Caro direttore, che cosa deve accadere ancora a Nardò, e in tutta Italia, perché tutti gli “antifascisti” denuncino e manifestino contro lo stato di cose presente?
Vorrei replicare a Vincenzo Renna, che dalle colonne di un periodico online ha scritto che la manifestazione antifascista dell’11 gennaio u.s., che si è svolta a Nardò, è servita da megafono e ha dato visibilità, ha amplificato l’evento alla Biblioteca di un’organizzazione neofascista.
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Renna non discute sulla necessaria legittimità morale della protesta, ma siccome si è trattato di un caso marginale, poteva essere evitato – dagli antifascisti - di trasformarlo da fatto locale secondario, in caso nazionale.
Mi dispiace ma non sono per nulla d’accordo!
Ci sono fatti e circostanze che devono allarmare tutte e tutti, i sinceri democratici e gli antifascisti.
I segnali che si stava ritornando ad un sistema politico antidemocratico, di destra estrema, c’erano da almeno vent’anni a questa parte. E la sinistra ha lasciato fare al caso. Non ci si è mossi in tempo per informare l’opinione pubblica di ciò che stava accadendo. Anzi, in molti contesti la sinistra moderata ha creato le condizioni per sdoganare i fascisti, che nel frattempo si sono nascosti in mille sigle e formule politiche.
Quante volte, a partire dagli anni ’90 ad oggi, si è detto che il fenomeno neofascista si stava riaffacciando pericolosamente, e rialzava la testa? E la sinistra, quella moderata e salottiera, ha sempre fatto finta di niente.
Quante volte è stato denunciato che, un po' alla volta, molti esponenti della sinistra e i radicali hanno accettato di dialogare con personaggi dell’estrema destra fascista legati, direttamente o indirettamente, all’Msi? Rammento Marco Pannella, oggi eroicamente osannato, che è stato uno dei leader politici che per primo ha aperto il dialogo e legittimato i fascisti. Luciano Violante, che ha insisto per anni affinché ci fosse una pacificazione con i fascisti, aprendo così la strada ad un volgare revisionismo storico.
La scuola, il mancato insegnamento della storia del fascismo assume una caratteristica particolare. Andiamo ai giovani, caro Vincenzo, e chiediamo se sanno qualcosa sui crimini della “repubblichina di Salò”.
Oppure parliamo delle testate giornalistiche, dei grandi giornali, che per decenni hanno ossessivamente ripetuto insinuazioni sulla Resistenza, e presentato la strage delle Fosse Ardeatine o l’attentato di Via Rasella con una versione che tendeva a scaricare le colpe dei nazisti sui combattenti della libertà. Il presidente del senato, seconda carica dello stato, ha dichiarato, “in via Rasella sono stati colpiti una banda musicale di pensionati”.
Il presidente del consiglio (sic) l’anno scorso il giorno del ricordo ha commemorato i morti delle foibe a Basovizza, con trionfale esercizio di retorica nazionalista. Ma come mai ha “dimenticato” gli antifascisti della Risiera di San Sabba?
Quante volte è stato annunciato (ma mai nessun governo l’ha fatto davvero) che tutte le organizzazioni neofasciste che ogni anno si radunano ad Acca Larentia con saluti romani e grido di “presente”, rivolti al cielo, dovevano essere sciolte? Lo prevede la Costituzione Repubblicana!
A Vincenzo Renna non c’è bisogno che ricordi chi è il giornalista Paolo Berizzi, sotto scorta da sei anni solo perché ha scritto articoli e libri di denuncia contro i neofascisti o, come dice lui stesso, i criptofascisti nascosti in mille organizzazioni e associazioni. Se una giornalista vive sotto scorta perché esercita un diritto costituzionale, che è quello di informare la gente sui pericoli insiti nella nostra società, e viene minacciato di morte, ciò vuol dire che siamo in una situazione di pericolo per la democrazia.
Se l’Onu in questi giorni ha lanciato l’allarme per il DDL sicurezza, in discussione al senato, è il caso o no di preoccuparci e manifestare contro uno strumento legislativo securitario che impedisce e reprime il dissenso nelle piazze?
Umberto Eco diceva, “tocca a noi smascherare i nuovi fascismi. Tocca a noi denunciare. Tocca a noi riconoscere queste forme nuove di fascismo anche quando si esprimono con modalità nuove, larvate, subdole, spesso difficili da riconoscere”.
Siamo o no l’unica democrazia in Europa dove al governo del paese ci sono gli eredi del fascismo? Persone che manifestano la loro allergia a tutto ciò che sa di antifascismo, la radice da cui nasce la nostra Repubblica. Come del resto gli stessi discorsi d’odio, degli esponenti governativi, di intolleranza, razzismo e xenofobia che oggi ritornano modificati, in molti casi bonificati e per questo più pericolosi.
Questo esecutivo sta smontando lo stato democratico, con il premierato, le riforme sull’autonomia differenziata e il ddl sicurezza. Per non parlare degli attacchi diretti alla Magistratura, e agli insegnati democratici ed antifascisti.
Caro Vincenzo, visto lo schifo ed orrore, che si sta compiendo sotto i nostri, secondo te come possiamo prenderci “il lusso” di stare zitti e tacere?
Perché, come tu dici, “la vera sfida per il futuro sarà quella di trovare un equilibrio tra la necessaria opposizione alle derive antidemocratiche e l’esigenza di non trasformare eventi marginali in fenomeni mediatici di portata nazionale, facendo partire in automatico la grancassa dell’antifascismo, con i rischi e gli effetti collaterali che si sono evidenziati”.
Vorrei capire come è possibile assistere senza fare nulla a queste trionfali manifestazioni neofasciste:
con dei soggetti che si appropriano di nostri spazi culturali, che vengono aiutati, accreditati, incoraggiati e patrocinati dalle istituzioni come si può non manifestare contro per “non produrre una sorta di eterogenesi dei fini”?
Il compito di oggi di coloro che non accettano lo stato di cose presente è quello di opporsi e manifestare il proprio dissenso, e non di essere indifferenti e far finta che nulla stia accadendo per non dare risonanza o megafono ai neofascisti.
Alimenti mi chiedo, cosa deve accadere ancora a Nardò, e in tutta Italia, perché tutti gli “antifascisti” denuncino e manifestino contro lo stato di cose presente?
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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