Caro direttore, «Mi dispiace, ma io so' io e voi non siete un cazzo!»
Gli ausiliari del traffico e i vigili “randellano” i cittadini neritini, multando e sanzionando; la polizia e i carabinieri fermano, per controlli, a tutte le ore; ci sono ispezioni nelle marine e in città per reprimere gli indisciplinati, e c’è invece chi se ne va in giro e non gliene frega nulla di leggi e regolamenti stradali. Della serie “io so io…”
Qualche giorno fa, mentre percorrevo zona Cenate, mi precedeva un’auto con stereo a palla, e il tizio era intento a parlare al cellulare. Ho considerato che lo sconosciuto fosse il solito rozzo ed incivile, refrattario all’ordinamento giudiziario. Ma la cosa inaspettata è stata questa: quando il tale ha svoltato a sinistra, per intraprendere un’altra strada, ho visto che era un conosciuto politico di Nardò.
Sono rimasto a dir poco allibito!
Se un amministratore comunale, che dovrebbe dare prova di moralità, integrità e serietà, assume queste condotte i cittadini che assistono a, come chiamarle, siffatte “smargiassate di superiorità” cosa devono pensare?
Se un assessore può, lo possiamo fare anche noi? Infatti, non sono pochi coloro che parlano al cellulare, mentre guidano, e usano musica ad alto volume. Mettendo in pericolo la propria vita e quella degli altri.
La legge, in era Mello-Meloniana, vale anche per gli amministratori pubblici che commettono illeciti, civili e penali, ovvero possono fare ciò che vogliono?
A questo punto mi rifaccio all’ottima analisi esposta da Maurizio Leuzzi, quando dice che questi signori si sentono “padroni della macchina amministrativa” e, aggiungo io, padroni della città di Nardò. Continua Leuzzi, “questa non è amministrazione, questa non è più Comunità!!!”
Dobbiamo, tristemente, concludere che è stata creata una società sulla falsa riga della celebre frase pronunciata dal Marchese Onofrio del Grillo, magistralmente interpretato dal grandissimo Alberto Sordi, che trovava la sua fonte poetica nel sonetto “Li soprani der monno vecchio” di Gioacchino Belli,
«Mi dispiace, ma io so' io e voi non siete un cazzo!»
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente
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