerato che la normativa recita tutt'altro.
Si badi bene, sono strutture accreditate, che godono di fiducia, dalla ASL, dai Distretti Socio-Sanitari e dunque dalla Regione. Ma gli enti pubblici non hanno nessuna voce in capitolo, se non quella di corrispondere più della metà della retta mensile per l’anziano ricoverato.
È impossibile che di fronte ai bisogni di salute di un genitore, malato e bisognoso di cure, si possa assistere, inermi, ad un “balletto” indecente di posti-letto che vengono occupati, senza conoscerne le priorità. O meglio, senza sapere realmente chi per primo ne ha diritto, ad occupare quel posto una volta che si è reso disponibile.
In questi contesti di disordine, se poi si critica, si viene rimproverati a stare al nostro posto e “fare i figli”?
Questo settore sanitario, gestito da privati, per quale motivo è poco “esplorato”.
C’è o no un numero, considerevole, di persone bisognose che attendono, mesi e mesi, prima di entrare, a fronte di una carenza, atavica, di posti-letto in Rsa ed Rssa convenzionate e contrattualizzate?
Quindi, se almeno un santo in paradiso non ce l’abbiamo, rimaniamo fuori.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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