NARDO' - Caro direttore, ma il prof. Carmelo Russo in quale Italia ha vissuto finora?
Pur conoscendo come la pensa, politicamente, il prof. Russo in questa mia cercherò, con non poca fatica, di tralasciarlo.
In una recente lettera, da Lei pubblicata sul suo portale, il prof. Russo scrive scandalizzato per il gesto di un presentatore (?) presente sul palco della Notte della Taranta che si è svolta a Nardò.
A suo dire, del prof, questo signore avrebbe mimato il gesto sacro, come critica verso un vescovo dell’epoca che difendeva i proprietari terrieri e non i contadini.
Ma guardate che avvenimento inaspettato!
Queste espressioni linguistiche (assolutamente legittime, a differenza di chi da sempre “pontifica” e censura i dissidenti come il sottoscritto) oltre a non essere sincere, parlerei di arroganti.
E mi spiego:
Forse è una novità il fatto che la chiesa cattolica in special modo durante la dittatura fascista quando si trattava di prendere posizione contro la violenza brutale dello Stato contro la sinistra, il movimento operaio, i movimenti democratici, le minoranze etniche e religiose, nulla di tutto questo smuoveva la salda alleanza tra Chiesa e Stato, nonostante la quantità e la durezza dei crimini commessi che andavano, secondo i principi “celesti” della Bibbia, contro la morale cristiana?
Per caso scopriamo solo oggi che la contropartita a questa impunità morale dello Stato italiano è la letterale impunità giuridica del clero cattolico nei confronti della legge italiana, che non persegue preti e vescovi con le stesse modalità con cui è applicata a un qualunque cittadino italiano – fermo restando che la giustizia non è mai “uguale per tutti” finché alcuni hanno il potere economico e politico di influenzare e deviare qualsiasi principio di democrazia e giustizia nell’esercizio della legge?
Vorrei gentilmente, con il suo permesso direttore, citare Umberto Santino, per completare il mio pensiero.
Tratto da un articolo comparso su “Centro Siciliano di documentazione Giuseppe Impastato”.
“Nell’oltre mezzo secolo che vide la contrapposizione tra il movimento contadino, le forze politiche di sinistra e i proprietari terrieri e i mafiosi, dall’ultimo decennio del XIX secolo agli anni ’50 del XX, la Chiesa è stata, quasi unanimemente, dalla parte di chi deteneva il potere, considerando quelle lotte, in nome del socialismo e del comunismo, un grave attentato all’assetto socio-politico in cui era pienamente inserita”.
“Durante i Fasci siciliani, l’unica voce che in un primo momento mostrò di comprendere “le ragioni del malcontento popolare” fu quella del vescovo di Caltanissetta Guttadauro che in una lettera pastorale dell’ottobre 1893 scriveva: “Le ragioni del malcontento esistono e non si possono dissimulare. Il ricco per lo più abusa delle necessità del povero, che viene costretto a vivere di fatica, di stento, di disinganno”. Il vescovo invitava i parroci a reclamare presso i proprietari e i gabelloti, direttamente o indirettamente legati alla mafia, perché si ristabilisse la giustizia e l’equità nei contratti, la giusta proporzione tra il lavoro e il capitale, venisse diviso equamente il raccolto, si desse ai lavoratori la giusta mercede, cessasse l’usura. Ma successivamente, nel febbraio del 1894, quando la parabola dei Fasci siciliani si era chiusa nel sangue (108 morti in un anno), per l’azione congiunta dei campieri mafiosi e dei militari inviati da Crispi, monsignor Guttadauro muta registro e si unisce al coro dei prelati che scagliano fulmini contro i Fasci: le plebi sono state illuse da istigatori malvagi e da ree dottrine, come il socialismo e la massoneria. Il vescovo di Noto propone di rinchiudere “caritatevolmente” i socialisti in manicomio e definisce “stoltizia” l’aspirazione a ordinamenti democratici e a un’equa distribuzione dei beni. Il cardinale arcivescovo di Palermo tuona contro i “mestatori anarchici e socialisti” e riceve nel palazzo arcivescovile il generale massacratore Morra di Lavriano che lo ringrazia per la pubblicazione della sua pastorale”.
Bastano e avanzano queste attente valutazioni, non miei ovvio, per dire al prof. Russo che prima di scandalizzarsi per una legittima parodia anticlericale, al suo posto mi sarei scandalizzato per tutte quelle millenarie volte che vescovi e clero (i preti non sono tutti uguali nell’esercizio delle loro funzioni) hanno appoggiato, ed incensato, con vergognosa adorazione, il potere politico dominante, in tutte le epoche storiche, contro l’emancipazione dei popoli.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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